bessude
Il paese rende omaggio al poeta Francesco Carboni
di Mario Bonu
BESSUDE. A quei tempi Bessude era un villaggio di 634 anime, ha ricordato Giuseppe Zichi, citando Vittorio Angius dal Casalis, nel convegno dedicato al grande poeta latinista gesuita Francesco...
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BESSUDE. A quei tempi Bessude era un villaggio di 634 anime, ha ricordato Giuseppe Zichi, citando Vittorio Angius dal Casalis, nel convegno dedicato al grande poeta latinista gesuita Francesco Carboni, nato a Bonnanaro nel 1746. «È situato a piè del monte Pèlao – scrive ancora Angius – in una concavità, esposto a ponente e tramontana. Il totale delle case è di 150, disposte lungo vie irregolari, e non selciate. Le strade vicinali che portano ai paesi dell’intorno sono impraticabili a vetture, e pericolose pure ai cavalli». Là, nel 1795, nel suo poderetto di “s’ortu altu”, decide di ritirarsi Francesco Carboni, «dove conosce una seconda giovinezza», ha detto Alessandro Ponzeletti dopo una vita dedicata alla poesia e all’insegnamento. A Bessude risiedevano due sue sorelle e sempre a Bessude era stato parroco il fratello, Giovanni Andrea, scomparso nel 1781.
Titolare della cattedra di Eloquenza latina all’Università di Cagliari, conferitagli nel 1788 direttamente dal re Vittorio Amedeo III per via dei suoi meriti letterari, autore di libri e poemi apprezzati anche al di fuori dei confini dell’Italia, Francesco Carboni a partire dal 1792 viene investito da velenose accuse di ordine religioso, politico e poi anche morale. «Sono essenzialmente tre le accuse che gli vengono mosse – ha detto Alessandro Ponzeletti – eterodossia religiosa, giacobinismo, una relazione con una donna». Così, nel maggio del 1795 è costretto a lasciare Cagliari per ordine del viceré. Raggiunge quindi Torino ed è ricevuto dal re Vittorio Amedeo III, davanti al quale ha modo di difendersi dalle accuse. Non viene però reintegrato nei suoi incarichi anche se conserva lo stipendio di docente. Inizia allora un viaggio per l’Italia che gli permette di incontrare amici vecchi e nuovi, sempre apprezzato per i suoi meriti letterari, tanto che le accademie del tempo fanno a gara per averlo tra i propri membri. Ad Imola gli viene conferita la cittadinanza onoraria su proposta dell’amico allora vescovo Gregorio Barnaba Chiaramonti, il quale diventerà poi papa col nome di Pio VII. Lo stesso papa lo chiamò a Roma per affidargli l’incarico di segretario pontificio delle epistole latine, ma Francesco Carboni, pur ringraziando vivamente per il grande onore, preferì restarsene a Bessude, «contento di un’aurea mediocrità», scrive Raimondo Bonu. Qua viene assunto, in qualità di precettore, a casa dei nobili Marongio. Fu così maestro dei giovani figli di Don Diego, Gaetano ed Emanuele. Il primo morì ancora giovane a Nuoro, Emanuele diventerà arcivescovo di Cagliari. Francesco Carboni morì a Bessude il 20 aprile 1817 e i suoi resti vennero sepolti nella parrocchiale di San Martino, dove riposano tuttora.
Titolare della cattedra di Eloquenza latina all’Università di Cagliari, conferitagli nel 1788 direttamente dal re Vittorio Amedeo III per via dei suoi meriti letterari, autore di libri e poemi apprezzati anche al di fuori dei confini dell’Italia, Francesco Carboni a partire dal 1792 viene investito da velenose accuse di ordine religioso, politico e poi anche morale. «Sono essenzialmente tre le accuse che gli vengono mosse – ha detto Alessandro Ponzeletti – eterodossia religiosa, giacobinismo, una relazione con una donna». Così, nel maggio del 1795 è costretto a lasciare Cagliari per ordine del viceré. Raggiunge quindi Torino ed è ricevuto dal re Vittorio Amedeo III, davanti al quale ha modo di difendersi dalle accuse. Non viene però reintegrato nei suoi incarichi anche se conserva lo stipendio di docente. Inizia allora un viaggio per l’Italia che gli permette di incontrare amici vecchi e nuovi, sempre apprezzato per i suoi meriti letterari, tanto che le accademie del tempo fanno a gara per averlo tra i propri membri. Ad Imola gli viene conferita la cittadinanza onoraria su proposta dell’amico allora vescovo Gregorio Barnaba Chiaramonti, il quale diventerà poi papa col nome di Pio VII. Lo stesso papa lo chiamò a Roma per affidargli l’incarico di segretario pontificio delle epistole latine, ma Francesco Carboni, pur ringraziando vivamente per il grande onore, preferì restarsene a Bessude, «contento di un’aurea mediocrità», scrive Raimondo Bonu. Qua viene assunto, in qualità di precettore, a casa dei nobili Marongio. Fu così maestro dei giovani figli di Don Diego, Gaetano ed Emanuele. Il primo morì ancora giovane a Nuoro, Emanuele diventerà arcivescovo di Cagliari. Francesco Carboni morì a Bessude il 20 aprile 1817 e i suoi resti vennero sepolti nella parrocchiale di San Martino, dove riposano tuttora.
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