Malati di Parkinson senza assistenza
di Gabriella Grimaldi
Interrotto il servizio ambulatoriale all’interno di Neurologia (Aou). I più gravi devono rivolgersi al pronto soccorso
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SASSARI. Tutto può cominciare con un tremito alle mani e poi, quando il destino si accanisce, arriva la terribile sentenza: morbo di Parkinson, una grave patologia neurodegenerativa che negli anni porta a un peggioramento delle facoltà motorie fino a condurre, nei casi più severi, alla paralisi totale. Solo nel territorio di Sassari colpisce svariate migliaia di persone eppure, da oltre un anno, questi ammalati sono abbandonati a se stessi. L’ambulatorio all’interno della clinica neurologica dell’Aou che garantiva un’assistenza continua fatta di diagnosi, piano terapeutico e visite di controllo periodiche, dal 30 giugno ha chiuso definitivamente i battenti. Un finale largamente annunciato con il progressivo depauperamento del servizio sino alla sua scomparsa. E senza che ci siano programmi chiari per il futuro.
Ieri gli ammalati che a Sassari sono riuniti in associazione hanno denunciato pubblicamente la situazione nella speranza che i loro diritti siano finalmente resi effettivi all’interno del sistema sanitario. «Al momento - ha detto il presidente Franco Simula - non abbiamo alcun servizio a disposizione e non siamo in grado di capire se ne avremo uno in futuro. Noi ammalati siamo impossibilitati a curarci e quando la nostra patologia si aggrava non sappiamo a chi rivolgerci». Negli sguardi dei presenti - la sala era piena -, lo smarrimento e la disperazione di chi si sente completamente abbandonato. Già da marzo del 2016 c’erano stati i primi gravi segnali che qualcosa stava andando storto. Se prima di allora ciascun malato chiamava direttamente la clinica per prendere appuntamento per la visita di controllo e se aveva necessità veniva ricevuto nel giro di tre-quattro giorni, all’improvviso gli operatori hanno cominciato a rispondere che c’erano problemi nell’agenda, «provi a richiamare tra qualche giorno», si sentivano dire gli utenti esterrefatti, «al momento non c’è possibilità di essere visitati». Quando allarmati alcuni si sono presentati direttamente in clinica hanno trovato l’ambulatorio curato dal neurologo Paulus chiuso. Il servizio da allora ha cominciato a funzionare a singhiozzo, prima soltanto 4 giorni alla settimana, poi sempre meno fino alla chiusura totale. I medici, è stato spiegato ai pazienti in via confidenziale, non sono stati sostituiti perché il turn-over è bloccato e quindi sono tutti impegnati in corsia. «Il servizio è stato interrotto senza alcuna spiegazione - ha detto Simula -. È stato fatto intendere, ma senza alcuna comunicazione ufficiale, che in un futuro non meglio precisato il servizio verrà garantito dalla Asl territoriale. Già da tempo di fatto è impossibile accedere al servizio ambulatoriale dell’Aou e prenotare una visita e si viene invitati a richiamare dopo il 30 agosto».
Una delegazione è stata ricevuta nei giorni scorsi da Nicolò Licheri, direttore sanitario del distretto di Sassari Asst, il quale «ci ha informato di non essere al corrente né dell’interruzione del servizio né, tantomeno, del futuro passaggio del medesimo alla Asst».
In questo “limbo” nel quale sono precipitati, i sofferenti di Parkinson non possono fare altro, quando si sentono male, quando il loro piano terapeutico si rivela inefficace e andrebbe rimodulato oppure quando sta per scadere e i medicinali non vengono più erogati dalle farmacie, che rivolgersi al pronto soccorso dove vengono classificati come codice bianco e lasciati ad attendere fino a 10 ore per poi essere visitati da personale che, giustamente, non è specializzato nella loro patologia.
«Ma noi ammalati cronici di un disturbo neurodegenerativo di gravità variabile e soggetto a possibili peggioramenti repentini, che abbiamo bisogno di continui controlli e aggiustamenti delle terapie, a chi ci rivolgiamo oggi e in attesa che per noi il futuro abbia inizio?». E tutti, ora, si aspettano una risposta credibile.
Ieri gli ammalati che a Sassari sono riuniti in associazione hanno denunciato pubblicamente la situazione nella speranza che i loro diritti siano finalmente resi effettivi all’interno del sistema sanitario. «Al momento - ha detto il presidente Franco Simula - non abbiamo alcun servizio a disposizione e non siamo in grado di capire se ne avremo uno in futuro. Noi ammalati siamo impossibilitati a curarci e quando la nostra patologia si aggrava non sappiamo a chi rivolgerci». Negli sguardi dei presenti - la sala era piena -, lo smarrimento e la disperazione di chi si sente completamente abbandonato. Già da marzo del 2016 c’erano stati i primi gravi segnali che qualcosa stava andando storto. Se prima di allora ciascun malato chiamava direttamente la clinica per prendere appuntamento per la visita di controllo e se aveva necessità veniva ricevuto nel giro di tre-quattro giorni, all’improvviso gli operatori hanno cominciato a rispondere che c’erano problemi nell’agenda, «provi a richiamare tra qualche giorno», si sentivano dire gli utenti esterrefatti, «al momento non c’è possibilità di essere visitati». Quando allarmati alcuni si sono presentati direttamente in clinica hanno trovato l’ambulatorio curato dal neurologo Paulus chiuso. Il servizio da allora ha cominciato a funzionare a singhiozzo, prima soltanto 4 giorni alla settimana, poi sempre meno fino alla chiusura totale. I medici, è stato spiegato ai pazienti in via confidenziale, non sono stati sostituiti perché il turn-over è bloccato e quindi sono tutti impegnati in corsia. «Il servizio è stato interrotto senza alcuna spiegazione - ha detto Simula -. È stato fatto intendere, ma senza alcuna comunicazione ufficiale, che in un futuro non meglio precisato il servizio verrà garantito dalla Asl territoriale. Già da tempo di fatto è impossibile accedere al servizio ambulatoriale dell’Aou e prenotare una visita e si viene invitati a richiamare dopo il 30 agosto».
Una delegazione è stata ricevuta nei giorni scorsi da Nicolò Licheri, direttore sanitario del distretto di Sassari Asst, il quale «ci ha informato di non essere al corrente né dell’interruzione del servizio né, tantomeno, del futuro passaggio del medesimo alla Asst».
In questo “limbo” nel quale sono precipitati, i sofferenti di Parkinson non possono fare altro, quando si sentono male, quando il loro piano terapeutico si rivela inefficace e andrebbe rimodulato oppure quando sta per scadere e i medicinali non vengono più erogati dalle farmacie, che rivolgersi al pronto soccorso dove vengono classificati come codice bianco e lasciati ad attendere fino a 10 ore per poi essere visitati da personale che, giustamente, non è specializzato nella loro patologia.
«Ma noi ammalati cronici di un disturbo neurodegenerativo di gravità variabile e soggetto a possibili peggioramenti repentini, che abbiamo bisogno di continui controlli e aggiustamenti delle terapie, a chi ci rivolgiamo oggi e in attesa che per noi il futuro abbia inizio?». E tutti, ora, si aspettano una risposta credibile.
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