L’altolà della Chiesa «Attenzione ai costi e agli show proposti»
Don Borrotzu: non siamo fustigatori, ma talvolta si esagera Don Zedda: sui bilanci chiediamo la massima trasparenza
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SASSARI. Le star della musica oscurano il santo. Anche se si tratta di feste patronali l’aspetto laico ha la meglio su quello religioso. È un dato di fatto, e per certi versi la stessa Chiesa ne è consapevole. Ma questo non vuole dire che dalle varie diocesi non si levi qualche voce critica. Tre anni fa fu monsignor Mosè Marcias, vescovo di Nuoro, ad affermare che «in nome dei santi si gozzoviglia e si sperpera per puro divertimento». Parole che don Pietro Borrotzu, parroco di Beata Maria Gabriella a Nuoro, fa sue. «Quando si parla di feste patronali occorrerebbe fare due tipi di ragionamenti – spiega il sacerdote –. Da un lato, sui loro costi, che talvolta, soprattutto al giorno d’oggi, possono apparire esagerati, dall’altro, sul tipo di spettacoli che vengono proposti, perché non bisogna mai dimenticare che si tratta di feste religiose. Anche se talvolta alcune manifestazioni risultano essere quasi pagane». Sul primo punto don Borrotzu parla di un problema vecchio. «Un tempo le feste seguivano un cliché preciso: la gara poetica, i canti a chitarra, il complessino del posto. Poi si è iniziato a chiamare i grandi nomi e a investire ingenti risorse. Questo, a mio avviso, è sempre stato un po’ discutibile. E ancora di più lo è al giorno d’oggi, vista la grave crisi economica». Il secondo punto è invece più legato ad alcuni spettacoli proposti non proprio in linea con i precetti religiosi. «Il problema si presenta soprattutto nei santuari, perché attorno alla chiesa ci sono anche case. Spazi che in occasione delle feste diventano terra di nessuno, dove ognuno fa quello che vuole. Si gozzoviglia in nome dei santi, direbbe monsignor Marcias. Bisogna invece ricordarsi che si tratta di santuari, che la parte civile non può essere in contrasto con quella religiosa. Più che di iniziative è un problema di organizzazione, anche se alcuni spettacoli possono essere discutibili dal punto di vista della religione. Non vogliamo fare i fustigatori, ma talvolta si rischia il vilipendio». Don Borrotzu ritiene ci debba essere più collaborazione tra comitati civili e religiosi. «Bisognerebbe fare sintesi, invece alla parte religiosa vengono lasciati la processione e i fiori. Di tutto il resto se ne occupano i comitati civili, ma non sempre vengono rispettati i canoni di una festa patronale».
Per questo, spiega don Tonino Zedda, parroco di San Giuseppe a Oristano, ci sono delle procedure da seguire. «La Chiesa ha direttive a carattere internazionale emanate dal Vaticano, che invita a prestare la massima attenzione alla commistione tra sacro e profano. Poi ogni diocesi emana delle proprie direttive che devono rispondere a esigenze particolari. Bisogna tenere a mente che non esiste una festa religiosa e una civile, ma tutti i festeggiamenti partono dalla venerazione alla Vergine o a un santo. Infine, ogni singola parrocchia si dà altre piccole norme per evitare che si possano inserire nei cartelloni spettacoli sconvenienti, per ricordare che le processioni non sono solo folk, ma anzi l’aspetto religioso è più importante del resto. Infine – conclude – non manca un richiamo all’aspetto economico. Le offerte sono fatte in nome del santo e i bilanci devono essere pubblici, trasparenti». (al.pi.)
Per questo, spiega don Tonino Zedda, parroco di San Giuseppe a Oristano, ci sono delle procedure da seguire. «La Chiesa ha direttive a carattere internazionale emanate dal Vaticano, che invita a prestare la massima attenzione alla commistione tra sacro e profano. Poi ogni diocesi emana delle proprie direttive che devono rispondere a esigenze particolari. Bisogna tenere a mente che non esiste una festa religiosa e una civile, ma tutti i festeggiamenti partono dalla venerazione alla Vergine o a un santo. Infine, ogni singola parrocchia si dà altre piccole norme per evitare che si possano inserire nei cartelloni spettacoli sconvenienti, per ricordare che le processioni non sono solo folk, ma anzi l’aspetto religioso è più importante del resto. Infine – conclude – non manca un richiamo all’aspetto economico. Le offerte sono fatte in nome del santo e i bilanci devono essere pubblici, trasparenti». (al.pi.)
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