La Nuova Sardegna

Sassari

Due condanne per le aste truccate

di Luca Fiori
Due condanne per le aste truccate

Tre anni di reclusione per Mirko Mantellini, 1 anno e 11 mesi per Roberto Pintus. Nove rinvii a giudizio e un proscioglimento

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SASSARI. Due patteggiamenti, nove rinvii a giudizio e un proscioglimento. Inizierà il prossimo 14 novembre il processo per la maggior parte degli imputati finiti nell’inchiesta della Procura che ad aprile dello scorso anno aveva scoperchiato un sistema truccato di aste giudiziarie per aggiudicarsi gli immobili finiti sotto sequestro.

Nel mentre ieri mattina davanti al giudice delle udienze preliminari Carmela Rita Serra, il personaggio chiave dell’inchiesta Mirko Mantellini, 40 anni sassarese, dipendente dell’Istituto vendite giudiziarie (difeso dagli avvocati Nicola Satta e Daniele Alicicco) ha patteggiato con il pubblico ministero tre anni di reclusione. Era lui, secondo gli investigatori, che grazie al suo ruolo poteva fornire ai complici informazioni utili per assicurarsi appartamenti e capannoni dalle aste per poi rivenderli a prezzi maggiorati. E a rivenderli - secondo quanto stabilito durante la lunga indagine dei carabinieri - ci pensavano i suoi “soci” Pierluigi Figheri, 40, amministratore dell’agenzia «Reale Immobiliare» di Sassari e Roberto Pintus, 41, titolare della ditta individuale «P.R. Edil» e dell’agenzia P.R. Immobiliare. Il primo affronterà il processo con il rito ordinario, mentre il secondo (difeso dagli avvocati Daniele Alicicco e Francesca Fiori) ieri mattina ha scelto di patteggiare un anno e undici mesi di reclusione. Per uno solo degli indagati, Antonello Pisoni (difeso dall’avvocato Marco Palmieri) è arrivato il proscioglimento. Rinvio a giudizio disposto invece per Andreuccia Cossu, 70 anni, Vanessa Calvia, 42 anni, Mario Angelo Cargiaghe, 70 anni, Salvatore Maddau, 53 anni, Maria Teresa Pulina, 47 anni, Simone Tinelli, 33 anni e Angelo Unali, 44 anni. L'indagine era partita nel 2011 dopo la segnalazione del giudice dell’esecuzione Maria Grixoni che aveva ricevuto dall’avvocato Francesco Milia, allora presidente dell’Ordine, la notizia che una persona interessata all’acquisto di un immobile di cui era stata ordinata la vendita all’asta, era stata indirizzata da un dipendente dell’Istituto vendite giudiziarie, custode dell’immobile pignorato, presso l’agenzia immobiliare “Reale Immobiliare”, con sede in piazza Fiume.

Dalle indagini era emerso che le persone finite nell’inchiesta agivano come una società in cui ognuno aveva il suo ruolo ben preciso, con un vantaggio non da poco: potevano contare sulle informazioni riservate dell’Istituto vendite giudiziarie. Segreti grazie ai quali traevano in inganno il giudice dell’esecuzione, riuscendo ad acquistare immobili messi in vendita al Tribunale, che venivano aggiudicati a costi fortemente ribassati rispetto alla base d’asta e che venivano poi rivenduti a terzi inconsapevoli, naturalmente a prezzo di mercato.

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