Tula, una festa per il rientro degli emigrati
In prima fila gli immigrati: hanno affiancato i cuochi del paese e preparato le loro pietanze
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TULA. Le vacanze estive sono per molti un momento di relax e svago dopo un anno di fatica, ma hanno un significato più profondo e importante per gli emigrati che fanno ritorno al proprio paese d’origine per trascorrere anche solo qualche giorno, in compagnia di parenti e amici. A tutto ciò non fa certo eccezione Tula che a partire dagli inizi del secolo scorso ha visto partire i propri figli alla ricerca di miglior fortuna. Il flusso migratorio però ha creato meno scompensi che in altre zone della Sardegna e il laborioso centro logudorese ha visto diminuire la propria popolazione negli ultimi decenni di circa centocinquanta unità, passando dai 1700 residenti degli anni ’80 ai 1572. Per tenere annodato il filo diretto che lega il paese ai tulesi lontani l’amministrazione comunale sta mettendo in campo alcune iniziative tra cui spicca la Festa dell’Emigrato, svoltasi qualche settimana fa. Con i flussi migratori modificatisi in questi ultimi l’appuntamento estivo nato per festeggiare gli emigrati che ritornano ha cambiato pelle e oggi si rivolge oltre che ai tulesi emigrati anche a chi invece ha scelto di “immigrare”a Tula arrivando nel paese da terre lontane. La comunità più importante è formata da una quindicina di famiglie provenienti dalla Romania. Ci sono poi rappresentanti del Kenya, Uruguay e Nigeria. «La comunità straniera del nostro paese fa ormai parte del nostro tessuto sociale, lavora e partecipa alla vita attiva – ha detto l’assessore alla cultura Bianca Serusi – tanto che nel corso dei festeggiamenti per gli emigrati i rappresentanti romeni si sono affiancati ai cuochi dell’Associazione Ippica Tulese, che ringrazio vivamente per l’impegno ed hanno offerto ai convenuti il Mici, un tipico piatto della loro cultura». L’evento ha visto inoltre impegnati prima in una suggestiva sfilata e poi sul palco dell’anfiteatro comunale, davanti ad un pubblico davvero numeroso, i gruppi di ballo della Martinica e dell’Argentina, le launeddas di Cabras, le Oches de Fonni, gli “Amigos de canticos a chiterra” di Tula e i corpi di ballo sardo di Villacidro, Porto Torres e Tula. «Ci piace pensare che il nostro paese possa invertire la tendenza allo spopolamento propria di molte piccole realtà territoriali e le azioni che metteremo in campo andranno in questa direzione – ha detto il sindaco Gino Satta –. Oltre all’accoglienza dei nostri emigrati che ritornano e che creano una ventata di ottimismo per tutti noi residenti, stiamo affrontando anche il più spinoso problema dell’accoglienza ai rifugiati. Abbiamo iniziato a valutare la possibilità di presentare un progetto Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) magari rivolto anche ai minori ma il tutto è ancora in una fase di studio preliminare».
Francesco Squintu
Francesco Squintu
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