Abbanoa, basta guerre: meglio il gestore unico
L'INTERVENTO - Eliminarla significa moltiplicare i costi e i centri di influenza politica. Regione e sindaci possono verificare, controllare e combattere inefficienze e abusi
Il tema del governo dell'acqua in Sardegna è sempre caldo. Da un lato le polemiche che coinvolgono Abbanoa, spesso roventi, sui tanti disservizi nella erogazione dell'acqua, sulla bollettazione di cui si lamenta spesso l'irregolarità, sulle reali e presunte criticità che segnano i rapporti con le amministrazioni locali, i cittadini e le imprese. Dall'altro lato le polemiche su questioni più strutturali riguardanti il sistema idrico regionale nel suo complesso, le disposizioni normative che ne sono alla base o ne regolano l’evoluzione, riguardo a competenze, ambiti di governo e gestione del sistema stesso. Da qualunque lato si esamini si giunge a una conclusione obbligata: l'acqua, come accade ormai a livello planetario è materia "incandescente" di polemiche, di conflitti...se non addirittura guerre, più o meno striscianti.
Trattandosi della Sardegna, parlare di conflitti o di guerre, potrebbe apparire una iperbole fantasiosa o metaforica sulla realtà. Non è così. L'obiettivo sostanziale, perseguito da alcuni esponenti politici, in primis da rappresentanti della maggioranza di governo in Regione, è la "distruzione dell'ambito unico e lo smantellamento di Abbanoa". Il casus belli più recente è costituito dalla delibera dell'Egas, Ente di governo dell'ambito Sardegna, che intima ai 29 comuni con gestione propria di rifluire nella gestione unica di Abbanoa, stante l'assenza di alcuni requisiti per l'autonomia. La politica regionale, di questi tempi, non brilla per linearità di conduzione dei partiti per cui non di rado si assiste a posizioni ondivaghe e contradditorie, senza che questo susciti particolare scandalo, come succede nel caso del governo dell'acqua in Sardegna.
La riforma partita nel 2002, accelerata nel 2004 dall'allora presidente Soru, che aveva uno dei suoi capisaldi nella creazione di un unica Ato (Autorità d'ambito Territoriale Ottimale), partecipata dai Comuni e da Abbanoa nata a conclusione del processo di fusione dei consorzi e delle gestioni comunali preesistenti (eccetto per i 29 Comuni "ribelli" già citati), oggi è osteggiata e minacciata di distruzione e smantellamento, non di emendamenti o modiche. Nell'uso di questi termini sta proprio la sostanza dell'attacco in atto. Infatti il primo obiettivo è la sostituzione dell'unico Ambito. Ciò equivarrebbe a inficiare la portata stessa della riforma che ritenne ottimale per la Sardegna la costituzione di un unico Ente di gestione e un unico sistema tariffario, tanto per le aree ricche di acque quanto per quelle povere, sulla base di un principio di solidarietà democratica fra i sardi. Il rischio palese nell'annientamento dell'ambito unico è quello della gemmazione di più corpi territoriali politici e burocratici, che moltiplicherebbero i costi e i centri di influenza politica (forse il vero obiettivo subliminale). Non più un unico governo dell'acqua, ma più satrapie territoriali, aperte alle influenze elettorali di raccolta del consenso. Compatibile con l'ambito unico sarebbe invece la creazione di presidi tecnico/amministrativi vicini agli utenti con l'obiettivo della maggiore efficienza ed efficacia del servizio, senza rigonfiamento di apparati e organici. Altra questione è quella che riguarda la "delenda" Abbanoa, idra mostruosa e indomita delle fantasie di alcuni legislatori nostrani. Qui la questione è più semplice: trattandosi di una società in house, allo scadere dei termini di affidamento, previo uno studio a committenza pubblica, l'Egas e i sindaci rappresentanti dell'intera Sardegna, decidono se mantenere tale soluzione, modificarla, o abbandonarla per un'alternativa di cui saprà dare adeguate motivazioni all'opinione pubblica isolana, vera titolare di qualsiasi riforma. Alimentare sentimenti rancorosi o sediziosi verso un entità gestionale, è un modo irresponsabile e ambiguo per sfuggire alle responsabilità che sono in capo agli amministratori regionali, titolari di poteri adeguati per introdurre tutti i cambiamenti, anche i più radicali, necessari per rendere ottimale il governo dell'acqua e dei reflui. Non c'e proprio bisogno del piglio arrembante e del titillamento dell'umor nero (talvolta legittimo) dei cittadini/utenti. Basta esercitare i diritti/doveri di verifica e controllo dati dalla legge perché siano accertate inefficienze e abusi e siano introdotti i correttivi necessari. La guerra, nel caso dell'acqua sarda, può attendere.
*già sindaco di Nuoro, membro assemblea Ato
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