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Sassari, flash mob in piazza per la libertà delle donne

di Vincenzo Garofalo
Sassari, flash mob in piazza per la libertà delle donne

Adesione massiccia alla mobilitazione organizzata in città dalla Cgil. La segretaria generale Nurra: «Importante insegnare la cultura del rispetto»

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SASSARI. Anche Sassari dice stop alla violenza contro le donne. No alla violenza fisica, verbale, psicologica. Lo fa da piazza Castello, cuore della città, partecipando alla mobilitazione nazionale organizzata dalla Cgil, “Riprendiamoci la libertà”.

Tantissime donne, tanti uomini, di tutte le età, uniti in un flash mob per chiedere una rivoluzione culturale che partendo dalle istituzioni, dalle scuole, dai media, penetri nelle case, pervada le famiglie, illumini le nuove generazioni con un unico imperativo: rispetto per le donne.

Rispetto in ogni ambito: nel lavoro, negli affetti, nella scuola, nella vita sociale. «Serve un cambio di passo sulle politiche di genere, perché i dati dicono che il fenomeno della violenza contro le donne è in aumento», spiega la segretaria generale della Camera del lavoro di Sassari, Francesca Nurra. «E benché il femminicidio sia l’espressione più tragica ed estrema di questa violenza, noi chiediamo che non si focalizzi l’attenzione su questo aspetto, ma che si affronti il problema partendo dalla vita quotidiana e dai mille soprusi, piccoli e grandi, che una donna è costretta a subire solamente perché è donna». Nurra pone l’accento sull’insensibilità dimostrata dal Parlamento con la depenalizzazione del reato di stalking, e sulla morbosità e spettacolarizzazione che molti media usano quando raccontano fatti di violenza sulle donne. «Stiamo parlando di persone, non si pensa mai alle vittime, ma solo a descrivere nei minimi particolari le violenze subite. Qual è la ragione di tutto questo? Quelle donne, ancor più in quanto vittime, meritano rispetto».

Un rispetto che, secondo i dati nazionali diffusi dall’Istat sembra davvero lontano: in Italia il 21% delle donne, oltre 4,5 milioni, ha dovuto subire nel corso della propria vita atti sessuali degradanti e umilianti, rapporti non desiderati, percepiti come violenza, abusi o molestie fisiche sessuali gravi come stupri o tentati stupri.

Il 20,2 per cento delle donne tra i 16 e i 70 anni, 4,3 milioni, è stata vittima di violenza fisica, minacce, umiliazioni e percosse. E spesso l’orco si nasconde fra le mura domestiche o comunque fra le persone care: il 13,6 per cento delle donne tra i 16 e 70 nel corso della propria vita ha subito violenze fisiche o sessuali, dal partner, dal marito, da un familiare.

E ancora, l’Istat ci ricorda che il 40,4 per cento delle donne, oltre 8,3 milioni, è stata vittima di violenza psicologica da parte del partner o dell'ex, e il 4,6 per cento ha subito quella che è chiamata “violenza economica” all'interno della coppia.

«È necessario fermarsi e riflettere su questi dati. È necessario un cambiamento radicale della società, e a questo si arriva attraverso la formazione dei docenti e l’educazione dei nostri giovani», conclude Francesca Nurra, «Ricominciamo dai giovani, da nuove generazioni che crescano nella cultura del rispetto».

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