I giovani riscoprono il lavoro in campagna
Schizzano le registrazioni di nuove aziende agroalimentari tra gli under 35. Coldiretti: finalmente
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SASSARI. Parafrasando il titolo di un film famoso si potrebbe dire, ritorno alla terra. Questo è infatti ciò che accade nella provincia di Sassari, in testa alla classifica di crescita delle aziende agroalimentari italiane gestite da giovani imprenditori sotto i trentacinque anni. Emerge da una recente indagine di Unioncamere dove Sassari è risultata la regina nella crescita delle aziende agroalimentari under 35.
Ma non è ancora tutto, colpisce, infatti, anche l’incremento, rispetto al 2016, che supererebbe addirittura il 50 per cento, collocando il capo di sopra in testa alla classifica stilata fra le province italiane. Per farla breve, le 1.150 aziende giovanili iscritte a fine giugno nei registri camerali di via Roma fanno schizzare la percentuale di crescita al 52,5 per cento raccontando una storia più intrigante del mero dato, indicato nelle tabelle di rilevazione.
Quei dati dicono, infatti, che, forse, la tanto agognata ripresa è già partita, che i giovani, con spirito nuovo, raccolgono un’eredità ricca di risorse anche culturali e che, magari, dopo sessant’anni di monocultura industriale i giovani imprenditori sardi hanno finalmente capito qual è la strada da percorrere. Una storia non troppo diversa si racconta, infatti, nelle altre province sarde dove si rilevano dati ugualmente importanti, specie a Nuoro e Oristano.
La Sardegna, insomma, con le sue 4.238 aziende, incide per l’11,6 per cento sul totale agroalimentare nazionale e fa registrare un valore di crescita pari al 43,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Che l’agroalimentare fosse un settore in crescita era un dato già assodato, la novità è rappresentata dal fatto che questa crescita, ora, è guidata da giovani imprenditori con meno di 35 anni, spesso laureati e specializzati, che hanno deciso di avviare, con sistemi innovativi, aziende incentrate sull’agricoltura e sulla valorizzazione delle produzioni tipiche. La terra, insomma, con i suoi prodotti e manufatti, simbolo della tanto decantata dieta mediterranea, piace molto ai giovani sardi che, in barba ai luoghi comuni, con vero spirito imprenditoriale, hanno capito come trasformare in business un patrimonio culturale tanto antico quanto prezioso.
Lo ha rimarcato con soddisfazione anche Battista Cualbu, presidente regionale di Coldiretti, presentando, nei giorni scorsi a Sassari, il programma della Giornata regionale del Ringraziamento. «C’è un rinnovato interesse dei giovani imprenditori sardi nei confronti dell’agroalimentare, settore che ha tutte le carte in regola per offrire ottime prospettive di business, noi ci abbiamo sempre creduto, finalmente lo hanno capito anche loro».
Sulla stessa frequenza il direttore di Coldiretti Nord Sardegna Ermanno Mazzetti: «Quello che prima poteva sembrare un ripiego, nasconde in realtà una scelta consapevole dettata dalla passione e dal legame con le tradizioni familiari – spiega - ora ci aspettiamo che la tendenza sia accompagnata e sostenuta dalla politica perché l’apertura di una nuova azienda agricola rappresenta un valore aggiunto non solo per l’economia ma per tutto il territorio, i giovani sanno innovare le aziende agricole, la loro formazione gli consente di entrare nel mercato, capirne le dinamiche e soddisfare le esigenze del consumatore, in tanti scelgono anche la vendita diretta, accorciando la filiera e mettendosi in gioco».
Antonio Meloni
Ma non è ancora tutto, colpisce, infatti, anche l’incremento, rispetto al 2016, che supererebbe addirittura il 50 per cento, collocando il capo di sopra in testa alla classifica stilata fra le province italiane. Per farla breve, le 1.150 aziende giovanili iscritte a fine giugno nei registri camerali di via Roma fanno schizzare la percentuale di crescita al 52,5 per cento raccontando una storia più intrigante del mero dato, indicato nelle tabelle di rilevazione.
Quei dati dicono, infatti, che, forse, la tanto agognata ripresa è già partita, che i giovani, con spirito nuovo, raccolgono un’eredità ricca di risorse anche culturali e che, magari, dopo sessant’anni di monocultura industriale i giovani imprenditori sardi hanno finalmente capito qual è la strada da percorrere. Una storia non troppo diversa si racconta, infatti, nelle altre province sarde dove si rilevano dati ugualmente importanti, specie a Nuoro e Oristano.
La Sardegna, insomma, con le sue 4.238 aziende, incide per l’11,6 per cento sul totale agroalimentare nazionale e fa registrare un valore di crescita pari al 43,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Che l’agroalimentare fosse un settore in crescita era un dato già assodato, la novità è rappresentata dal fatto che questa crescita, ora, è guidata da giovani imprenditori con meno di 35 anni, spesso laureati e specializzati, che hanno deciso di avviare, con sistemi innovativi, aziende incentrate sull’agricoltura e sulla valorizzazione delle produzioni tipiche. La terra, insomma, con i suoi prodotti e manufatti, simbolo della tanto decantata dieta mediterranea, piace molto ai giovani sardi che, in barba ai luoghi comuni, con vero spirito imprenditoriale, hanno capito come trasformare in business un patrimonio culturale tanto antico quanto prezioso.
Lo ha rimarcato con soddisfazione anche Battista Cualbu, presidente regionale di Coldiretti, presentando, nei giorni scorsi a Sassari, il programma della Giornata regionale del Ringraziamento. «C’è un rinnovato interesse dei giovani imprenditori sardi nei confronti dell’agroalimentare, settore che ha tutte le carte in regola per offrire ottime prospettive di business, noi ci abbiamo sempre creduto, finalmente lo hanno capito anche loro».
Sulla stessa frequenza il direttore di Coldiretti Nord Sardegna Ermanno Mazzetti: «Quello che prima poteva sembrare un ripiego, nasconde in realtà una scelta consapevole dettata dalla passione e dal legame con le tradizioni familiari – spiega - ora ci aspettiamo che la tendenza sia accompagnata e sostenuta dalla politica perché l’apertura di una nuova azienda agricola rappresenta un valore aggiunto non solo per l’economia ma per tutto il territorio, i giovani sanno innovare le aziende agricole, la loro formazione gli consente di entrare nel mercato, capirne le dinamiche e soddisfare le esigenze del consumatore, in tanti scelgono anche la vendita diretta, accorciando la filiera e mettendosi in gioco».
Antonio Meloni
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