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Sassari

Duplice delitto di Buddusò è il giorno della sentenza

di Nadia Cossu
Duplice delitto di Buddusò è il giorno della sentenza

L’omicidio del 2011. La difesa: non c’è uno straccio di prova contro i 3 imputati In primo grado Canu, Manca e Brundu sono stati assolti. Il pg chiede tre ergastoli

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BUDDUSÒ. «Gli imputati sono colpevoli, chiedo la riforma della sentenza e, quindi, la condanna all’ergastolo per tutti e tre». Così lo scorso 19 maggio Carlo Scalas – nelle vesti di procuratore generale davanti ai giudici della corte d'assise d’appello presieduta da Mariano Brianda – aveva terminato la sua discussione nel processo di secondo grado per il duplice omicidio di Buddusò. Oggi, invece, sarà il giorno della sentenza. Quella di secondo grado.

Il primo dicembre del 2015, dopo quasi nove ore di camera di consiglio, i giudici della corte d’assise avevano assolto Salvatore Brundu, 27 anni, Giovanni Antonio Canu, 51, e Gianni Manca, di 46, dalla terribile accusa di aver ammazzato con una scarica di pallettoni due compaesani: Antonio Bacciu (28 anni) e suo zio Giovanni Battista (di 69). Altri due fratelli di Antonio – Angelo e Gianmarco, di 27 e 31 anni – erano scampati miracolosamente all’agguato. Uno si era finto morto accanto al cadavere dello zio e così si era salvato.

Alcuni giorni fa la parola è passata all’avvocato di parte civile Gian Marco Mura che – sulla stessa linea della Procura – ha chiesto la condanna degli imputati e ai legali della difesa Antonio Secci e Sara Luiu per Canu, Claudio Mastandrea e Secci per Brundu e Speranza Benenati per Manca. L’avvocato Secci si è concentrato sul movente sostenuto da Scalas in primo grado: il terreno di Biderosu. Per l’accusa, Canu e Manca erano legati dal medesimo movente e Brundu sarebbe stato l’autore materiale del duplice delitto. «In Appello però – ha detto con forza Secci – il movente di Canu improvvisamente per il procuratore cambia. Non è più il terreno ma la paura. La paura che i Bacciu possano uccidere Gianni Manca, considerato che i due fratelli Antonio e Angelo avevano già esploso alcune fucilate contro la porta della sua azienda e tra le famiglie c’erano stati diversi dissapori. Ed ecco che allora Canu, Brundu e Manca farebbero fronte comune contro i Bacciu». Per la difesa una ricostruzione «priva di alcun fondamento», «non supportata da uno straccio di prova e nemmeno da intercettazioni».

Quanto al presunto «rapporto di dipendenza» tra Canu e Manca di cui ha parlato Scalas nella requisitoria, l’avvocato Speranza Benenati cita un episodio emblematico: «In un’intercettazione un allevatore di Orgosolo confida a Canu che nel suo paese si diceva che doveva esser fatto fuori un “elemento” di Buddusò...». E in base alla descrizione che l’orgolese fa della vittima designata, Canu capisce subito che si tratta di Gianni Manca. «E cosa fa Canu? – alza il tono della voce la Benenati – Anziché avvisare quello che per la Procura è il suo “amico per la pelle” va da un parente finanziere e gli dice quanto gli è stato riferito. Il finanziere gli risponde di farsi i fatti suoi e lui segue il consiglio. E questo vi sembra un rapporto di “amicizia per la pelle?». In mattinata le repliche e poi la sentenza.

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