Parco del Gennargentu, un triste destino
L'OPINIONE - Ogni tanto riprende la discussione sulla stampa ma la missione di conservazione dei valori ambientali insieme allo sviluppo socio economico delle popolazioni sembra morta e sepolta
Ogni tanto, quasi per incanto, la discussione sul Parco del Gennargentu riprende fiato sulla stampa e nonostante alcuni si ostinino a recuperare il filo di una matassa aggrovigliata, l’interesse della politica regionale e soprattutto quella del legislatore nazionale, tende a scemare sempre di più abbandonando la sua “mission” al proprio triste destino, come in fondo vogliono i sindaci e le popolazioni locali interessate dalla perimetrazione. Quella missione di conservazione dei valori naturalistici, scientifici, culturali, educativi e ricreativi e con essa quella dello sviluppo socio economico delle popolazioni ivi residenti che – secondo le recentissime dichiarazioni degli amministratori locali – sembrerebbe sostanzialmente e definitivamente tramontata, abbandonata. Morta e sepolta.
Un funerale in famiglia, al quale però non partecipano le altre Regioni italiane attraverso le loro rappresentanze parlamentari poiché, anche recentemente, nella discussione della riforma della legge quadro 394/91 sulle aree protette, approvata al Senato il 16 novembre 2016 e approdata alla Camera dopo essere stata rivista in alcuni punti dalla Commissione ambientale, nessuno ha fatto alcun cenno al Parco nazionale del Gennargentu, se non per ricordare che non esistono gli organi gestori.
Quantunque ciò, pur essendo la legge di riforma nella fase finale di approvazione da ambo le Camere, il segretario provinciale della Cisl di Nuoro pare che abbia predisposto e proposto ai parlamentari sardi, un “emendamento” in cui si statuisce che il Parco nazionale del Gennargentu debba essere diretto, a differenza degli altri 23 parchi nazionali, dai sindaci (!) dei Comuni coinvolti nella perimetrazione, confondendo la “governance” di un’istituzione di diritto pubblico di livello nazionale e internazionale con un circolo bocciofilo o un mero condominio.
Il sindacalista, tra l’altro, ignora che una delle misure più importanti della nuova legge riguarda proprio la composizione degli organi di amministrazione dei parchi, poiché nella riforma è previsto che nel consiglio direttivo devono essere rappresentate, prima di tutto, le comunità locali, riservando ai sindaci il 50% dei posti. Com’è previsto di affiancarli con altrettanti esperti scientifici di valenza internazionale che dovranno non solo gestire e implementare le possibilità concrete di sviluppo socio economico delle popolazioni interessate ma, non di meno, salvaguardare con il loro contributo, con le loro azioni e la loro professionalità la biodiversità vegetale o animale, preservando soprattutto i fragili ecosistemi ambientali dei territori. Ignora anche che la riforma prevede che il presidente venga «nominato d’intesa con il presidente della Regione nel cui territorio ricade il parco».
In concreto, se si fanno bene i calcoli, la rappresentanza locale potrebbe sempre essere maggioritaria rispetto a quella governativa che rappresenta aspetti soprattutto di carattere ambientale, zoologico e scientifico. Com’è previsto, tra l’altro, che i Comuni ricadenti nella perimetrazione possano decidere e concordare con il ministero dove collocare la sede del parco, la sua pianta organica, il Piano, il Regolamento e le attività, comprese le agevolazioni di carattere fiscale , «al fine di sostenere le iniziative compatibili con le finalità dell’area e dirette a favorire lo sviluppo economico e sociale».
Tant’è! Il Parco non s’ha da fare. Il lato drammatico è che tutto ciò non solo non interessa più la stragrande maggioranza dei sardi ma, soprattutto, il legislatore e il governo nazionale. Infatti, al di là che cosa decidono o hanno già deciso i sindaci del Parco nazionale del Gennargentu, si è compreso che in Italia esistono 540 Comuni con altrettanti sindaci, appartenenti agli altri 23 parchi nazionali, che sollecitano il Parlamento per la conclusione dei lavori di riforma della legge quadro 394/91 per governare nel miglior modo possibile i loro territori e chi vive dentro i parchi, quale unica fonte di sviluppo socio-economico che punta al turismo ecosostenibile, all’agricoltura biologica e ai prodotti a marchio, ferma restando la conservazione degli habitat e della biodiversità.
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