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Sassari

Servizi sociali a Sassari, spese da record ma i soldi non arrivano

di Gabriella Grimaldi
Servizi sociali a Sassari, spese da record ma i soldi non arrivano

Il Comune dovrebbe distribuire 18 milioni all’anno alle persone con disabilità gravi: in ritardo i finanziamenti regionali

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SASSARI. Oltre 18 milioni di euro è la cifra che, tra finanziamenti regionali e fondi del Comune, ogni anno viene assorbita dai Servizi sociali. Un dato che posiziona Sassari fra le prime città italiane come spesa pro capite per le necessità di assistenza e cura rivolte a persone con problemi di disabilità e disagio di varia natura. È stato sottolineato nel corso della commissione consiliare Servizi sociali che ieri vedeva in audizione l’assessora Monica Spanedda. Erano presenti anche alcune famiglie di persone disabili perché al centro dei lavori c’era lo stato dell’arte dei finanziamenti, in particolar modo di quelli regionali relativi alla legge 20 riservata alle terapie per persone con disabilità mentale grave.

A parte gli arretrati risalenti anche al 2015, le preoccupazioni riguardano l’accreditamento, per quanto riguarda il 2017, di sole due mensilità: gennaio e febbraio. Per il resto, al momento, le famiglie stanno anticipando - chi se lo può permettere -, i costi delle terapie per i propri figli. «È stato approvato il pagamento delle due mensilità del 2016, novembre e dicembre, non ancora erogate - ha detto l’assessora - mensilità che quindi dovrebbero essere accreditate agli utenti nelle prossime settimane. Per il resto, delle somme del 2017 sono state accreditate agli utenti le prime due mensilità, appena ci saranno novità per i mesi successivi verranno date informazioni. Nel frattempo, come istituzione Comune, stiamo sollecitando la Regione perché quelle spettanze siano trasferite il più presto possibile». Rassicurazioni anche per quanto riguarda le mensilità rimaste sospese dal 2015. Anche in questo caso la Regione ha dato l’ok e perciò c’è da sperare che dalle parole si passi ai fatti in tempi accettabili.

La riunione era cominciata però con l’illustrazione dettagliata, da parte del dirigente del settore Mura, dell’attività di assistenza che il Comune porta avanti nei confronti di una platea di 3500 persone con disabilità e non autosufficienza che a vario titolo percepiscono pensioni, contributi, indennità e finanziamenti per la riabilitazione. Dei finanziamenti regionali sulla base di leggi e progetti specifici sono destinatarie 980 persone per la legge 20 e altre di settore (disabilità mentali gravi), spesa pari a 3 milioni e 600mila euro, 1712 persone per la legge 162 (gravi disabilità), con una spesa di 6 milioni e 700mila euro e 213 che rientrano nel Rac (Ritornare a casa) con una spesa di 2 milioni e 600mila euro. Poi ci sono i finanziamenti da bilancio comunale destinati alla Sad (assistenza domiciliare) con 224 utenti che costano 1 milione e 730mila euro e altrettanti per la gestione di comunità alloggio, comunità integrate ed Rsa con 140 utenti. E ci sono da aggiungere circa 2 milioni relativi all’Home care premium (finanziamenti ministeriali).

Dopo la relazione si è aperto il dibattito tra i consiglieri. Ne è venuto fuori un documento firmato da Manuel Alivesi (Forza Italia) con il quale si chiede «che gli assessori regionali alla Sanità Arru e al Bilancio Paci, vengano invitati a Sassari per una audizione con la commissione Servizi sociali del Comune, al fine di riferire sui ritardi che l’assessora Spanedda attribuisce agli organi regionali. Gli assessorati verranno chiamati a rispondere sui ritardi nell’applicazione della legge». Interventi anche di Francesca Arcadu (Città Futura) «necessario valutare l’appropriatezza degli interventi e puntare sulla prevenzione», Giancarlo Carta (Fratelli d’Italia), «qui ci sono persone disperate, mi permetto di consigliare all’assessore di andare a Cagliari e piazzarsi lì fino a che i provvedimenti non vengono emessi» e Desirè Manca (M5S), «chiedo quali azioni incisive siano state intraprese da questo assessorato a fronte del disagio di centinaia di famiglie che non sanno come garantire il diritto alla salute ai propri figli».

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