la protesta
Quattro mesi senza stipendio sit in alla Divina Provvidenza
SASSARI. Sit in dei dipendenti della Casa Divina Provvidenza davanti alla sede della fondazione che a Sassari assiste anziani e persone disagiate. I trentaquattro lavoratori della struttura di riposo...
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SASSARI. Sit in dei dipendenti della Casa Divina Provvidenza davanti alla sede della fondazione che a Sassari assiste anziani e persone disagiate. I trentaquattro lavoratori della struttura di riposo di via Padre Taddei sono scesi in strada ieri mattina per manifestare il loro malcontento e reclamare il pagamento di ben quattro stipendi arretrati.
Appoggiati dai rappresentanti dei sindacati Cgil Fp, Pierpaolo Spanedda, Cisl Fp, Armando Ruzzetto, e Uil Fpl, Augusto Ogana, i dipendenti chiedono alla proprietà della struttura una svolta nella gestione e nell’organizzazione del lavoro: esigono il rispetto delle relazioni sindacali, il pagamento degli stipendi arretrati (arrivati ormai a quattro mensilità), l’applicazione delle norme per la sicurezza sul posto di lavoro, un maggiore rispetto dei degenti ospitati nella casa di riposo.
Allo stesso tempo i dipendenti denunciano una totale disorganizzazione del lavoro, con modifiche non concordate e improvvise dei turni e perfino “raid notturni e controlli a distanza sui lavoratori da parte dei responsabili della Fondazione”, denunciano. «La scorsa estate si è insediato un nuovo consiglio di amministrazione alla Casa Divina Provvidenza, promettendo grandi cambiamenti e un nuovo rapporto con i lavoratori. Niente invece e cambiato, se non in peggio», spiegano Ruzzetto, Spanedda e Ogana. «I dipendenti lavorano in condizioni impossibili, sono negate le relazioni sindacali e si accumulano le mensilità di stipendi non pagati. Per questi motivi è stato proclamato lo stato di agitazione di tutto il personale dipendente». Non c’è pace quindi per i dipendenti della Casa della Divina provvidenza, che da anni convivono con l’incertezza e con le grosse difficoltà finanziarie che da anni colorano di rosso i bilanci della Fondazione omonima. Lo scorso luglio, al momento dell’insediamento del nuovo Cda tutti in via Taddei avevano creduto all’avvio di una nuova era, anche se i conti evidenziavano un passivo di circa 1 milione di euro. (v.g.)
Appoggiati dai rappresentanti dei sindacati Cgil Fp, Pierpaolo Spanedda, Cisl Fp, Armando Ruzzetto, e Uil Fpl, Augusto Ogana, i dipendenti chiedono alla proprietà della struttura una svolta nella gestione e nell’organizzazione del lavoro: esigono il rispetto delle relazioni sindacali, il pagamento degli stipendi arretrati (arrivati ormai a quattro mensilità), l’applicazione delle norme per la sicurezza sul posto di lavoro, un maggiore rispetto dei degenti ospitati nella casa di riposo.
Allo stesso tempo i dipendenti denunciano una totale disorganizzazione del lavoro, con modifiche non concordate e improvvise dei turni e perfino “raid notturni e controlli a distanza sui lavoratori da parte dei responsabili della Fondazione”, denunciano. «La scorsa estate si è insediato un nuovo consiglio di amministrazione alla Casa Divina Provvidenza, promettendo grandi cambiamenti e un nuovo rapporto con i lavoratori. Niente invece e cambiato, se non in peggio», spiegano Ruzzetto, Spanedda e Ogana. «I dipendenti lavorano in condizioni impossibili, sono negate le relazioni sindacali e si accumulano le mensilità di stipendi non pagati. Per questi motivi è stato proclamato lo stato di agitazione di tutto il personale dipendente». Non c’è pace quindi per i dipendenti della Casa della Divina provvidenza, che da anni convivono con l’incertezza e con le grosse difficoltà finanziarie che da anni colorano di rosso i bilanci della Fondazione omonima. Lo scorso luglio, al momento dell’insediamento del nuovo Cda tutti in via Taddei avevano creduto all’avvio di una nuova era, anche se i conti evidenziavano un passivo di circa 1 milione di euro. (v.g.)
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