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Sassari, il lascito di padre Paolo: «La Chiesa è per gli ultimi»

di Mario Girau
Sassari, il lascito di padre Paolo: «La Chiesa è per gli ultimi»

Il nuovo arcivescovo Gianfranco Saba potrà avvalersi di un dossier sulla diocesi, Atzei parla di un territorio in grave sofferenza e della mancanza di vocazioni 

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SASSARI. Il nuovo arcivescovo, monsignor Gianfranco Saba, ha poco più di due mesi per studiare il dossier sullo stato della diocesi di Sassari che padre Paolo Atzei gli ha lasciato sulla scrivania. In pratica lo stesso inviato qualche mese fa alla nunziatura apostolica in Italia al compimento del 75° anno d’età. Dopo il 13 settembre, giorno dell’ordinazione episcopale a Olbia, e il 1° ottobre l’ingresso ufficiale a Sassari, il giovane arcivescovo dovrà entrare dentro i problemi della Chiesa locale.

Il documento lasciato dal presule uscente contiene luci e ombre, e anche qualche preoccupazione. Soprattutto per la situazione complessiva del territorio che «vive uno dei momenti di crisi più lunghi e difficili. Crisi della famiglia - dice l’amministratore apostolico diocesano - delle agenzie educative, della politica, della sincera ricerca del bene comune, di sempre più evidenti visioni dell’uomo in contraddizione tra loro e della stessa fede ormai accolta e praticata in modi autonomi e autoreferenziali. E le aule ecclesiali sono sempre più vuote». In cima alle preoccupazioni di padre Paolo ci sono i “fedeli laici”.

Secondo il presule «essi hanno tutti bisogno di una formazione ecclesiale specifica sotto ogni aspetto». Atzei non lo dice chiaramente, ma lo fa capire: nelle comunità parrocchiali c’è un deficit formativo, che può essere attribuito agli stessi laici, che non riescono ad andare oltre il minimo sindacale della partecipazione alla messa domenicale, frequentata da un numero sempre più ridotto di fedeli, molti dei quali anziani. Ma forse anche alle comunità parrocchiali, che non riescono a leggere nella giusta misura i reali bisogni dei battezzati.

Atzei richiama quasi con nostalgia i tempi in cui i laici erano più impegnati nella Chiesa turritana. «Una storia non troppo lontana - dice padre Paolo - li ha avuti protagonisti accanto ai vescovi e ai sacerdoti, impegnati nel sociale, nella politica, nella comunicazione, nella cultura e nello sport. Soprattutto negli avamposti delle missioni locali. Putroppo, quell’unità d’intenti e quel fervore è venuto quasi a mancare del tutto». Al vescovo non basta che i laici si rifugino «nei rassicuranti movimenti ecclesiali più attuali». Li vuole più operativi, impegnati e autorevoli nelle pieghe della società. Atzei parla di liturgia - con al centro “il Memoriale della Pasqua” - e di Carità. Accenna ai preti, molti - circa 150 - generosi e vigili, amanti delle varie porzioni del gregge, tutti necessariamente impegnati a essere corona del Pastore».

Preoccupazione, invece, per il mondo dei religiosi, frati e suore «per la quasi totale assenza di vocazioni e per la difficoltà evidente di governare l’esistente. Meritevole - per padre Paolo Atzei - appare la presenza storica e il veicolo sicuro di tradizioni che sono i Gremi, le Confraternite e i Comitati». Ora la parola e l’azione passano a don Gianfranco Saba perché «la Chiesa sia una, sia tutta tale in uscita, ossia missionaria,

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