La Nuova Sardegna

Sassari

Peggio del caldo ci sono solo le chiacchiere sul caldo

Giampaolo Cassitta
Peggio del caldo ci sono solo le chiacchiere sul caldo

L'OPINIONE - La giusta ribellione allo “stalking” apocalittico dei media: un bel pranzo con porcetto e melanzane alla parmigiana

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Un’estate bollente. Dicono. Ed è vero. Però estati con la neve almeno in Sardegna non ne ricordo. Fa molto caldo, ed è l’estate più calda degli ultimi dieci anni. Forse venti. Probabilmente cinquanta. Come se ci ricordassimo tutti i caldi di tutte le estati che, comunque, sono sempre all’insegna del sole. Però questa è particolare. Avete visto gli incendi? Li abbiamo visti e non hanno colpito solo la Sardegna ma altre regioni e anche altri Stati, Australia compresa. Il caldo è insopportabile. Lo è e lo abbiamo atteso per mesi, anche se abbiamo avuto un inverno mite. Quanto mite? Il più caldo degli ultimi dieci anni. Forse venti. Probabilmente cinquanta. Io, per esempio, ricordo le mie estati assolate della perduta adolescenza, dove si ciondolava tra il mare e le risate, a rincorrerci sulla battigia e a passare il tempo che sembrava non trascorresse mai. Quelle estati tra il fieno tagliato in un giallo intenso e maturo negli stazzi galluresi a correre e sudare tra milioni di cicale e cieli di un azzurro nitido. Faceva caldo ma non lo sentivamo. O, forse, non ne parlavamo con la stessa insistenza con cui se ne discute oggi. Un’estate bollente. Lo dicono i telegiornali e ci suggeriscono, come ogni anno, di bere più acqua, di mangiare molta insalata. E noi, tutti gli anni, a ferragosto in tavola ci mettiamo il porcetto e le melanzane alla parmigiana. Così, giusto per contraddire il telegiornale.

Però fa caldo. Soprattutto umido. Sicuramente c’è un’umidità del cinquanta per cento, ma che dico, del settanta per cento. Forse del novanta. Le magliette sono zuppe di sudore, forse perché beviamo troppa acqua e mangiamo molta insalata. Forse perché ci muoviamo troppo. I bambini non dovrebbero sudare con questo caldo. Fa male. Eppure bambini lo siamo stati per un bel periodo e abbiamo trascorso diverse estati a giocare all’aperto, esclusa la finestra che andava dalla 13 alle 15 dove non si usciva perché ci attendeva, inesorabile, la mamma del sole, le altre ore erano nostre e si correva, si giocava a pallone, si sudava e si ricominciava perché quella era la nostra estate, la nostra vita. Densa e normale.

Fa caldo. Lo dicono le applicazioni. Ci sono quelle ci avvisano con dei messaggini inquietanti: “temperature in aumento nelle prossime ore. Pericolo molto rilevante” e vicino un triangolo giallo con un punto esclamativo rosso. Da paura. Ci perseguitano con un’insistenza che rasenta lo stalking. Dobbiamo attrezzarci perché fa caldo. Molto caldo. Non è possibile neppure pensare ad altro. Certo, ci sono gli sbarchi e quel pasticcio delle navi. Come si chiamano? Vedete, non lo ricordiamo neppure. Questi migranti, proprio con questo caldo devono tentare la traversata? Non possiamo accoglierli tutti. Siamo anche in un periodo di siccità, l’acqua razionata proprio adesso che imperversa il caldo, abbiamo le dighe a secco e la colpa è sicuramente di Abbanoa che accamperà la scusa che non piove. Con il caldo non si ragiona. Aumentano i delitti, perché è più facile litigare. Quest’anno sono centocinquanta. Forse duecento. Probabilmente trecento. Solo in Italia. Perché non è vero che l’estate è la stagione più bella dell’anno. Si soffre a dover andare al mare e farsi il bagno. Non si capiscono le migliaia di persone ammassate sulle spiagge con tutto questo caldo. Poi i turisti. Ne vogliamo parlare? File interminabili in pizzeria, nei ristoranti dove noi, sardi, non abbiamo la continuità territoriale e anche se non ci andiamo in ristorante dovrebbero essere riservati dei posti. A prescindere. Con questo caldo non ci possiamo permettere di attendere. Il caldo è un elemento sicuramente deleterio per quest’isola. Arrivano troppe persone tra luglio e agosto. Proprio nei mesi più caldi e intralciano le strade, assaltano i bar, prosciugano i bancomat. I turisti. Che ci servono, per carità, ma potrebbero diluirsi nel corso dell’anno, per esempio e venire ad ottobre, novembre, o a gennaio. Ci vorrebbe il maestrale. Quel maestrale che spazza tutto, che rinfresca e che ci fa respirare. Dovrebbe essere un’estate tutta maestrale e tramontana. Certo, non si deve esagerare. Capisco che il maestrale dura almeno tre giorni però, poi, questo vento freddo non ci permette di sfoggiare quel vestitino acquistato proprio per l’estate e i bambini, con il maestrale, rischiano il raffreddore. Insomma. Fa caldo. D’estate dicono succeda. Facciamocene una ragione. A dicembre saremo tutti pronti a sognare un caldo intenso. E a dire che fa freddo, troppo freddo. Sarà l’inverno più freddo degli ultimi dieci anni, forse venti. Probabilmente cento. Antò, fa caldo.

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