Campu Perdu, da carcere a scuola residenziale
di Gavino Masia
Parco dell’Asinara, via libera al bando europeo per la progettazione definitiva L’intervento finanziato dalla Regione con 2 milioni di euro, intesa con l’Università
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PORTO TORRES. L’ex carcere di Campo Perdu e Caserma Monda diventeranno Scuola residenziale permanente - con la programmazione di corsi e stages universitari e parauniversitari - per finalità ricettive, educative e di ricerca.
Lo ha deciso il consiglio direttivo dell’Ente Parco Asinara, approvando il bando pubblico su base europea per l’affidamento dell’incarico di progettazione definitiva. L’intervento è stato finanziato dal ministero dell’Ambiente e dall’assessorato regionale alla Difesa dell’Ambiente - con un importo pari a 2 milioni e 100mila euro - e prevede la ristrutturazione degli edifici esistenti e la realizzazione di tutte le infrastrutture necessarie al funzionamento dell’immobile per il potenziamento dei servizi di fruizione turistica a basso impatto ambientale.
La storia. La zona dove tutt’ora sorge il carcere, venne adibita a colonia penale agricola insieme ad altre zone dell’isola nel 28 giugno 1885. Durante il primo conflitto mondiale Campu Perdu, insieme a Stretti e Fornelli diventò un campo di prigionia e ospitò decine di migliaia prigionieri di guerra. I prigionieri austroungarici presi in carico dagli italiani dovevano essere una volta ristabiliti consegnati alla Francia, ma sull’isola trovarono la morte più di 8mila prigionieri, soprattutto per malattie infettive come il colera. In ricordo dei morti fu eretto nel 1936 un Ossario, in stile razionalista, che domina la piana. Successivamente dopo il primo conflitto mondiale, fu istituita la diramazione carceraria riutilizzando le strutture già esistenti e di appartenenza dell’amministrazione Militare. Come a Trabuccato e a differenza di Fornelli, la struttura dell’Asinara ospitava detenuti in semilibertà, che si occupavano dei lavori agricoli e che potevano trovare alloggio in celle comuni.
Il carcere. Con l’istituzione del carcere di massima sicurezza le attività nel tempo sono state via via dismesse, fino alla completa chiusura del carcere nel 1998.
Area d’intervento. Il complesso inizia lungo la strada principale e si sviluppa verso ovest nell’entroterra, seguendo una direttrice rettilinea. L’edificio più importante è senz’altro la diramazione carceraria, che richiama il carcere del Trabuccato nell’impianto quadrangolare con le celle e gli spazi comuni disposti su tre lati della cinta muraria. Lo stato di conservazione è pessimo ma mantiene ancora unità e compattezza in quasi tutte le sue parti. La struttura necessita di un intervento di recupero e di riqualifica per non diventare un rudere abbandonato, al pari del vicino prebellico rudere di Stretti. Di fronte al carcere si affaccia la caserma degli agenti, un importante edificio ad un piano caratterizzato dai massicci pilastri addossati alle pareti che ne scandiscono la facciata.
Obiettivo. «Potenziare il sistema della fruizione turistica sostenibile sull’isola dell’Asinara – dice il vicepresidente dell’Ente Parco Antonio Diana – e favorire la crescita di nuova imprenditorialità legata ai servizi di turismo compatibile con la tutela della biodiversità e la qualità del paesaggio naturale: il risultato atteso è l’attivazione e gestione economicamente sostenibile di una struttura informativa e ricettiva integrata con il sistema già esistente».
Lo ha deciso il consiglio direttivo dell’Ente Parco Asinara, approvando il bando pubblico su base europea per l’affidamento dell’incarico di progettazione definitiva. L’intervento è stato finanziato dal ministero dell’Ambiente e dall’assessorato regionale alla Difesa dell’Ambiente - con un importo pari a 2 milioni e 100mila euro - e prevede la ristrutturazione degli edifici esistenti e la realizzazione di tutte le infrastrutture necessarie al funzionamento dell’immobile per il potenziamento dei servizi di fruizione turistica a basso impatto ambientale.
La storia. La zona dove tutt’ora sorge il carcere, venne adibita a colonia penale agricola insieme ad altre zone dell’isola nel 28 giugno 1885. Durante il primo conflitto mondiale Campu Perdu, insieme a Stretti e Fornelli diventò un campo di prigionia e ospitò decine di migliaia prigionieri di guerra. I prigionieri austroungarici presi in carico dagli italiani dovevano essere una volta ristabiliti consegnati alla Francia, ma sull’isola trovarono la morte più di 8mila prigionieri, soprattutto per malattie infettive come il colera. In ricordo dei morti fu eretto nel 1936 un Ossario, in stile razionalista, che domina la piana. Successivamente dopo il primo conflitto mondiale, fu istituita la diramazione carceraria riutilizzando le strutture già esistenti e di appartenenza dell’amministrazione Militare. Come a Trabuccato e a differenza di Fornelli, la struttura dell’Asinara ospitava detenuti in semilibertà, che si occupavano dei lavori agricoli e che potevano trovare alloggio in celle comuni.
Il carcere. Con l’istituzione del carcere di massima sicurezza le attività nel tempo sono state via via dismesse, fino alla completa chiusura del carcere nel 1998.
Area d’intervento. Il complesso inizia lungo la strada principale e si sviluppa verso ovest nell’entroterra, seguendo una direttrice rettilinea. L’edificio più importante è senz’altro la diramazione carceraria, che richiama il carcere del Trabuccato nell’impianto quadrangolare con le celle e gli spazi comuni disposti su tre lati della cinta muraria. Lo stato di conservazione è pessimo ma mantiene ancora unità e compattezza in quasi tutte le sue parti. La struttura necessita di un intervento di recupero e di riqualifica per non diventare un rudere abbandonato, al pari del vicino prebellico rudere di Stretti. Di fronte al carcere si affaccia la caserma degli agenti, un importante edificio ad un piano caratterizzato dai massicci pilastri addossati alle pareti che ne scandiscono la facciata.
Obiettivo. «Potenziare il sistema della fruizione turistica sostenibile sull’isola dell’Asinara – dice il vicepresidente dell’Ente Parco Antonio Diana – e favorire la crescita di nuova imprenditorialità legata ai servizi di turismo compatibile con la tutela della biodiversità e la qualità del paesaggio naturale: il risultato atteso è l’attivazione e gestione economicamente sostenibile di una struttura informativa e ricettiva integrata con il sistema già esistente».
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