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Le idee per rigenerare un patrimonio

Le idee per rigenerare un patrimonio

Il porto come cuore pulsante dell’economia turritana nonostante la crisi. Uno scalo però più vicino alla città, vissuto come in passato, che rifiorisca ascoltando le proposte, soprattutto, di chi lo...

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Il porto come cuore pulsante dell’economia turritana nonostante la crisi. Uno scalo però più vicino alla città, vissuto come in passato, che rifiorisca ascoltando le proposte, soprattutto, di chi lo vive e vi lavora. Sono solo alcune delle risultanze di “Storie, aneddoti e possibilità di sviluppo”, evento clou della manifestazione “La Rete del Porto – Come rigenerare un patrimonio”, organizzata da Carlo Sanna e Giovanni Usai. A rompere il ghiaccio tra i relatori è stato Lorenzo Nuvoli di Asso.ve.la. che ha ripercorso l’epopea dell’industria alimentare Fara dai primordi all’epilogo, introducendo la figura del fondatore Giovanni Fara e spiegando le varie attività lavorative. Quindi, l’assessore all’Ambiente Cristina Biancu ha ricordato che «la Ue indica uno sviluppo sostenibile perché il mare non sia solo via di comunicazione e trasporto ma risorsa da tutelare: Porto Torres si sta impegnando su questo». Sui tempi in cui il porto era «non connesso solo coi viaggi ma uno spazio urbano connesso e vissuto dalla città» ha svolto il suo intervento il direttore dell’Ente Parco Asinara Pierpaolo Congiatu. Sulla storia del porto si è invece concentrato Eugenio Cossu della Grimaldi. «Il porto ha sfamato non solo Porto Torres ma tutto il circondario e, nonostante la crisi e il cambiamento dei metodi d'imbarco/sbarco delle merci, rimane il cuore pulsante della nostra economia», ha detto l'ex sindaco. Benedetto Sechi del Gac Nord Sardegna ha parlato della necessità di recuperare tradizioni e cultura. E di punti di forza e debolezza dei modelli portuali anseatico, latino-mediterraneo e anglosassone ha parlato Antioco Ledda, mentre Federico Fois ha evidenziato come si debba parlare di turismi al plurale. (e.f.)

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