«Miniera allagata stop all’occupazione o pagherete i danni»
di Luigi Soriga
Ultimatum degli uffici regionali ai minatori di Olmedo Gli operai non consentono l’accesso ai tecnici dell’Elmin
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OLMEDO. La lettera che i minatori di Olmedo hanno appena ricevuto dagli uffici regionali non lascia molte scelte e li mette con le spalle al muro. Distillato all’osso il contenuto ha l’aria di un ultimatum e suona così: o sospendete immediatamente l’occupazione del giacimento, oppure i danni alla miniera li pagate di tasca vostra.
E per i 28 operai in mobilità dal luglio del 2016, 5 dei quali senza ammortizzatori sociali da due mesi (per tutti gli altri scadranno a dicembre), non è certo una bella prospettiva. Quindi ieri si sono riuniti attorno a un tavolo con i rappresentanti sindacali per decidere se abbandonare il presidio e proseguire con altre forme di lotta.
La mail della Regione, a dirla tutta, non è proprio un fulmine a ciel sereno. I lavoratori avevano già fiutato i nuvoloni all’orizzonte. Infatti era successo questo: il 25 settembre i minatori si rendono conto di un’anomalia nell’impianto di pompaggio dell’acqua nel sottosuolo. Le gallerie dell’impianto di bauxite sono a rischio allagamento. Perciò scrivono immediatamente all’assessore all’Industria e al Servizio per le attività estrattive avvisandoli del problema. Passano due giorni, non ottengono risposta, e nel frattempo il livello dell’acqua aumenta. Allora il 27 settembre inviano un’altra mail, sollecitando un rapido intervento. I tempi sono stretti, c’è il rischio che la miniera possa subire dei danni. L’unica condizione che i minatori in occupazione permanente pongono è la seguente: per le riparazioni rivolgetevi a qualunque tecnico, tranne a quelli della Elmin Bauxite (già European Bauxites e Shipping Mediterranea Sealog), cioè il concessionario rinunciatario che ha lasciato senza occupazione tutti i lavoratori. «Consentiremo l’ingresso al sottosuolo solo ai tecnici indicati dalla Ras, accompagnati dalla polizia mineraria. Ma qualunque dipendente Elmin non sarà ben gradito». E la replica degli uffici cagliaritani arriva solamente ieri, a distanza di dieci giorni. Il tono della dirigente Gabriella Mariani è perentorio: «Vista l'impossibilità dei tecnici di Elmin di operare, ogni eventuale danno arrecato alla miniera potrà essere contestato agli occupanti per il risarcimento dei danni». E ancora: «La società è disponibile a effettuare l'intervento necessario, ma a condizione di poter operare in sicurezza». E ora la palla passa ai minatori e ai sindacati, che ieri sera si sono riuniti per decidere quale strategia adottare. Nessuno però sembra intenzionato a sospendere l’occupazione del giacimento. Intanto il prossimo tavolo con l’assessore all’Industria e quello al Lavoro è convocato per il 21 ottobre. C’è da discutere sulle modalità di gestione di quel lungo periodo di transizione che intercorre nell’eventuale passaggio di testimone tra la società Elmin e il nuovo concessionario Futura. Una procedura che richiederà almeno sei mesi. Nel frattempo, se la Regione non metterà in campo delle soluzioni, i lavoratori saranno ormai senza paracadute. I sindacati hanno sempre chiesto che la custodia dell’impianto venga affidata ai minatori rimasti ormai senza lavoro.
E per i 28 operai in mobilità dal luglio del 2016, 5 dei quali senza ammortizzatori sociali da due mesi (per tutti gli altri scadranno a dicembre), non è certo una bella prospettiva. Quindi ieri si sono riuniti attorno a un tavolo con i rappresentanti sindacali per decidere se abbandonare il presidio e proseguire con altre forme di lotta.
La mail della Regione, a dirla tutta, non è proprio un fulmine a ciel sereno. I lavoratori avevano già fiutato i nuvoloni all’orizzonte. Infatti era successo questo: il 25 settembre i minatori si rendono conto di un’anomalia nell’impianto di pompaggio dell’acqua nel sottosuolo. Le gallerie dell’impianto di bauxite sono a rischio allagamento. Perciò scrivono immediatamente all’assessore all’Industria e al Servizio per le attività estrattive avvisandoli del problema. Passano due giorni, non ottengono risposta, e nel frattempo il livello dell’acqua aumenta. Allora il 27 settembre inviano un’altra mail, sollecitando un rapido intervento. I tempi sono stretti, c’è il rischio che la miniera possa subire dei danni. L’unica condizione che i minatori in occupazione permanente pongono è la seguente: per le riparazioni rivolgetevi a qualunque tecnico, tranne a quelli della Elmin Bauxite (già European Bauxites e Shipping Mediterranea Sealog), cioè il concessionario rinunciatario che ha lasciato senza occupazione tutti i lavoratori. «Consentiremo l’ingresso al sottosuolo solo ai tecnici indicati dalla Ras, accompagnati dalla polizia mineraria. Ma qualunque dipendente Elmin non sarà ben gradito». E la replica degli uffici cagliaritani arriva solamente ieri, a distanza di dieci giorni. Il tono della dirigente Gabriella Mariani è perentorio: «Vista l'impossibilità dei tecnici di Elmin di operare, ogni eventuale danno arrecato alla miniera potrà essere contestato agli occupanti per il risarcimento dei danni». E ancora: «La società è disponibile a effettuare l'intervento necessario, ma a condizione di poter operare in sicurezza». E ora la palla passa ai minatori e ai sindacati, che ieri sera si sono riuniti per decidere quale strategia adottare. Nessuno però sembra intenzionato a sospendere l’occupazione del giacimento. Intanto il prossimo tavolo con l’assessore all’Industria e quello al Lavoro è convocato per il 21 ottobre. C’è da discutere sulle modalità di gestione di quel lungo periodo di transizione che intercorre nell’eventuale passaggio di testimone tra la società Elmin e il nuovo concessionario Futura. Una procedura che richiederà almeno sei mesi. Nel frattempo, se la Regione non metterà in campo delle soluzioni, i lavoratori saranno ormai senza paracadute. I sindacati hanno sempre chiesto che la custodia dell’impianto venga affidata ai minatori rimasti ormai senza lavoro.
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