assistenza negata
Il sussidio arriva a singhiozzo per una ragazza disabile grave
SASSARI. Non sembra avere fine l’odissea di una ragazza disabile grave a cui il sussidio relativo all’autismo (una delle patologie di cui soffre secondo i certificati medici) viene riconosciuto a...
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SASSARI. Non sembra avere fine l’odissea di una ragazza disabile grave a cui il sussidio relativo all’autismo (una delle patologie di cui soffre secondo i certificati medici) viene riconosciuto a singhiozzo. Addirittura il Comune, che quest’anno ha erogato alla famiglia una cifra complessiva intorno ai mille euro in base alla legge regionale 20 (che regola l’assistenza alle persone sofferenti di autismo), ora richiede indietro l’intero importo perché, a quanto risulta da verifiche effettuate dagli uffici, non era dovuto.
Una storia, quella della giovane, che si trascina da anni prima con le richieste di due genitori - impegnati 24 ore su 24 nell’assistenza della figlia - finalizzate all’ottenimento del sussidio, per finire con le carte bollate di fronte al diniego dell’aiuto economico «perché la patologia di cui soffre la ragazza è di origine genetica e non psichiatrica e perciò non rientra fra quelle previste dalla legge 20». Alla base c’è, nel 2012, il raggiungimento della maggiore età da parte della ragazza, che oggi ha 24 anni, momento nel quale, come succede a tanti disabili, si spalanca un vuoto assistenziale. Presa in carico in un primo momento dal Centro di salute mentale la giovane ha ottenuto il sussidio che però è venuto meno quando è risultato che non soffriva di problemi psichiatrici e quindi sarebbe dovuta “migrare” in un’altra non ben definita struttura. Oggi la giovane è in carico alla clinica Neurologica (che - affermano i genitori - secondo la legge oggi è equiparata alla Psichiatria come ambiti di intervento) ma il Comune, dopo un nuovo consulto con la Regione e nonostante la presentazione del certificato di autismo, continua a negare il sussidio e anzi chiede indietro ai due genitori la somma erogata nei primi quattro mesi del 2017. A dicembre intanto si terrà l’appello della causa intentata dalla famiglia per ottenere gli arretrati del sussidio (legge 20) dal 2000 al 2010. (g.g.)
Una storia, quella della giovane, che si trascina da anni prima con le richieste di due genitori - impegnati 24 ore su 24 nell’assistenza della figlia - finalizzate all’ottenimento del sussidio, per finire con le carte bollate di fronte al diniego dell’aiuto economico «perché la patologia di cui soffre la ragazza è di origine genetica e non psichiatrica e perciò non rientra fra quelle previste dalla legge 20». Alla base c’è, nel 2012, il raggiungimento della maggiore età da parte della ragazza, che oggi ha 24 anni, momento nel quale, come succede a tanti disabili, si spalanca un vuoto assistenziale. Presa in carico in un primo momento dal Centro di salute mentale la giovane ha ottenuto il sussidio che però è venuto meno quando è risultato che non soffriva di problemi psichiatrici e quindi sarebbe dovuta “migrare” in un’altra non ben definita struttura. Oggi la giovane è in carico alla clinica Neurologica (che - affermano i genitori - secondo la legge oggi è equiparata alla Psichiatria come ambiti di intervento) ma il Comune, dopo un nuovo consulto con la Regione e nonostante la presentazione del certificato di autismo, continua a negare il sussidio e anzi chiede indietro ai due genitori la somma erogata nei primi quattro mesi del 2017. A dicembre intanto si terrà l’appello della causa intentata dalla famiglia per ottenere gli arretrati del sussidio (legge 20) dal 2000 al 2010. (g.g.)
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