Non vanno al lavoro nel giorno di festa, licenziate in tronco
di Gabriella Grimaldi
Due commesse della Coin senza stipendio dal 1° novembre. L’avvocato: non era un obbligo. L’azienda: altre le cause
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SASSARI. In due, tra le tante commesse che tutti i giorni accolgono e servono i clienti nel punto vendita della Coin di piazza Marconi, il giorno di Ognissanti (festività del 1 novembre che quest’anno cadeva di mercoledì) non si sono presentate al lavoro. Dopo pochi giorni entrambe hanno ricevuto dall’azienda di Mestre la lettera di licenziamento in tronco “per giusta causa”. Le due lavoratrici hanno allora deciso di rivolgersi a un legale per ottenere il reintegro ma nel frattempo sono fuori dal ciclo produttivo e prive della retribuzione.
Il caso richiama le recenti polemiche sulla richiesta delle grandi aziende commerciali ai propri dipendenti di lavorare nei giorni festivi per un’apertura al pubblico in pratica 365 giorni all’anno. Soprattutto i megacentri commerciali e la grande distribuzione si sono ritrovati a fare i conti con sit-in di protesta e le minacce di scioperi da parte dei loro dipendenti che rivendicano il diritto al riposo, a godere delle festività in famiglia e di potersi occupare dei propri congiunti.
«Presentiamo il ricorso davanti al tribunale del lavoro di Sassari per la reintegra nel posto di lavoro forti di parecchia giurisprudenza - spiega l’avvocato del lavoro Nanni Campus -, perché sono tanti i pronunciamenti dei giudici in favore del diritto dei lavoratori, spesso lavoratrici, a non prestare la loro opera obbligatoriamente nei giorni di lavoro». In varie occasioni, infatti, sono state considerate nulle o non valide le clausole dei contratti individuali che impongono di presentarsi sul luogo di lavoro in particolare in dieci giorni festivi infrasettimanali dell’anno. Fra i quali ricadeva anche il mercoledì 1 novembre di questo 2017».
Le dipendenti, tutt’e due impiegate nell’azienda da oltre 15 anni, da qualche tempo erano passate dal tempo pieno al part-time proprio per poter dedicare più tempo alle loro famiglie. Entrambe avevano chiesto di non lavorare in quella giornata ma a quanto pare («a differenza di come era sempre accaduto in passato», affermano le impiegate) non è stato possibile trovare un accordo e dopo 15 giorni di sospensione le due lavoratrici hanno ricevuto la lettera di licenziamento. Da allora sono a casa. Fra le tante osservazioni delle sentenze che di recente hanno dato ragione alle richieste di lavoratori in situazioni simili: «Il consenso manifestato all’atto dell’assunzione non legittima il datore di lavoro a pretendere in via generalizzata la prestazione lavorativa nelle giornate festive infrasettimanali per tutta la durata del rapporto. La prestazione in quelle giornate è subordinata a un nuovo accordo tra le parti da manifestarsi di volta in volta». L’azienda Coin, interpellata risponde: «In merito alla vicenda che vede coinvolte due dipendenti del negozio Coin di Sassari, l’azienda precisa che il provvedimento disciplinare adottato non riguarda esclusivamente le prestazioni lavorative nei giorni festivi, ma si inquadra in un contesto più ampio relativo all’inosservanza di impegni sottoscritti nei confronti dell’azienda stessa».
Il caso richiama le recenti polemiche sulla richiesta delle grandi aziende commerciali ai propri dipendenti di lavorare nei giorni festivi per un’apertura al pubblico in pratica 365 giorni all’anno. Soprattutto i megacentri commerciali e la grande distribuzione si sono ritrovati a fare i conti con sit-in di protesta e le minacce di scioperi da parte dei loro dipendenti che rivendicano il diritto al riposo, a godere delle festività in famiglia e di potersi occupare dei propri congiunti.
«Presentiamo il ricorso davanti al tribunale del lavoro di Sassari per la reintegra nel posto di lavoro forti di parecchia giurisprudenza - spiega l’avvocato del lavoro Nanni Campus -, perché sono tanti i pronunciamenti dei giudici in favore del diritto dei lavoratori, spesso lavoratrici, a non prestare la loro opera obbligatoriamente nei giorni di lavoro». In varie occasioni, infatti, sono state considerate nulle o non valide le clausole dei contratti individuali che impongono di presentarsi sul luogo di lavoro in particolare in dieci giorni festivi infrasettimanali dell’anno. Fra i quali ricadeva anche il mercoledì 1 novembre di questo 2017».
Le dipendenti, tutt’e due impiegate nell’azienda da oltre 15 anni, da qualche tempo erano passate dal tempo pieno al part-time proprio per poter dedicare più tempo alle loro famiglie. Entrambe avevano chiesto di non lavorare in quella giornata ma a quanto pare («a differenza di come era sempre accaduto in passato», affermano le impiegate) non è stato possibile trovare un accordo e dopo 15 giorni di sospensione le due lavoratrici hanno ricevuto la lettera di licenziamento. Da allora sono a casa. Fra le tante osservazioni delle sentenze che di recente hanno dato ragione alle richieste di lavoratori in situazioni simili: «Il consenso manifestato all’atto dell’assunzione non legittima il datore di lavoro a pretendere in via generalizzata la prestazione lavorativa nelle giornate festive infrasettimanali per tutta la durata del rapporto. La prestazione in quelle giornate è subordinata a un nuovo accordo tra le parti da manifestarsi di volta in volta». L’azienda Coin, interpellata risponde: «In merito alla vicenda che vede coinvolte due dipendenti del negozio Coin di Sassari, l’azienda precisa che il provvedimento disciplinare adottato non riguarda esclusivamente le prestazioni lavorative nei giorni festivi, ma si inquadra in un contesto più ampio relativo all’inosservanza di impegni sottoscritti nei confronti dell’azienda stessa».
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