Ragazzo di 21 anni muore in mare a Balai
di Gavino Masia
È annegato sotto gli occhi del padre, inutili i soccorsi di alcuni bagnanti e degli operatori del 118. Indaga la Capitaneria
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PORTO TORRES. Una tranquilla gita al mare tra padre e figlio nella costa rocciosa di Porto Torres – nella zona poco dopo Balai denominata “Le Piscine” – si è trasformata ieri pomeriggio in tragedia dopo un tuffo in mare. Le onde causate dal vento di grecale hanno purtroppo travolto Christian Ubaldo Piredda, sassarese di 21 anni, annegato poco prima delle 16 nonostante i tentativi di rianimarlo del personale medico del 118 e dei volontari dell’Avis. Il ragazzo si era buttato in mare assieme al padre Franco dagli scogli, ma poco dopo il genitore si è accorto che il figlio aveva preso una onda in faccia ed era andato subito in difficoltà. L’uomo ha tentato in tutti i modi di tranquillizzarlo ma il giovane, in evidente difficoltà, ha continuato a bere ed è scomparso sott’acqua. C’è stato un momento di panico generale tra i bagnanti presenti sulle rocce, attirati dalle grida provenienti dal mare. Senza perdere tempo qualche coraggioso si è buttato in acqua cercando di tirare su sia il figlio che il padre. Nel frattempo si è messa in moto la macchina dei soccorsi, allertata da una signora portotorrese, e in contemporanea sono arrivati i medici del 118, l’ambulanza dell’Avis e i militari della Capitaneria. Dal mare è invece giunta la motovedetta della Guardia costiera. Gli operatori del 118 hanno tentato a lungo di rianimare il ragazzo, ma il cuore di Christian non è più ripartito. Disperato e impotente il padre che ha seguito in lacrime e con le mani sulla testa la tragedia che si stava consumando davanti ai propri occhi. Una scena straziante e irreale quella che si è presentata i fronte alle persone accorse sulle rocce di Balai: il genitore seduto sugli scogli che continuava a chiedersi il perché di quella disgrazia improvvisa ch gli ha portato via figlio che adorava sopra ogni cosa. Un ragazzo giovanissimo, papà di una bambina di pochi mesi e che era felice di trascorrere un pomeriggio di tranquillità al mare con suo padre.
Purtroppo non c’è stato niente da fare, Franco Piredda ha atteso a lungo piegato a terra che qualcosa cambiasse, e che un miracolo potesse restituirgli Christian.
Il corpo del ragazzo è stato coperto dai volontari dell’Avis e dagli operatori del 118. Il padre del ragazzo da quel momento ha atteso in disperato silenzio che la barella venisse portata sulla pista ciclabile in attesa della decisione del magistrato di turno. Poi la resa: il ginocchio ferito dall’impatto con le rocce, Franco Piredda si è seduto come un automa sulla sua auto, con lo strazio nel cuore e la consapevolezza di non aver potuto fare niente per evitare quella tragedia. Un silenzio assordante in quel tratto di costa compreso tra le due chiesette di Balai, nonostante la presenza di bagnanti e persone che camminavano sulla pista ciclabile, per esprimere un senso di rispetto a questo giovanissimo padre mrto in mare.
In serata il magistrato ha incaricato la Capitaneria di porto di raccogliere le testimonianze dei bagnanti presenti nella zona de “Le Piscine” nel momento del tuffo in mare e in quello successivo dei soccorsi per tentare rianimare Christian Piredda. Dichiarazioni utili per ricostruire la dinamica della tragedia e predisporre il rapporto da presentare all’Autorità giudiziaria.
Sanitari del 118 e volontari della sezione locale dell’Avis hanno fatto per intero il proprio dovere, così i militari della Capitaneria che sono accorsi immediatamente per cercare di trarre in salvo chi si trovava in balia delle onde. Dai primi rilievi è emerso che a buttarsi per primo in acqua è stato un giovane portotorrese che prendeva il sole sulle rocce: ha lottato strenuamente con il mare agitato e ha contribuito a riportare sulla terraferma padre e figlio. Per il giovane Christian, ogni tentativo di soccorso purtroppo si è poi rivelato vano. Il cuore del ragazzo si è fermato per sempre.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Purtroppo non c’è stato niente da fare, Franco Piredda ha atteso a lungo piegato a terra che qualcosa cambiasse, e che un miracolo potesse restituirgli Christian.
Il corpo del ragazzo è stato coperto dai volontari dell’Avis e dagli operatori del 118. Il padre del ragazzo da quel momento ha atteso in disperato silenzio che la barella venisse portata sulla pista ciclabile in attesa della decisione del magistrato di turno. Poi la resa: il ginocchio ferito dall’impatto con le rocce, Franco Piredda si è seduto come un automa sulla sua auto, con lo strazio nel cuore e la consapevolezza di non aver potuto fare niente per evitare quella tragedia. Un silenzio assordante in quel tratto di costa compreso tra le due chiesette di Balai, nonostante la presenza di bagnanti e persone che camminavano sulla pista ciclabile, per esprimere un senso di rispetto a questo giovanissimo padre mrto in mare.
In serata il magistrato ha incaricato la Capitaneria di porto di raccogliere le testimonianze dei bagnanti presenti nella zona de “Le Piscine” nel momento del tuffo in mare e in quello successivo dei soccorsi per tentare rianimare Christian Piredda. Dichiarazioni utili per ricostruire la dinamica della tragedia e predisporre il rapporto da presentare all’Autorità giudiziaria.
Sanitari del 118 e volontari della sezione locale dell’Avis hanno fatto per intero il proprio dovere, così i militari della Capitaneria che sono accorsi immediatamente per cercare di trarre in salvo chi si trovava in balia delle onde. Dai primi rilievi è emerso che a buttarsi per primo in acqua è stato un giovane portotorrese che prendeva il sole sulle rocce: ha lottato strenuamente con il mare agitato e ha contribuito a riportare sulla terraferma padre e figlio. Per il giovane Christian, ogni tentativo di soccorso purtroppo si è poi rivelato vano. Il cuore del ragazzo si è fermato per sempre.
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