Esplosivo a Fiume Santo, tutti sapevano
di Giovanni Bua
Prima del passaggio in Regione Eph ha presentato a marzo il piano di decommissioning ai Comuni di Sassari e Porto Torres
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SASSARI. Esplosivo per buttare giù la vecchia torre dei Gruppi 1 e 2 a Fiume Santo? Lo sapevano tutti. Anzi: gli stessi Enti che ora chiedono alla Regione conto del suo via libera allo “scoppiettante” piano di decommisioning presentato dai Cechi di EP Produzione, subentrata a E.On nel controllo della centrale termoelettrica classificarono la notizia come ottima.
A certificarlo i verbali delle riunioni avvenuta tra i vertici della multinazionale e le commissioni dei comuni di Sassari e Porto Torres presiedute rispettivamente da Valeria Fadda e Giuliano Velluto, avvenuta a metà marzo. Durante la quale l’azienda comunicò che stava procedendo con gli interventi di smantellamento dei vecchi gruppi a olio combustibile affidati alla società Sberné Suroviny as, «nel rispetto delle modalità e delle tempistiche approvate e della valorizzazione delle professionalità locali».
EP Produzione nell’occasione replicò a molti dei dubbi ora agitati dalle parti in causa, spiegando che le verifiche per la ripresa del progetto e il reinsediamento del cantiere a seguito del dissequestro delle aree interessate hanno impiegato un tempo superiore rispetto a quanto stimato inizialmente. Inoltre, «il ruolo di capocommessa per l’esecuzione dei lavori, in un primo momento affidato a una società terza, è stato successivamente - sottolineò Eph - assegnato alla società specializzata Ave, appartenente allo stesso Gruppo».
Ampio lo spazio dedicato all’utilizzo di microcariche, che evidentemente però venne “sottovalutato” (o valutato diversamente). L’azienda infatti sottolineò, come poi ribadito in Regione, che sulla base delle informazioni raccolte attraverso le ispezioni eseguite prima della ripresa dei lavori, era emersa la necessità di chiedere varianti al piano di demolizione approvato, per ragioni di sicurezza sul lavoro. «Considerato lo stato deteriorato della ciminiera e delle caldaie, si ritiene più sicuro procedere alla loro demolizione attraverso l’utilizzo di micro-cariche detonanti al posto della demolizione con mezzi meccanici, originariamente prevista, che invece viene mantenuta per gli altri edifici – dissero i tecnici – In questo modo, infatti, si evita di esporre il personale addetto a condizioni prolungate di rischio per la sicurezza».
Affrontati anche i problemi relativi alle ricadute occupazionali. «La ditta specializzata si occuperebbe solo della fase dell’esplosione – sottolinearono i rappresentati di Eph, arroivati in forza nell’Isola per presentare il piano – aumentando la possibilità di impiego di imprese e manodopera locali per le fasi successive.
Nel corso degli incontri, Ep Produzione mise in evidenza inoltre che le 6 ditte attualmente al lavoro in cantiere per i lavori di decommissioning hanno sede legale in Sardegna, «a conferma del nostro impegno nei confronti della crescita occupazionale dell’isola, come già nel passato. Nel 2016, infatti, la società ha impiegato per gli interventi straordinari di manutenzione al gruppo 4 una media di circa 450 lavoratori dell’indotto al giorno con punte massime di 550 provenienti prevalentemente dal territorio».
Per quanto riguarda gli investimenti a Fiume Santo, l’azienda ricordò poi che nel 2015 e 2016 ha investito complessivamente oltre 50 milioni di euro per il mantenimento e il miglioramento delle unità produttive esistenti nella Centrale di Fiume Santo. E che nel 2017 sono previste spese straordinarie, incluso il decommissioning, per circa 20 milioni.
Nessuna sorpresa insomma. Anche se c’è da sottolineare che, proprio a seguito di quegli incontri, arrivò il parere negativo dell’Arpas, l’unico ente che già da allora mise nero su bianco con decisione il proprio no, completamente ignorato.
A certificarlo i verbali delle riunioni avvenuta tra i vertici della multinazionale e le commissioni dei comuni di Sassari e Porto Torres presiedute rispettivamente da Valeria Fadda e Giuliano Velluto, avvenuta a metà marzo. Durante la quale l’azienda comunicò che stava procedendo con gli interventi di smantellamento dei vecchi gruppi a olio combustibile affidati alla società Sberné Suroviny as, «nel rispetto delle modalità e delle tempistiche approvate e della valorizzazione delle professionalità locali».
EP Produzione nell’occasione replicò a molti dei dubbi ora agitati dalle parti in causa, spiegando che le verifiche per la ripresa del progetto e il reinsediamento del cantiere a seguito del dissequestro delle aree interessate hanno impiegato un tempo superiore rispetto a quanto stimato inizialmente. Inoltre, «il ruolo di capocommessa per l’esecuzione dei lavori, in un primo momento affidato a una società terza, è stato successivamente - sottolineò Eph - assegnato alla società specializzata Ave, appartenente allo stesso Gruppo».
Ampio lo spazio dedicato all’utilizzo di microcariche, che evidentemente però venne “sottovalutato” (o valutato diversamente). L’azienda infatti sottolineò, come poi ribadito in Regione, che sulla base delle informazioni raccolte attraverso le ispezioni eseguite prima della ripresa dei lavori, era emersa la necessità di chiedere varianti al piano di demolizione approvato, per ragioni di sicurezza sul lavoro. «Considerato lo stato deteriorato della ciminiera e delle caldaie, si ritiene più sicuro procedere alla loro demolizione attraverso l’utilizzo di micro-cariche detonanti al posto della demolizione con mezzi meccanici, originariamente prevista, che invece viene mantenuta per gli altri edifici – dissero i tecnici – In questo modo, infatti, si evita di esporre il personale addetto a condizioni prolungate di rischio per la sicurezza».
Affrontati anche i problemi relativi alle ricadute occupazionali. «La ditta specializzata si occuperebbe solo della fase dell’esplosione – sottolinearono i rappresentati di Eph, arroivati in forza nell’Isola per presentare il piano – aumentando la possibilità di impiego di imprese e manodopera locali per le fasi successive.
Nel corso degli incontri, Ep Produzione mise in evidenza inoltre che le 6 ditte attualmente al lavoro in cantiere per i lavori di decommissioning hanno sede legale in Sardegna, «a conferma del nostro impegno nei confronti della crescita occupazionale dell’isola, come già nel passato. Nel 2016, infatti, la società ha impiegato per gli interventi straordinari di manutenzione al gruppo 4 una media di circa 450 lavoratori dell’indotto al giorno con punte massime di 550 provenienti prevalentemente dal territorio».
Per quanto riguarda gli investimenti a Fiume Santo, l’azienda ricordò poi che nel 2015 e 2016 ha investito complessivamente oltre 50 milioni di euro per il mantenimento e il miglioramento delle unità produttive esistenti nella Centrale di Fiume Santo. E che nel 2017 sono previste spese straordinarie, incluso il decommissioning, per circa 20 milioni.
Nessuna sorpresa insomma. Anche se c’è da sottolineare che, proprio a seguito di quegli incontri, arrivò il parere negativo dell’Arpas, l’unico ente che già da allora mise nero su bianco con decisione il proprio no, completamente ignorato.
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