Non bastano i selfie per aiutare i minatori di Olmedo
Daniela Scano
◗
Una delegazione di minatori davanti ai cancelli chiusi della manieraMolti politici davanti ai cancelli di Olmedo, ma finora nessuna soluzione per il giacimento di bauxite
2 MINUTI DI LETTURA
La bauxite, di cui sono fatte le viscere rocciose del territorio di Olmedo, costituisce la fonte principale per la produzione dell’alluminio ed è quindi indispensabile per realizzare innumerevoli oggetti di uso quotidiano. La miniera è un regalo della natura da sfruttare con rispettoso giudizio, preservandolo. Il futuro del giacimento non riguarda (o non dovrebbe riguardare) solo i minatori che lottano per il lavoro. Cosa accadrà e come sarà gestita questa risorsa è (o dovrebbe essere) un problema prioritario per tutta la Sardegna.
Fatta questa banale premessa, l’annosa vertenza dei minatori fa rabbia. In questa come in altre emergenze occupazionali e industriali del territorio, c’è la frustrante attesa di una “soluzione” che non arriva.
Nell’attesa che si protrae, i minatori e le loro famiglie si sentono soli e abbandonati a un destino di disoccupazione o di ammortizzatori sociali. Hanno ragione, non solo perché non c’è stata la corsa imprenditoriale a rispondere al bando regionale per il trasferimento della concessione mineraria dopo la breve parentesi dei gestori greci fuggiti via. Hanno ragione perché non vedono soluzioni alternative all’orizzonte. Soluzioni che devono essere indicate da chi ha il preciso dovere di trovarle.
Per esempio, la Regione Sardegna ha mai pensato di incentivare la costituzione di una società di minatori a cui affidare la concessione mineraria del prezioso giacimento di bauxite? Chi, oltre gli uomini che sono scesi 180 metri sotto il livello terrestre per difendere il loro diritto al lavoro potrebbe occuparsi con più cura e passione della miniera Olmedo?
In questi anni troppi politici e amministratori si sono avvicendati davanti ai cancelli della miniera di Olmedo, come testimoniano i selfie d’ordinanza, oppure hanno ricevuto i lavoratori nelle proprie sedi istituzionali. Ma un selfie non basta e la solidarietà scalda il cuore ma non sfama i bambini, non compra i libri per i figli studenti, non è la password del bancomat.
Nella vicenda della miniera di bauxite è arrivato il momento di rompere il bozzolo roccioso dell’attesa e di trovare le soluzioni. Un futuro possibile per i minatori di Olmedo deve esistere e non va cercato nell’assistenzialismo. La chiusura di quella realtà produttiva sarebbe una sconfitta del territorio e della Sardegna. Meno selfie, più self-made.
Fatta questa banale premessa, l’annosa vertenza dei minatori fa rabbia. In questa come in altre emergenze occupazionali e industriali del territorio, c’è la frustrante attesa di una “soluzione” che non arriva.
Nell’attesa che si protrae, i minatori e le loro famiglie si sentono soli e abbandonati a un destino di disoccupazione o di ammortizzatori sociali. Hanno ragione, non solo perché non c’è stata la corsa imprenditoriale a rispondere al bando regionale per il trasferimento della concessione mineraria dopo la breve parentesi dei gestori greci fuggiti via. Hanno ragione perché non vedono soluzioni alternative all’orizzonte. Soluzioni che devono essere indicate da chi ha il preciso dovere di trovarle.
Per esempio, la Regione Sardegna ha mai pensato di incentivare la costituzione di una società di minatori a cui affidare la concessione mineraria del prezioso giacimento di bauxite? Chi, oltre gli uomini che sono scesi 180 metri sotto il livello terrestre per difendere il loro diritto al lavoro potrebbe occuparsi con più cura e passione della miniera Olmedo?
In questi anni troppi politici e amministratori si sono avvicendati davanti ai cancelli della miniera di Olmedo, come testimoniano i selfie d’ordinanza, oppure hanno ricevuto i lavoratori nelle proprie sedi istituzionali. Ma un selfie non basta e la solidarietà scalda il cuore ma non sfama i bambini, non compra i libri per i figli studenti, non è la password del bancomat.
Nella vicenda della miniera di bauxite è arrivato il momento di rompere il bozzolo roccioso dell’attesa e di trovare le soluzioni. Un futuro possibile per i minatori di Olmedo deve esistere e non va cercato nell’assistenzialismo. La chiusura di quella realtà produttiva sarebbe una sconfitta del territorio e della Sardegna. Meno selfie, più self-made.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
