bancali
Celebrato il bicentenario della polizia penitenziaria
SASSARI. L’esatta data di nascita è il 18 marzo 1817, quando Vittorio Emanuele I re di Sardegna promulgò la regie patenti con il Regolamento delle Famiglie di Giustizia che specializzavano i soldati...
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SASSARI. L’esatta data di nascita è il 18 marzo 1817, quando Vittorio Emanuele I re di Sardegna promulgò la regie patenti con il Regolamento delle Famiglie di Giustizia che specializzavano i soldati di giustizia nelle funzioni di sorveglianza e sicurezza delle carceri. Una ricorrenza che ieri è stata celebrata anche nel carcere di Bancali alla presenza delle autorità militari, civili e religiose della città. Ricorrenza durante la quale sono stati consegnati i riconoscimenti agli uomini del corpo che si sono distinti per ragioni di servizio ma che è servito anche a fare un po’ il punto sul sistema penitenziario italiano e su quello di Bancali in particolare. E se gli interventi del ministro della Giustizia Andrea Orlando e del direttore generale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Roberto Piscitello erano improntate all’esaltazione delle funzioni del corpo alla luce anche delle nuove competenze assegnate al personale, ci hanno pensato il comandante e il direttore a disegnare un quadro meno edulcorato e più realistico. Un corpo che non si occupa più della semplice sorveglianza, quindi, ma una «forza di polizia moderna e capace di tenere insieme le esigenze di controllo e ordine degli istituti penitenziari – come ha sottolineato il ministro Orlando – con quelle di sostegno e recupero delle persone detenute». Un compito che il personale del carcere di Bancali porta avanti nonostante «la mancanza di 40 sottufficiali e 50 fra agenti e assistenti», come ha sottolineato il comandante dela polizia penitenziaria Bruno Mulas che ha anche ricordato che molti compiti vengono svolti all’esterno della struttura di Bancali. Anche compiti di polizia giudiziaria e di intelligence in relazione al contrasto alla radicalizzazione dei detenuti islamici. Bancali ospita, dall’apertura del processo contro la presunta cellula di Al Qaeda, numerosi detenuti islamisti per i quali è stata creata una sezione ad alta sicurezza, che va ad aggiungersi ai 90 detenuti (circa) sottoposti al regime del 41 bis. Difficoltà che sono state confermate dalla direttrice del carcere Patrizia Incollu che ha ricordato la costante «insufficienza di risorse sia umane che materiali e finanziarie». E rivolta al personale la direttrice ha aggiunto che «anche in presenza di inevitabili tensioni e diversità di posizioni e opinioni espresse, talvolta con toni vivaci e accesi, mi ha sostenuto la consapevolezza di poter contare su di voi che, con caparbietà e determinazione, avete contribuito alla risoluzione di diverse problematiche, affrontate con immediatezza, operatività e senso di responsabilità».
L’ultimo intervento è stato quello dell’arcivescovo padre Paolo Atzei che ha sottolineato la fatica e lo stress del lavoro degli uomini della polizia penitenziaria «ma senza perdere l’umanità». (p.s.)
L’ultimo intervento è stato quello dell’arcivescovo padre Paolo Atzei che ha sottolineato la fatica e lo stress del lavoro degli uomini della polizia penitenziaria «ma senza perdere l’umanità». (p.s.)
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