La Nuova Sardegna

Sassari

Caro Pelù, adesso chiedi scusa alla tua Chernobyl immaginaria

Giacomo Mameli
Piero Pelù
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Piero Pelù

L'OPINIONE - Il cantante ha definito Perdasdefogu «paese di m...». È disinformato ma insulta. E le istituzioni tacciono

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Sono un giornalista in pensione e, per questa posizione sociale, mi permetto di non essere schiavo di facebook. Ma è un errore vivere fuori dalla realtà, anche di quella virtuale ma non virtuosa. Ho perciò saputo a scoppio ritardato, da due liceali, Vania e Daniele, di quanto era successo a Cagliari nel concerto a L'Arena Sant'Elia davanti a migliaia di fan. Tutti osannanti mentre il cantautore Pelù dal palco definiva Perdasdefogu, dove sono nato 77 anni fa nel rione delle more di gelso, “un paese di merda”. Lo ha ripetuto un artista nato nella città del dolce stil novo, del David di Donatello e di Santa Croce. È stato acclamato da migliaia di sardi. Quelle ovazioni hanno sconvolto i miei paesani e chi scrive più delle strampalate equiparazioni con Hiroshima, Nagasaky e Chernobyl.

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Pelù – di cui ho sempre apprezzato l'impegno civile – conosce la contabilità dei morti delle località citate? Sa che cosa sta avvenendo in Yemen, in Nigeria, in Turchia, nell'America di Trump che sta ricreando una democrazia guerrafondaia? In questo crescente disordine mondiale, la merda è Perdasdefogu? E lo può dire senza pagare dazio? Conosco la storia e la cronaca di Quirra. Avevo i pantaloncini corti quando frequentavo i presidi di decine di facoltà di Fisica arrivati sotto Monte Rasu a studiare le stelle. Fino a pochi anni prima non avevo ancora l'acqua corrente in casa, non sapevo che cosa fossero una lampadina e una radio. Arriva il Poligono, scatta in Italia il boom generale del dopoguerra e anche Perdasdefogu cresce. Quegli universitari (francesi, tedeschi, scozzesi e italiani) a Foghesu frequentano orti e ovili, ballano su passu torràu, lanciano missili per studiare le stelle, “la stratosfera e la ionosfera”, precisavano. Un paese sperduto fra i monti ospita il primo nucleo dell'Europa Unita, la Esro, European Spatial Research Organisation che si struttura fra pietre di fuoco, capre, pecore e fame.

Per oltre un decennio il Poligono europeo lato Flumineddu compete con le sfide di due colossi per la conquista dello spazio. Cape Canaveral negli Usa, Baikonour in Russia, Sa Fraigàda a Foghesu con la Torre Gigli. Poi il maldestro governo italiano dimentica il cielo e usa l'altipiano del Cardiga per altre sperimentazioni, per testare armi. Ma – col Dna nuragico che ci resta – anche con questa svolta imposta da Roma, a Foghesu (come in Ogliastra) si vive due anni più della media italiana. I decessi per tumore sfiorano in Italia il 3 per mille, a Perdasdefogu è all'1,33. Maschi e femmine vivono tre anni più della media nazionale. Eccolo il paese di merda. Un paese con le cascate di porfido più imponenti d'Europa. Con acque limpide per insetti marcatori ambientali. Un paese che 1200 anni fa disegnava nelle chiese bizantine l'albero della vita. Il paese col record mondiale della longevità familiare certificato Guinness. Il paese che tre secoli fa ha inventato la festa per il forestiero. Felici? No. Nel nulla progettuale sardo-italico a Perdasdefogu non c'è un solo nuovo posto di lavoro. Resta solo una umiliante e martellante campagna mediatica. Dopo i giornali i concerti live.

Mentre i social diffondevano le volgarità sul mio paese, mi trovavo al festival a L'Asinara godendo uno dei panorani più affascinanti del mondo. In un luogo che era stato di pena, con l'ossario di migliaia di italiani e austriaci, da un palco vista mare un attore proponeva il monologo di un soldato di nome Palmas Vittorio, nato e vivente a Perdasdefogu (ha 104 anni). Da prigioniero dei tedeschi, dopo aver visto fucilare sette suoi compagni, aveva sofferto il lager nazista di Bergen Belsen, quello di Anna Frank. E così anche il calvario di Palmas Vittorio è servito a costruire un'Europa di gente libera, di attori milionari che hanno la libertà di dire ciò che gli propone il suggeritore di turno, che si fanno pagare biglietti (20 euro per tremila presenti) sotto luci psichedeliche. Anche Palmas Vittorio, anonimo eroe della grande storia, è stato vilipeso da un cantante e da chi gli passa il copione. Qualcuno gli chiederà scusa? E basterebbe? La libertà di parola può essere confusa con la libertà di insulto? Anche per un divo ospitato in Sardegna? Ps. Mortificante il silenzio istituzionale. La parolaccia seguita al nome del paese era riferita a quanto avviene dietro il filo spinato. Ha protestato il ministro della Difesa? Palazzo Chigi? Un parlamentare? La Regione? Hanno risposto il sindaco e i consiglieri del mio paese. Del resto sono loro gli strateghi di quanto è avvenuto dentro il Poligono. Pardon. Era responsabile anche Salvatore Piu Piu: ci ha lavorato vent'anni.
 

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