Addio a Vittore Cordella, il saluto della Nuova
Aveva 79 anni e per oltre trenta è stato ai vertici dell’amministrazione del nostro quotidiano
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SASSARI. È morto Vittore Cordella, stroncato a 79 anni da una malattia contro la quale lottava, ma che non gli ha lasciato scampo. Il suo nome è intimamente legato alla storia della Nuova Sardegna, nella quale per oltre trent’anni ha svolto un ruolo fondamentale per la vita del giornale, ricoprendo le più alte cariche nell’amministrazione della società editrice. Appartenente a una delle famiglie della borghesia benestante sassarese, conosceva profondamente la sua città e aveva quello spirito sornione che accomuna i suoi abitanti e che dà la capacità di affrontare anche i maggiori ostacoli con pragmatismo.
Quando il quotidiano era di proprietà della Sir (Società italiane resine) di Nino Rovelli, era lui che teneva, dai vertici, i rapporti con i dirigenti della società chimica. E quando la Sir nel 1977 si ritrovò in una situazione finanziaria disastrosa e venne nominato un consorzio di banche per il risanamento e per la messa in vendita dei rami ancora produttivi del gruppo del petroliere, Vittore Cordella gestì in maniera diretta e in autonomia il giornale, spendendosi per garantire gli stipendi ai dipendenti, garantendo lui stesso presso le banche e anticipando le paghe mensili dai ricavi delle necrologie e della pubblicità. Poi traghettò la Nuova verso la vendita al gruppo editoriale Espresso-Caracciolo. Che acquistò il quotidiano sassarese nell’ottobre del 1980, rinnovandolo nel nome della testata, nel formato e nei contenuti che sotto la proprietà di Rovelli avevano tenuto in primo piano la questione della chimica e le lotte con Eni e Montedison. Caracciolo confermò la fiducia al “ragionier” Cordella che continuò la carriera nel “suo” giornale, che aveva guidato come se fosse una grande famiglia, stabilendo rapporti cordiali con il personale e coinvolgendo La Nuova Sardegna in un rapporto stretto con la città . Fu un contributo importante quello che diede, sempre con spirito di servizio e sempre presente nella vita quotidiana dell’azienda. Nel 2001 festeggiò l’andata in pensione, ma il suo legame con il giornale rimase nella lettura quotidiana e nell’interessamento continuo alle sue vicende che aveva seguito per tanti anni da protagonista.
Quando il quotidiano era di proprietà della Sir (Società italiane resine) di Nino Rovelli, era lui che teneva, dai vertici, i rapporti con i dirigenti della società chimica. E quando la Sir nel 1977 si ritrovò in una situazione finanziaria disastrosa e venne nominato un consorzio di banche per il risanamento e per la messa in vendita dei rami ancora produttivi del gruppo del petroliere, Vittore Cordella gestì in maniera diretta e in autonomia il giornale, spendendosi per garantire gli stipendi ai dipendenti, garantendo lui stesso presso le banche e anticipando le paghe mensili dai ricavi delle necrologie e della pubblicità. Poi traghettò la Nuova verso la vendita al gruppo editoriale Espresso-Caracciolo. Che acquistò il quotidiano sassarese nell’ottobre del 1980, rinnovandolo nel nome della testata, nel formato e nei contenuti che sotto la proprietà di Rovelli avevano tenuto in primo piano la questione della chimica e le lotte con Eni e Montedison. Caracciolo confermò la fiducia al “ragionier” Cordella che continuò la carriera nel “suo” giornale, che aveva guidato come se fosse una grande famiglia, stabilendo rapporti cordiali con il personale e coinvolgendo La Nuova Sardegna in un rapporto stretto con la città . Fu un contributo importante quello che diede, sempre con spirito di servizio e sempre presente nella vita quotidiana dell’azienda. Nel 2001 festeggiò l’andata in pensione, ma il suo legame con il giornale rimase nella lettura quotidiana e nell’interessamento continuo alle sue vicende che aveva seguito per tanti anni da protagonista.
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