Sanità a Sassari, pronto il nuovo atto aziendale: è scontro fra medici

Le cliniche universitarie di viale San Pietro a Sassari

Martedì la presentazione ufficiale: i settori chiave dell’assistenza assegnati agli universitari, i primari chiedono più equità

SASSARI. La fusione a freddo tra Asl e Aou, tra Cliniche e Santissima Annunziata, e tra universitari e ospedalieri ormai è nero su bianco. La versione definitiva dell’atto aziendale che dopo dieci anni sancisce questa incorporazione, verrà presentata ufficialmente dal direttore generale Antonio D’Urso lunedì prossimo ai sindacati, e il giorno dopo al personale medico. Una gestazione lunghissima e per nulla indolore, sulla quale si erano arenati i precedenti commissari straordinari Sussarellu e Pintor, sospesa poi nel 2014 in attesa della grande riforma.

Perplessità e malumori. Ora è arrivato il momento di partorire il progetto di accorpamento, ma non è detto che la nascita di questa nuova creatura venga accolta con entusiasmo. Anzi, i malumori non sono pochi. Perché universitari e ospedalieri hanno sempre vissuto da separati in casa della sanità, e i rapporti non sono dei più cordiali.

Così questa fusione a freddo e forzata ridisegna i confini, gli spazi di potere, chi comanda i dipartimenti e chi no, chi guida le strutture complesse e chi quelle semplici, chi gestisce più sodi e persone e chi meno, insomma chi conserva il proprio prestigio e chi invece deve fare un passo indietro. D’Urso ha dovuto fare delle scelte, e decidere a chi affidare la guida tra direttori universitari e primari ospedalieri.

C’è chi sostiene che abbia fatto un lavoro di sintesi complicatissimo, da premio nobel per la pace, arrivando al miglior compromesso possibile. Ma c’è chi invece non la pensa affatto così.

Gli ospedalieri. Nello scenario che si sta per delineare gli ospedalieri non faranno salti di gioia. Loro ragionano con i numeri: l’Aou è un’azienda imponente, che conta circa 2500 dipendenti, con un indotto da capogiro. Ma è un dato di fatto che il 95 per cento degli operatori sanitari medici siano ospedalieri, e che solo il restante 5 per cento sia universitari. La risultante di queste proporzioni è scontata: i numeri di ricoveri, pazienti, interventi, visite e prestazioni erogate dall'Ospedale, è enormemente superiore all'attività svolta dalle Cliniche, che si occupano prevalentemente di studio e formazione. Quindi la richiesta rivolta ai vertici aziendali, all’assessore alla Sanità e alla parte politica, è sempre stata questa: i nuovi assetti delineati dall’atto aziendale devono tener conto di queste cifre e ripartire i ruoli in maniera proporzionale. Perché secondo il loro approccio più pragmatico, ciò che conta veramente è l’assistenza: la sanità deve prima curare i pazienti e in seconda battuta formare nuovi medici.

I nuovi assetti. Ma ecco invece come si presenta l’Aou 2018. I dipartimenti assistenziali integrati (Dai), cioè i settori chiavi dell’assistenza sanitaria, sono dieci, e per 5 di questi la conduzione universitaria è già stata assegnata. Emergenza urgenza (Anestesia e Rianimazione), dipartimento Chirurgico (Clichica Chirurgica, Urologica, Ortopedica, Patologia Chirurgica), dipartimento onco ematologico (Chirurgia plastica, Medicina nucleare, Ematologia) , dipartimento donna-bambino(Ostetricia, Pediatria) e dipartimento Fragilità (Neuropsichiatria infantile, Psichiatria), sono dirette dagli universitari.

Le incognite. All’appello mancano altri cinque dipartimenti, i cui capi sono scelti dal direttore generale D’Urso su una rosa di tre direttori di struttura complessa sia ospedaliera che universitaria, indicati da un comitato. Quindi il direttore ha per legge un’ampia discrezionalità di scelta, e potrebbe disattendere l’auspicato rapporto 50 e 50 nella spartizione dei ruoli apicali tra universitari e ospedalieri. Infatti i primari temono che anche nella scelta dei capi dipartimenti di Neuroscienze testa collo, o Specialità mediche, o Cardio toracico, o Diagnostica e Laboratorio o infine Dipartimento Medico, la scelta possa premiare ancora un direttore universitario. La legge 157 che regolamenta la nascita delle aziende miste, in sintesi dice che dove esistono reparti funzionali alla docenza e alla formazione, allora la direzione spetta alla parte universitaria. E se D’Urso applicasse queste indicazioni, la sua scelta sarebbe del tutto legittima.

Gli ospedalieri temono il maggiore peso politico degli universitari, e la loro capacità di fare pressing ad alti livelli per un riposizionamento strategico negli organigrammi. Quindi il lavoro di mediazione e di cucitura da parte di D’Urso non è finito, e l’atto aziendale è destinato a perfezionarsi sul lungo periodo.

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