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La fermentazione e il rischio di asfissia

La fermentazione e il rischio di asfissia

Chimici ed enologi: gli zuccheri si trasformano e l’ambiente si satura di anidride carbonica

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ALGHERO. In passato era una consuetudine: durante la fermentazione le cantine venivano chiuse e nessuno poteva entrarci. Era una regola, imposta per evitare incidenti. E la spiegazione è semplice: in quella fase l’ambiente si satura di gas, prevalentemente anidride carbonica che caccia via l’ossigeno. La conseguenza immediata è la morte per asfissia.

Chimici ed enologi lo spiegano in due parole: «Gli zuccheri presenti nell’uva fermentano e si trasformano in alcol etilico, anidride carbonica e altri prodotti secondari. E proprio l’anidride carbonica, essendo più pesante dell’ossigeno, tende a fermarsi in basso».

L’uomo respira solitamente un’aria con presenza di ossigeno al 21% che può scendere sino al 15-16% senza risentire di conseguenze immediate. La respirazione diventa molto difficoltosa quando i livelli sono più bassi sino a diventare del tutto inefficace quando l’ossigeno raggiunge una concentrazione del 10%. Ecco perché i locali vengono ben areati e prendere tutte le precauzioni diventa fondamentale per non rischiare la morte per asfissia.

Alle Tenute Delogu, come vuole la prassi quando si verificano incidenti di questo tipo, è intervenuto sia venerdì che ieri anche il nucleo NBCR (acronimo di nucleare - biologico - chimico - radiologico) dei vigili del fuoco del comando provinciale di Sassari per un sopralluogo. (na.co.)

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