La Nuova Sardegna

Sassari

Olio extravergine di Ittiri: produzione ai massimi livelli

di Vincenzo Masia
Olio extravergine di Ittiri: produzione ai massimi livelli

La siccità non ha pregiudicato la qualità che si è rivelata eccellente in tutto il territorio La raccolta si attesta al 70 per cento e si fanno avanti le nuove generazioni di imprenditori

2 MINUTI DI LETTURA





ITTIRI. Produzione a macchia di leopardo, resa con percentuali legate al territorio, completamente ribaltate, ma con un comune denominatore: l’eccellenza. Sono questi i parametri che caratterizzano l’annata olivicola 2017, annata che sarà ricordata per la particolare, persistente ed eccezionale siccità che ha colpito la Sardegna e il Nord Ovest in particolare, ma anche per l’ottima qualità dell’olio prodotto. Già da inizio novembre, infatti, da quando i frantoi iniziarono a molire le prime olive, si è registrata una prima sorpresa: le olive prodotte nei terreni sabbiosi (“renalzu”), che notoriamente presentano una resa molto inferiore rispetto a terreni più “nobili” (“terra cana”) hanno fatto registrare una resa di 22/23 litri d’olio per quintale, valori nettamente al di sopra del 15/16 %, storicamente prodotto in “su renaltzu”. Il secondo fattore, assolutamente anomalo e forse unico negli ultimi decenni, riguarda la resa in “terra cana” che è scesa, in alcuni casi, anche al di sotto del 15%. La causa principale, se non l’unica, sostengono molti produttori anziani, è stata la siccità che, in terreni argillosi ha procurato spaccature nel terreno favorendo l’evaporazione mentre nelle zone sabbiose, questo fenomeno, grazie alla natura del terreno, non si è verificato e quindi le radici degli olivi hanno subito un minor riscaldamento e quindi hanno potuto alimentare le piante, senza stress da siccità. A fine stagione saranno i tecnici, comunque, a confermare o meno quanto sostengono i produttori. Sul fronte della quantità si registrano, almeno nel territorio di Ittiri, dei curiosi fenomeni, che alcuni sostengono di non aver mai visto in passato. Si tratta della quantità di olive che, ad allegagione avvenuta, rimangono sulla pianta per essere portate a maturazione. Ebbene, a fronte di una buona allegagione le dimensioni delle olive, nel corso dei mesi, sono aumentate di pochissimo. Infatti, a parità di cultivar prevalentemente di tipo “bosana”, le dimensioni delle drupe presentavano differenze enormi tra i due tipi di terreno. Tuttavia il bel tempo ha favorito la raccolta che, a fine stagione può essere collocata, con un trend consolidato, intorno al 70% rispetto a una delle produzioni più abbondanti degli ultimi anni. L’olio, che per generazioni ha rappresentato una delle voci più importanti dell’economia locale, ritorna a diventare elemento di sostegno per centinaia di famiglie.

Le nuove generazioni, grazie alla costanza ed esperienza dei vecchi produttori e all’associazione degli olivicoltori ittiresi, “S’Ischimadorza”, hanno riscoperto la bontà, la genuinità, il gusto e il valore nutrizionale di uno degli elementi primari della catena alimentare.

In questi giorni e fino a tutto gennaio, le campagne di Ittiri sono “invase” da reti, abbacchiatori, scuotitrici, ma sopratutto da numerose persone realizzano la provvista dell’extravergine per il prossimo anno.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative