«Caria procuratore, nomina legittima»

Accolto il ricorso del Csm e del ministero contro il verdetto del Tar del Lazio. Chiuso il caso sollevato da Elena Pitzorno

SASSARI. Il consiglio di Stato ha scritto la parola fine sul contenzioso di giustizia amministrativa avviato dopo il ricorso del magistrato Elena Pitzorno contro la nomina di Gianni Caria a capo dell’ufficio della procura della Repubblica di Sassari. La sentenza è stata pubblicata ieri e - in sostanza - riconosce che il Consiglio superiore della magistratura ha operato correttamente quando nella seduta del 24 febbraio 2016 ha deliberato il conferimento dell’incarico a Gianni Caria per la direzione dell’ufficio direttivo di procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sassari.

A quella nomina si era opposta - con ricorso al Tar del Lazio Elena Pitzorno (rappresentata dall’avvocato Alessandro Lipani) che aveva avviato l’iniziativa contro il Csm, il ministero della Giustizia e nei confronti del “concorrente” Gianni Caria per rivendicare che quel posto di dirigente della Procura sassarese spettasse a lei. E a novembre del 2016 - rilevando un “vizio di carattere procedimentale”, il Tribunale amministrativo del Lazio aveva accolto il ricorso della Pitzorno che da anni guida il Tribunale per i minorenni di Sassari. Materia delicata, quella alla base del contenzioso di giustizia amministrativa, nella quale si incrociano le competenze e l’autonomia - garantita dalla Costituzione - del Consiglio superiore della magistratura (per la nomina dei magistrati) ma anche la necessità che la commissione del Csm possa e debba agire sulla base di parametri valutativi che devono restare tali dall’inizio alla fine dell’istruttoria. La nomina di fatto era stata congelata e il Csm e il ministero della Giustizia avevano fatto appello al consiglio di Stato, davanti al quale si era dovuto costituire anche Gianni Caria (rappresentato dagli avvocati Vanessa Porqueddu e Stefano Gattamelata). I giudici, nell’accogliere il ricorso, hanno spiegato che nella decisione del Csm non si evincono «obiettivi profili di illegittimità (anche per eccesso di potere), nè è rinvenibile una falsa rappresentazione dei fatti sottesa al giudizio valutativo del plenum, nè illogicità o contradditorietà del percorso svolto». I giudici hanno sottolineato che «l’assegnazione delle funzioni va effettuata all’esito di un giudizio complessivo e unitario che tenga conto tanto del merito quanto delle attitudini all’ufficio direttivo, senza che vada attribuita rilevanza a uno specifico parametro». Il Consiglio ha chiarito che «una volta individuati gli aspiranti inseriti nell’area di valutazione, l’anzianità non assume rilievo decisivo, valendo piuttosto le esperienze maturate nel tempo e le attività realizzate, da valutare non secondo l’elemento estrinseco del tratto di tempo di svolgimento, ma all’interno dei parametri sostanziali del merito e delle attitudini».

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