La Nuova Sardegna

Sassari

Sassari, a Bancali l’acqua finisce nel fiume

di Nadia Cossu
L'acqua in eccesso finisce nel rio Mannu
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L'acqua in eccesso finisce nel rio Mannu

La denuncia degli agricoltori: «L’Enas apre e chiude l’impianto di pompaggio senza criterio»

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SASSARI. Se nel resto della Sardegna c’è siccità, nelle campagne tra Bancali e la Nurra c’è acqua a volontà. Tanto che quella in esubero finisce direttamente nel rio Mannu. Eppure le circa venti aziende agricole che coltivano mais, carciofi, ortaggi, olivi, non possono irrigare i loro mille ettari complessivi di terreno come vorrebbero. E soprattutto come sarebbe necessario. La ragione? «Paradossalmente l’acqua non è sufficiente. Perché non c’è coordinazione nella gestione dell’impianto. E così non si ottimizza e, soprattutto, si spreca». Si butta via, cioè.

A denunciare una situazione a dir poco bizzarra sono proprio i diretti interessati: gli agricoltori di Bancali. E lo fanno attraverso il loro rappresentante Angelino Olmeo – proprietario di una grossa azienda di ortaggi, mais, olivi – che negli ultimi tempi ha dovuto rinunciare all’irrigazione di 80 ettari. «L’acqua non basta – spiega – Anche se c’è».

Il nocciolo della questione sta tutto nella gestione dell’impianto di pompaggio del consorzio di bonifica della Nurra, a una decina di chilometri da Sassari. Gestione che prima era in capo al Consorzio e che poi è passata all’Enas (Ente acque della Sardegna). A livello pratico, succede che «mentre gli operai del consorzio stanno fisicamente sul posto, conoscono le esigenze delle varie aziende e quando c’è necessità intervengono tempestivamente, l’Enas (che ha affidato tutto a una ditta appaltatrice ndr) non segue un criterio di distribuzione e l’ottimizzazione di conseguenza non esiste. Ecco perché l’acqua finisce nel fiume e nel mare».

Capita quindi che la vasca sia a livelli minimi e che nessuno possa intervenire in situazioni di emergenza: gli operai dell’Enas non possono controllare costantemente e, se chiamati, devono arrivare da lontano e il tempo passa. In questo modo l’acqua viene razionata e lascia a secco le colture. In quell’impianto, in sintesi, si apre e si chiude senza un criterio.

«Se invece potessimo coordinare direttamente noi con il consorzio di bonifica – dicono gli agricoltori – ci sarebbe acqua per tutti. Apriremmo e chiuderemmo a seconda delle necessità e non ci sarebbero sprechi. La potenzialità c’è ma è indispensabile fare un ragionamento con la Regione».

Il paradosso è davanti agli occhi. Bisogna percorrere qualche chilometro a bordo di un fuoristrada e addentrarsi nelle campagne al confine tra Bancali e la Nurra per vederlo chiaramente. Alle 12.30 di ieri mattina l’acqua in esubero scendeva copiosa nel rio Mannu, nel punto di presa del fiume dalla cabina di pompaggio dell’impianto di distribuzione del Consorzio. Uno spreco che comprensibilmente fa scattare la rabbia degli agricoltori.

«Chiediamo un incontro urgente agli assessori regionali all’Agricoltura e ai Lavori pubblici. Convochino noi agricoltori, il Consorzio di bonifica e l’Enas, ci ascoltino e ci diano la delega necessaria per la gestione dell’impianto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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