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Sassari

A Giave il mangime crea lavoro e primati

di Emidio Muroni
A Giave il mangime crea lavoro e primati

A Campu Giavesu lo stabilimento di Gianmario Chessa è una florida realtà «Vorrei estendere l’azienda, ma la burocrazia spesso blocca le idee innovative»

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GIAVE. La presenza del mangimificio Chessa, nella piana di Campu Giavesu, a due passi dalla stazione ferroviaria, recentemente riaperta, rappresenta per il Logudoro Meilogu un’importante e preziosa eccezione all’interno di un deserto occupazionale. La scoperta di una realtà economica valida e di spessore, alimentata dalla voglia di emergere e creare lavoro non può infatti che suscitare sorprese positive.

Il “piccolo polo industriale” della “Chessa Srl” è il frutto tangibile dell’impegno serio e concreto e della capacità operativa di un piccolo imprenditore, Gianmario Chessa, 58 anni, che lo creò e lo ha potenziato, sulle tracce di quanto ideato e realizzato dallo zio Antonio Michele Chessa. Nel 1980, riprese l’idea dello zio, ammodernò le strutture esistenti, ampliò gli impianti e edificò una nuova sede nella quale trovarono la giusta sistemazione tutte le strumentazioni e innovazioni tecnologiche d’avanguardia per la realizzazione di una linea di prodotti certificati Ogm free. Tutto nel pieno rispetto dei dettami della moderna tecnologia, delle norme igienico sanitarie e della salvaguardia dell’ambiente circostante.

Pian piano l’azienda è cresciuta in fatturato e numero addetti, e oggi rappresenta la più bella realtà produttiva ed economica del territorio. Sin dai primi passi, ha puntato molto sull’importanza della famiglia, la moglie Caterinangela Dettori, i figli Anna Maria, Eleonora e Antonio Michele, collaborano attivamente e si alternano nei compiti ed esigenze aziendali.

La figura principale dell’impegno di Gianmario Chessa rimane comunque l’allevatore, per il quale lavora alla ricerca di nuove soluzioni per combattere in particolare la grave crisi della pastorizia. «Il problema grosso è il prezzo del latte – osserva –, l’importante è che sia remunerativo perché se muore il pastore moriamo tutti. E’ una catena che coinvolge tante piccole realtà dove ci sono degli imprenditori che rischiano sulla propria pelle». Sulla sua strada ha trovato più d’un intoppo che in parte ha impedito l’ampliamento e ammodernamento delle strutture. L’ultimo ha riguardato l’acquisizione di un’area per la costruzione dei nuovi uffici che un iter giudiziario, che dura da quasi vent’anni, ha incredibilmente frenato.

«La mia azienda da decenni sta creando benessere e occupazione nel territorio– rileva – ma talvolta nel suo cammino di crescita è stata contrastata anche dalle istituzioni. Anche per questo ora, collegato allo stabilimento, abbiamo un sito che potrebbe diventare un ricettacolo di animali e insetti e non possiamo espanderci. Abbiamo infatti la necessità soprattutto di ampliare gli uffici per poter assumere e collocare almeno altri tre impiegati». Altro problema riguarda l’accesso dei numerosi mezzi di trasporto, camion e autotreni, che arrivano dal porto di Oristano, ripartono dallo stabilimento con i prodotti lavorati e sono costretti a sostare o transitare superando gli avvallamenti e le buche presenti sulla strada provinciale. Gianmario, pur disorientato per il disinteresse che le istituzioni talvolta manifestano per le sue iniziative, comunque non si arrende e punta sempre più alla crescita della sua azienda .

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