Chi sceglie le cure omeopatiche deve sapere che sono inefficaci
IL COMMENTO - Faccia riflettere il caso del bambino morto per un’otite, anche l’Ordine dei medici dovrebbe prendere posizione
Il drammatico caso del bambino morto a sette anni per una banale otite batterica, trattata con farmaci omeopatici, ha fatto finire sotto una lente d’ingrandimento una serie di importanti questioni, collegate tra loro: la fortuna delle medicine alternative e in particolare dell’omeopatia, sopravvissuta, e in buonissima forma, ai trionfi della medicina scientifica degli ultimi due secoli; il nesso tra la fiducia nei farmaci omeopatici e la diffidenza nei vaccini, accuratamente testati; il diffondersi di una pseudoscienza.
L’omeopatia, la più antica e diffusa delle medicine alternative, è centro della dolorosa vicenda di questi giorni. Ci credevano, in buona fede, i genitori del bambino, consigliati dal medico omeopata, che aveva escluso gli antibiotici, il farmaco che avrebbe potuto salvarlo. Cosa che, naturalmente, non era in grado di fare un medicinale omeopatico, privo di effetti collaterali, ma inefficace. Sull’omeopatia non esistono, è fin troppo noto, prove scientifiche, quelle, per intenderci che nella Medicina ‘vera’ ci dicono cosa può uccidere, far male o guarire. Un farmaco omeopatico non può curare, dato che non contiene nessun principio attivo. Uno dei principi cardine dell'omeopatia è infatti quello della diluizione infinitesimale del principio attivo, così spinta che nel "medicinale" omeopatico non c'è neppure una molecola di questo principio: più la dose è diluita più la cura sarebbe efficace. Si tratta di pseudofarmaci che generano tutt’al più un effetto placebo, uno dei fenomeni più interessanti e studiati dalla scienza medica.
Ora, la domanda è: perché l’omeopatia - bollata qualche anno fa come ‘stregoneria’ dall’autorevole British Medical Association - sopravvive nella nostra epoca iperscientifica e tecnologica? Non solo. Guadagna addirittura adepti come se dal primissimo Ottocento, quando fu fondata dal medico sassone Samuel Hahnemann, non fosse successo niente nella Medicina. Come se la rivoluzione batteriologica non avesse avuto luogo, gli antibiotici non fossero mai comparsi sulla scena e se tutti i prodigiosi progressi della Medicina scientifica non avessero fatto crescere di decenni la speranza di vita. Incuranti del fatto che anche la legge impone che sulla documentazione di accompagnamento dei rimedi omeopatici debba comparire in modo visibile la scritta che non vi è “evidenza scientificamente provata dell’efficacia del medicinale omeopatico”, milioni di persone continuano a utilizzare fiduciosamente “medicinali omeopatici” (granuli zuccherati, boccettine) per diverse condizioni mediche. Correndo il rischio di danni seri come nel caso del bambino la cui morte poteva essere evitata se non avessero prevalso atteggiamenti irrazionali. Come quelli che animano gruppi numerosi di cittadini che in queste ore stanno manifestando contro i vaccini e l’obbligo vaccinale nelle piazze di diverse grandi città italiane. È un fatto: negli ultimi anni, stiamo assistendo ad una disseminazione nella discussione pubblica di convinzioni sbagliate, luoghi comuni, logiche che rendono difficile la distinzione tra opinione e ipotesi scientifica, efficacia e suggestione. Come un fiume carsico, le teorie dei propugnatori di terapie alternative a quelle proposte dalla scienza ufficiale fanno la loro comparsa.
È avvenuto di recente, dopo la dolorosa vicenda della morte di una giovane donna, affetta da una forma di cancro che, per volontà dei genitori, non era stato curato con la chemioterapia. Considerata dai fondamentalisti della Medicina alternativa un vero e proprio ‘veleno’, anziché una tappa, difficile e dolorosa - ma obbligata, ancora , purtroppo - nella strada della guarigione di molte forme neoplastiche. Il sempre più massiccio ricorso dei malati di cancro alle terapie non ortodosse aveva fatto emergere, in diverse parti d’Italia, altre storie di pazienti, che avevano riposto fiducia in cure e teorie che non sono mai passate per una sperimentazione seria della validità nella cura dei tumori.
Detto questo, per quanto riguarda l’omeopatia (diventata, tra parentesi, un business) si potrebbe dire che è innocua e che se la gente vuole spendere per una pillola di zucchero è libera di farlo. L’importante però è non far passare l’idea che l’omeopatia - un dogma, una pratica magica, governata da secoli da tre immutabili ‘principi’ - è equivalente alla Medicina moderna.
Il medico omeopata che si è rigidamente opposto agli antibiotici, ha ricominciato ad esercitare: questo dovrebbe suggerire qualcosa ai responsabili della salute pubblica e all’Ordine nazionale dei Medici e dei Chirurghi.
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