Mani tese per fermare chi vuole uscire di scena
L’altro giorno un disoccupato si è trascinato dietro una bombola di gas e ha fatto scattare l’allarme generale davanti al Comune di Porto Torres. Forse un atto dimostrativo, ma ora è in carcere accusato di strage
L’altro giorno un disoccupato si è trascinato dietro una bombola di gas e ha fatto scattare l’allarme generale davanti al Comune di Porto Torres. Forse voleva solo fare un atto dimostrativo, altre volte aveva già tentato il suicidio. Ora è in carcere accusato di strage.
La cosa strana è che i commenti sull’episodio si sono concentrati – specie sul web – sulla bombola. Cioè se poteva o meno esplodere, se c’era gas a sufficienza, se la fiammata era potente e se il rubinetto era stato aperto del tutto o solo in parte. Insomma, l’aspetto umano è passato in secondo piano. In compenso abbiamo scoperto tanti esperti sul gas e i suoi effetti esplosivi.
Sul ponte di Rosello, a Sassari, un ragazzo ha scelto di uscire di scena poco dopo l’alba. Un salto da quel marciapiede dove purtroppo si contano già altre tragedie e la gente pensa che sia sufficiente erigere barriere e reti di protezione per risolvere il problema, per togliersi il fastidio di non dover essere anche involontari testimoni di tragedie di strada. E pochi giorni più tardi, un uomo che aveva maturato la stessa decisione, in un momento di grave difficoltà, è stato salvato da una mano amica. Raggiunto al momento giusto da sentinelle umane che hanno intuito che si stava consumando il dramma. È bastato uno scatto in avanti, un passo più deciso e uno sguardo attento per arrivare in tempo.
Ecco, alle 10 del mattino di un giorno qualunque, il fattore umano è tornato protagonista, davanti a tutte le repliche virtuali, ai copia e incolla di frasi retoriche e sempre uguali. Una mano stringe l’altra e basta per salvare una vita umana. Senza rete e barriere, a volte si riesce. L’altra mattina, invece, non c’era una mano e neppure uno sguardo per il ragazzino di 23 anni, perché gli incroci sono sempre complicati, gli orari e le coincidenze non tornano e così si perde l’ultima speranza. Però non tutto è perduto, la rete vera – quella fatta di persone – può ancora trovare momenti per entrare in sintonia con chi attraversa situazioni di disagio e di difficoltà.
Un percorso che può cominciare prima che si arrivi su un ponte o da un’altra parte: e questo è l’appello di Voce Amica che – in questi giorni – ha rilanciato l’impegno per favorire la cultura dell’ascolto e del dialogo. Per dire «noi ci siamo», una mano tesa per aiutare chi si trova in crisi e in quegli attimi di solitudine pensa che tutto sia ormai perduto. La campagna è partita con maggiore decisione dopo gli ultimi fatti, con il pensiero che una grande rete umana, attenta e solidale, vale molto più di tanti esperti di reti, ponti e bombole di gas.
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