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Sassari

L’odissea per le punture intravitreali

L’odissea per le punture intravitreali

Oculistica, l’accettazione è a mezzogiorno e l’intervento alle 17. Le dimissioni non prima delle 18.30

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SASSARI. Appuntamento a tutti i pazienti alla stessa ora (le 12) per l’ accettazione in day hospital, poi inizia la lunga attesa che si liberi l’unica sala operatoria disponibile.

L’ intervento viene effettuato, solitamente, non prima delle 16 o 17. Di dimissioni non se ne parla prima delle 1830/19. É questa la trafila a cui si sottopongono, più o meno a cadenza mensile, tutti i pazienti, ed i loro accompagnatori, che hanno bisogno di usufruire delle punture intravitreali per seri problemi alla vista.

«É una situazione penosa e indecente – si lamentano i pazienti che si sono rivolti al giornale per far sentire la loro voce – per la dignità dei pazienti e anche del personale sanitario».

Medici e infermieri, infatti, altro non possono fare se non adeguarsi alla situazione, cercare di limitare i disagi, fare del loro meglio per dare il servizio ma anche per far fronte alle lamentele di pazienti e dei parenti che li accompagnano.

Per la maggior parte si tratta infatti di persone impossibilitate a muoversi autonomamente, molti soffrono di diabete o altre patologie che rendono ancora più umiliante l’attesa.

Alcuni di loro, per diversi motivi hanno avuto necessità di usufruire delle stesse terapie anche nel nord Italia o all’ estero dove, loro malgrado, hanno avuto la possibilità di notare grandi differenze organizzative.

«A Milano ci hanno ospitato in una stanzetta, adibita esclusivamente per queste terapie – ricorda la moglie di un paziente affetto da una rara malattia agli occhi – l’attesa c’è ma i tempi sono più che ragionevoli». Altrettanta celerità viene riferita da chi si è sottoposto alle stesse terapie a Bruxelles dove «se dopo la visita specialistica il medico ritiene che il paziente abbia necessità di fare punture intravitreali ci si organizza immediatamente e vengono fatte in giornata».

«Il disagio dell’attesa potrebbe essere evitato con un po’ di buona volontà da parte di chi di dovere - concludono esasperati i pazienti che sperano in un miglioramento del servizio a breve termine - se una diversa organizzazione è possibile in altre regioni d’Italia perché non deve essere praticabile anche in Sardegna. Di chi la responsabilità?».

Donatella Sini

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