Gli alleati al Pd: fate in fretta o si va a casa
di Luigi Soriga
Ultimatum di Pds, Ora sì, Idv e Upc: «Altri 10 giorni solo per discutere sul programma sono tempi inaccettabili per la città»
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SASSARI. Il Pd non ha fretta, intende andarci molto cauto in questa delicata ristrutturazione di fine mandato. E infatti siamo appena alla fase programmatica. Per quella pragmatica, cioè per rimettere insieme i cocci, riformare una giunta e riprendere a governare la città, se ne riparlerà dopo il 7 luglio. All’orizzonte si prospetta una lunga paralisi amministrativa. E gli alleati non ci stanno: danno una sorta di ultimatum al Pd, gli dicono di trovare una via d’uscita nell’arco di qualche giorno, altrimenti sono pronti a farsi da parte. Tradotto: Pds, Ora sì, Idv, Upc e probabilmente anche Centro Democratico e Sel minacciano di staccare la spina.
La riunione del Pd. La bomba esplode attorno alle 20. Il Partito Democratico aveva appena concluso una riunione nella sede di via Mazzini e aveva diffuso un comunicato all’insegna della distensione e dell’ottimismo: «Sono in corso di definizione, con le forze politiche della coalizione di centro sinistra e sovranista, le opzioni di carattere politico programmatico necessarie per rilanciare l'azione di governo della città».
Tempi biblici. E fin qui tutto bene. Ma è la seconda parte del documento che ha fatto rizzare le antenne a molti: «Venerdì 7 luglio alle 19,30 è convocata la direzione provinciale e cittadina per dibattere ed approvare il documento politico-programmatico che, definendo le priorità dell’azione amministrativa, consenta con la massima serenità e coesione delle forze politiche della maggioranza, la prosecuzione del mandato». Significa che sino al 7 luglio si parlerà solo di programmi e non si comincerà nemmeno a mettere sul tavolo il puzzle della giunta. Quindi anche se il confronto dovesse filare liscio e il parto dell’esecutivo dovesse essere rapido e indolore, il Consiglio comunale non riaprirà i battenti prima della seconda metà di luglio. Gli alleati insorgono. Una tempistica che gli alleati rispediscono al mittente. «Capiamo benissimo che il Pd è un grande partito ed ha una struttura importante da rispettare fatta di tanti passaggi – dicono gli alleati – ma la città non può aspettare l’iter di un partito. L’amministrazione ha un calendario di scadenze urgenti, che per noi rappresentano la priorità. Chiediamo una soluzione in tempi molto rapidi». E ancora: «Da marzo con le dimissioni del vice sindaco e la corrente vicino al segretario Renzi si è avviato una verifica politica all'interno del Pd portando un ritardo all'approvazione del Bilancio e sopratutto bloccando la spesa e l'avvio di importanti progetti. Da marzo abbiamo atteso che il Pd trovasse un’ uscita a una crisi che aveva radici molto più lunghe. Nell incontro della coalizione di martedì scorso abbiamo dichiarato che il tempo per noi era centrale e chiedevamo al Pd di mettere sul tavolo una proposta entro la settimana. Abbiamo informato il partito attraverso i segretari provinciali e cittadino della nostra disponibilità a collaborare: e infatti il sindaco ha ricevuto un documento contenente una serie di proposte per l’elaborazione di un programma condiviso di fine mandato. Adesso scopriamo che i tempi si dilatano sino al 7 luglio. Non siamo affatto soddisfatti di questo rinvio di ogni decisione. Per noi il programma sembra che stia diventando un falso problema. Anche perché, dovendo dirla tutta, il programma esiste e occorre solamente puntualizzare le priorità. Come alleati diventa insostenibile stare negli stessi banchi, se si continua a perdere altro tempo». Ora sarà interessante vedere cosa accadrà. Se il Pd cambierà davvero passo, o, in caso contrario, se gli alleati passeranno ai fatti. Perché altrimenti si tratterebbe solo di schermaglie in vista dei giochi veri, quando sul piatto ci saranno riconferme e posti in giunta. E in questi preliminari si è soliti alzare la posta.
Giunta fotocopia? E a proposito di giunta e di ricucitura interna, sanare gli strappi pare complicato. L’intenzione sembra quella di ripresentarsi alla città con un esecutivo piuttosto simile al precedente: Monica Spanedda e Fabio Pinna, per fare due esempi, non avrebbero grandi difficoltà a rientrare nei ranghi. Discorso del tutto diverso invece per l’ex sindaco Gianni Carbini, sottoposto in queste settimane a un pressing martellante per una pace col sindaco.
Mission impossibile per due ragioni: la prima è che la sua lettera di dimissioni, che parlava espressamente di fallimento amministrativo, era una bomba atomica. E secondo perché la stessa corrente dei renziani, (Dettori e Manca) non è troppo entusiasta di fare da ciambella di salvataggio a Nicola Sanna. Sulla stessa linea Silvio Lai e Gianfranco Ganau, più prudente Giacomo Spissu. Convinti per la prosecuzione ad ogni costo, invece, Lotto e Demontis. Ma gli ultimi incontri sembrerebbero aver smussato queste posizioni, e tutti sono pronti a tentare questa ripartenza, con upgrade della giunta compresa. Ora però a complicare le cose ci pensano gli alleati, che chiedono una brusca accelerata. E lo fanno ancora prima di toccare i tasti più dolenti: la nomina dei nuovi assessori.
La riunione del Pd. La bomba esplode attorno alle 20. Il Partito Democratico aveva appena concluso una riunione nella sede di via Mazzini e aveva diffuso un comunicato all’insegna della distensione e dell’ottimismo: «Sono in corso di definizione, con le forze politiche della coalizione di centro sinistra e sovranista, le opzioni di carattere politico programmatico necessarie per rilanciare l'azione di governo della città».
Tempi biblici. E fin qui tutto bene. Ma è la seconda parte del documento che ha fatto rizzare le antenne a molti: «Venerdì 7 luglio alle 19,30 è convocata la direzione provinciale e cittadina per dibattere ed approvare il documento politico-programmatico che, definendo le priorità dell’azione amministrativa, consenta con la massima serenità e coesione delle forze politiche della maggioranza, la prosecuzione del mandato». Significa che sino al 7 luglio si parlerà solo di programmi e non si comincerà nemmeno a mettere sul tavolo il puzzle della giunta. Quindi anche se il confronto dovesse filare liscio e il parto dell’esecutivo dovesse essere rapido e indolore, il Consiglio comunale non riaprirà i battenti prima della seconda metà di luglio. Gli alleati insorgono. Una tempistica che gli alleati rispediscono al mittente. «Capiamo benissimo che il Pd è un grande partito ed ha una struttura importante da rispettare fatta di tanti passaggi – dicono gli alleati – ma la città non può aspettare l’iter di un partito. L’amministrazione ha un calendario di scadenze urgenti, che per noi rappresentano la priorità. Chiediamo una soluzione in tempi molto rapidi». E ancora: «Da marzo con le dimissioni del vice sindaco e la corrente vicino al segretario Renzi si è avviato una verifica politica all'interno del Pd portando un ritardo all'approvazione del Bilancio e sopratutto bloccando la spesa e l'avvio di importanti progetti. Da marzo abbiamo atteso che il Pd trovasse un’ uscita a una crisi che aveva radici molto più lunghe. Nell incontro della coalizione di martedì scorso abbiamo dichiarato che il tempo per noi era centrale e chiedevamo al Pd di mettere sul tavolo una proposta entro la settimana. Abbiamo informato il partito attraverso i segretari provinciali e cittadino della nostra disponibilità a collaborare: e infatti il sindaco ha ricevuto un documento contenente una serie di proposte per l’elaborazione di un programma condiviso di fine mandato. Adesso scopriamo che i tempi si dilatano sino al 7 luglio. Non siamo affatto soddisfatti di questo rinvio di ogni decisione. Per noi il programma sembra che stia diventando un falso problema. Anche perché, dovendo dirla tutta, il programma esiste e occorre solamente puntualizzare le priorità. Come alleati diventa insostenibile stare negli stessi banchi, se si continua a perdere altro tempo». Ora sarà interessante vedere cosa accadrà. Se il Pd cambierà davvero passo, o, in caso contrario, se gli alleati passeranno ai fatti. Perché altrimenti si tratterebbe solo di schermaglie in vista dei giochi veri, quando sul piatto ci saranno riconferme e posti in giunta. E in questi preliminari si è soliti alzare la posta.
Giunta fotocopia? E a proposito di giunta e di ricucitura interna, sanare gli strappi pare complicato. L’intenzione sembra quella di ripresentarsi alla città con un esecutivo piuttosto simile al precedente: Monica Spanedda e Fabio Pinna, per fare due esempi, non avrebbero grandi difficoltà a rientrare nei ranghi. Discorso del tutto diverso invece per l’ex sindaco Gianni Carbini, sottoposto in queste settimane a un pressing martellante per una pace col sindaco.
Mission impossibile per due ragioni: la prima è che la sua lettera di dimissioni, che parlava espressamente di fallimento amministrativo, era una bomba atomica. E secondo perché la stessa corrente dei renziani, (Dettori e Manca) non è troppo entusiasta di fare da ciambella di salvataggio a Nicola Sanna. Sulla stessa linea Silvio Lai e Gianfranco Ganau, più prudente Giacomo Spissu. Convinti per la prosecuzione ad ogni costo, invece, Lotto e Demontis. Ma gli ultimi incontri sembrerebbero aver smussato queste posizioni, e tutti sono pronti a tentare questa ripartenza, con upgrade della giunta compresa. Ora però a complicare le cose ci pensano gli alleati, che chiedono una brusca accelerata. E lo fanno ancora prima di toccare i tasti più dolenti: la nomina dei nuovi assessori.
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