Morìa a Baratz, colpa delle alghe
di Paoletta Farina
Le indagini della Forestale: Arpas e Izs parlano di cause naturali. Ora la strage di pesci si è fermata
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SASSARI. Siccità, temperature più alte della media stagionale, una eccessiva proliferazione di alghe che hanno rilasciato tossine in quantità abnorme, diminuendo l’ossigeno nel lago di Baratz. È questo il mix micidiale che ha provocato a dicembre la morià di migliaia di carpe nell’unico bacino naturale della Sardegna, destando grande allarme per la sua salute. Il responso, che parla appunto dell’ennesimo caso di eutrofizzazione nello specchio d’acqua, è arrivato dalle analisi condotte dall’Arpas di Sassari e dall’Istituto Zooprofilattico sulle acque e sulle carcasse dei pesci su incarico del Corpo Forestale. E non sembra lasciare dubbi: una serie di fenomeni naturali concomitanti hanno causato la strage nel lago, inserito in un contesto ecologico così delicato che il mutamento anche di una sola delle condizioni di stabilità provoca sbilanciamenti con effetti disastrosi. Ma la natura è anche capace di rimettere le cose a posto. La morte nel lago si è fermata e i pesci continuano a popolarlo mentre altri ne nasceranno. Nel frattempo gabbiani e altri uccelli, oltre agli animali selvatici, hanno banchettato ripulendo le sponde dalle carcasse dei pesci che vi si erano ammassate a tonnellate.
Intanto il lavoro di accertamento condotto dagli agenti della base navale di Alghero del Corpo Forestale e di vigilanza ambientale dopo l’ecatombe è sfociato in conferme tecniche con i dossier inviati da Arpas e Izs. L’Agenzia per l’ambiente, attraverso l’esame dei campioni di acqua prelevati, ha riscontrato la presenza in quantità superiori alla norma di tossine rilasciate da microalghe. Soprattutto nel periodo autunnale questi organismi proliferano, ma con la mancanza di piogge che ha contraddistinto la passata stagione e anche in seguito al clima più mite, si sono sviluppate oltre la normalità. Così si è innescata una catena per cui al maggiore numero di alghe presenti, è corrisposta una maggiore quantità di tossine prodotte. In questa situazione i pesci hanno annaspato fino a morire, come hanno rilevato gli altri esami compiuti dall’Istituto Zooprofilattico in collaborazione con la sede di Oristano.
Le due dettagliate relazioni faranno ora parte del fascicolo che il magistrato titolare dell’inchiesta ha aperto dopo la segnalazione arrivata dalla Forestale nel periodo natalizio, quando il caso della morìa a Baratz è scoppiato. Contemporaneamente gli agenti della Forestale hanno avvisato di quanto stava accadendo anche l’Asl e la Provincia, che ha competenze ambientali sul lago.
Fa tirare un sospiro di sollievo che il fenomeno della morìa di pesci non sia dovuto a inquinamento da pesticidi o da concimi. Ma il bacino, proprio perché è unico in Sardegna e si trova in una zona protetta, dovrebbe essere un sorvegliato speciale. Lo scorso aprile un gruppo di ambientalisti aveva denunciato la presenza di tubazioni per il prelievo abusivo di acqua dal lago presumibilmente per irrigare le vicine campagne. Un fatto già avvenuto in passato e di cui Baratz ha pagato pesantemente le conseguenze.
Intanto il lavoro di accertamento condotto dagli agenti della base navale di Alghero del Corpo Forestale e di vigilanza ambientale dopo l’ecatombe è sfociato in conferme tecniche con i dossier inviati da Arpas e Izs. L’Agenzia per l’ambiente, attraverso l’esame dei campioni di acqua prelevati, ha riscontrato la presenza in quantità superiori alla norma di tossine rilasciate da microalghe. Soprattutto nel periodo autunnale questi organismi proliferano, ma con la mancanza di piogge che ha contraddistinto la passata stagione e anche in seguito al clima più mite, si sono sviluppate oltre la normalità. Così si è innescata una catena per cui al maggiore numero di alghe presenti, è corrisposta una maggiore quantità di tossine prodotte. In questa situazione i pesci hanno annaspato fino a morire, come hanno rilevato gli altri esami compiuti dall’Istituto Zooprofilattico in collaborazione con la sede di Oristano.
Le due dettagliate relazioni faranno ora parte del fascicolo che il magistrato titolare dell’inchiesta ha aperto dopo la segnalazione arrivata dalla Forestale nel periodo natalizio, quando il caso della morìa a Baratz è scoppiato. Contemporaneamente gli agenti della Forestale hanno avvisato di quanto stava accadendo anche l’Asl e la Provincia, che ha competenze ambientali sul lago.
Fa tirare un sospiro di sollievo che il fenomeno della morìa di pesci non sia dovuto a inquinamento da pesticidi o da concimi. Ma il bacino, proprio perché è unico in Sardegna e si trova in una zona protetta, dovrebbe essere un sorvegliato speciale. Lo scorso aprile un gruppo di ambientalisti aveva denunciato la presenza di tubazioni per il prelievo abusivo di acqua dal lago presumibilmente per irrigare le vicine campagne. Un fatto già avvenuto in passato e di cui Baratz ha pagato pesantemente le conseguenze.
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