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Sassari

Bonu Ighinu tra storia e futuro 

Bonu Ighinu tra storia e futuro 

Convegno dedicato al santuario di Mara come possibile volàno di sviluppo

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MARA. Una storia lunga ottocento anni, con un radicale intervento di restauro nel 1797. E’ quella del santuario di Nostra Signora di Bonu Ighinu, il monumento architettonico più prezioso del territorio di Mara, che potrebbe diventare il traino per il suo sviluppo. Probabile chiesa parrocchiale di un villaggio medievale nel XIII secolo, uno degli importanti “novenari” sardi – i santuari dove i fedeli si ritrovavano nei “muristenes” o “cumbessias” nove giorni prima della festa – la sua storia si intreccia strettamente alle memorie e alle leggende che sempre avvolgono i luoghi sacri.
Per Bonu Ighinu, la leggenda narra che la chiesa sia stata eretta sul luogo dove la Madonna sarebbe apparsa, per chiedere agli abitanti di Mara e dei vicini villaggi, in perenne conflitto tra loro, di ristabilire le regole di bonu ighinau, del buon vicinato. Se ne è parlato diffusamente al convegno “Il santuario di Bonu Ighinu nella letteratura e nella tradizione popolare”, organizzato dalla cooperativa Coltour, nell'ambito del progetto “Viva-Nuovi itinerari di turismo attivo nel Villanova”, con il patrocinio del Comune di Mara.
Una ricognizione a tutto campo per una lettura delle vicende del santuario filtrata attraverso i racconti, le memorie, i sentimenti – religiosi e non solo – che esso ha evocato nel tempo, le prospettive di rilancio del territorio. Dopo il saluto del sindaco, Salvatore Ligios, i lavori sono stati aperti da Giuseppina Deligia, che poi ha introdotto e cucito fra loro gli interventi degli altri studiosi. Simonetta Castia ha parlato de “Il Santuario di Bonu Ighinu nella storia”, sottolineando l’esigenza di un progetto di recupero della viabilità. Gesuino Dino Manca è intervenuto sul tema del “Parco letterario: i luoghi rappresentati e vissuti nelle pagine dei narratori sardi”. Sebastiano Mannia ha affrontato “La grammatica del sacro nella Festa di Nostra Signora di Bonu Ighinu a Mara”. Christian Giovanetti ha evocato il pellegrinaggio come un percorso psico-geografico, che attraversa luoghi fisici ma anche luoghi della mente e del cuore. Antonio Fadda, con “Religiosità e turismo nei luoghi della fede”, ha proposto una distinzione fra pellegrinaggio e turismo religioso. Luca Sanna, ha esteso lo sguardo al “bonu ighinu” Monteleone Roccadoria ed ha ricordato le molte emergenze archeologiche della zona. Attilio Mastino ha evidenziato come Bonu Ighinu sia “un fiore che sorge in una campagna desertica e spopolata”, mentre Marco Milanese ha rigettato con forza l’idea che “non ci sia nulla da fare” contro lo spopolamento.
Mario Bonu

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