Asinara, Parco nazionale da 2 anni senza presidente
di Gavino Masia
Ministero dell’Ambiente e giunta regionale non trovano l’intesa sul nome Diana: «Occorre indicare una figura che abbia una prospettiva di cinque anni»
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PORTO TORRES. Nel bilancio tra luci e ombre del Parco nazionale dell’Asinara - a vent’anni dalla sua istituzione - fa soprattutto rumore la mancata nomina del presidente dell’Ente Parco dopo circa due anni dal fine mandato dell’ultimo presidente nominato che era stato l’avvocato Pasqualino Federici. Mancano ormai tre mesi alla prossima competizione elettorale delle Politiche e il ministero dell’Ambiente e la presidenza della giunta regionale continuano a non trovare una intesa sul nome da scegliere per la guida del Parco nazionale.
Anche il vicepresidente attuale dell’Ente, Antonio Diana, lunedì mattina ha ricordato quanto sia importante questa figura per il presente e per il futuro dell’isola parco: «È fondamentale la nomina del presidente dell’Ente Parco, perché ci vuole una figura che abbia davanti a sé una prospettiva di lavoro di cinque anni e che possa intraprendere azioni forti con le massime istituzioni».
L’amministrazione comunale - in forma provocatoria - aveva addirittura proposto un bando per avere la terna di nomi alla carica di presidente ( valutate poi dal sindaco Sean Wheeler) e le ha inviate agli organi competenti con lo scopo esclusivo di sensibilizzare la presidenza della Regione e il ministero dell’Ambiente verso una rapida definizione della nomina del presidente del Parco nazionale.
Una sorta di provocazione, insomma, ben sapendo che la scelta del presidente spetta al ministro dell’Ambiente Galletti e al governatore Pigliaru. Che nominano infatti una persona senza passare attraverso alcun bando né manifestazione di interesse. Anche gli operatori che offrono da anni servizi sul Parco avevano chiesto una accelerazione dell’iter istituzionale per la nomina della presidenza del consiglio direttivo dell’Ente Parco, in modo da potersi confrontare con un quadro certo e definitivo.
La segreteria cittadina del Partito democratico, invece, aveva fatto un appello a tutte le forze politiche cittadine, chiedendo che il futuro presidente dell’Ente Parco avesse un profilo autorevole, stimato e condiviso da tutti. «Ma soprattutto dovrà essere di Porto Torres, perché è dieci anni che assistiamo a passaggi di commissari, professori universitari e periodi di prorogatio», aveva detto il segretario Gian Mirko Luiu all’indomani del primo direttivo cittadino, inviando poi questa richiesta al presidente Francesco Pigliaru.
A quanto pare tra le ipotesi di nomina del governatore della Regione ci sarebbe l’economista Marco Vannini, già componente dell’attuale consiglio direttivo dell’Ente Parco, anche se con quella carica istituzionale rischierebbe di doversi dimettere o andare in aspettativa dalla docenza universitaria. L’attesa sta diventando comunque lunga e ci sono alcune criticità che purtroppo persistono da 20 anni - acqua ed elettricità su tutte - e che dovrebbero essere risolte prima dell’arrivo dei ponti pasquali. A questo punto, vista l’inerzia, per chi governa oggi c’è il rischio di lasciare la nomina del nuovo presidente del Parco ai governanti della prossima legislatura nazionale.
L’impressione è che, ancora una volta, le diatribe tra le diverse anime del Pd stiano rinviando nel tempo la scelta della figura del presidente del Parco con inevitabili problemi per la gestione dell’oasi naturalistica.
Anche il vicepresidente attuale dell’Ente, Antonio Diana, lunedì mattina ha ricordato quanto sia importante questa figura per il presente e per il futuro dell’isola parco: «È fondamentale la nomina del presidente dell’Ente Parco, perché ci vuole una figura che abbia davanti a sé una prospettiva di lavoro di cinque anni e che possa intraprendere azioni forti con le massime istituzioni».
L’amministrazione comunale - in forma provocatoria - aveva addirittura proposto un bando per avere la terna di nomi alla carica di presidente ( valutate poi dal sindaco Sean Wheeler) e le ha inviate agli organi competenti con lo scopo esclusivo di sensibilizzare la presidenza della Regione e il ministero dell’Ambiente verso una rapida definizione della nomina del presidente del Parco nazionale.
Una sorta di provocazione, insomma, ben sapendo che la scelta del presidente spetta al ministro dell’Ambiente Galletti e al governatore Pigliaru. Che nominano infatti una persona senza passare attraverso alcun bando né manifestazione di interesse. Anche gli operatori che offrono da anni servizi sul Parco avevano chiesto una accelerazione dell’iter istituzionale per la nomina della presidenza del consiglio direttivo dell’Ente Parco, in modo da potersi confrontare con un quadro certo e definitivo.
La segreteria cittadina del Partito democratico, invece, aveva fatto un appello a tutte le forze politiche cittadine, chiedendo che il futuro presidente dell’Ente Parco avesse un profilo autorevole, stimato e condiviso da tutti. «Ma soprattutto dovrà essere di Porto Torres, perché è dieci anni che assistiamo a passaggi di commissari, professori universitari e periodi di prorogatio», aveva detto il segretario Gian Mirko Luiu all’indomani del primo direttivo cittadino, inviando poi questa richiesta al presidente Francesco Pigliaru.
A quanto pare tra le ipotesi di nomina del governatore della Regione ci sarebbe l’economista Marco Vannini, già componente dell’attuale consiglio direttivo dell’Ente Parco, anche se con quella carica istituzionale rischierebbe di doversi dimettere o andare in aspettativa dalla docenza universitaria. L’attesa sta diventando comunque lunga e ci sono alcune criticità che purtroppo persistono da 20 anni - acqua ed elettricità su tutte - e che dovrebbero essere risolte prima dell’arrivo dei ponti pasquali. A questo punto, vista l’inerzia, per chi governa oggi c’è il rischio di lasciare la nomina del nuovo presidente del Parco ai governanti della prossima legislatura nazionale.
L’impressione è che, ancora una volta, le diatribe tra le diverse anime del Pd stiano rinviando nel tempo la scelta della figura del presidente del Parco con inevitabili problemi per la gestione dell’oasi naturalistica.
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