La Nuova Sardegna

Sassari

Di Maio scalda i sassaresi «Noi pronti a governare»

di Giovanni Bua
Di Maio scalda i sassaresi «Noi pronti a governare»

Sala strapiena al Moderno per la tappa cittadina del leader pentastellato «Qui accoglienza straordinaria, siamo l’unica soluzione per i vostri problemi»

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Guarda a destra il candidato premier del M5S Luigi Di Maio, e lì sferrra i colpi. Convinto che il vero avversario non sia un Pd «i cui elettori sono in preda al più totale scoramento e in cui i vertici non controllano nemmeno l’apparato», ma il centro destra di Silvio Berlusconi che «da anni che promette e non mantiene le promesse, parla e poi tira pacchi agli italiani. È come Wanna Marchi».

Pillole dell’ora abbondante di intervento del leader pentastellato, arrivato ieri mattina in città dopo una imprevista deviazione a Orgosolo, che gli è costata l’annullamento del programmato tour per le bancarelle a piazzale Segni, dove voleva ripetere il bagno di folla andato in scena il giorno prima al mercato di Sant’Elia a Cagliari. Ma bagno di folla è stato comunque, con la decisamente troppo piccola sala congressi del Multisala in viale Umberto stracolma da un paio d’ore prima dell’arrivo del vicepresidente della Camera, e un’altra sala videocollegata in extremis per trovar posto al migliaio abbondante di fortunati che sono riusciti a trovare un posto.

E Di Maio non li ha fatti pentire, mettendo in scena un discorso “rotondo” e ormai rodato. Introdotto dagli interventi dei portavoce in consiglio comunale di Sassari Maurilio Murru e Desi Manca, dal sindaco di Porto Torres Sean Wheeler, dai candidati Roberto Cappuccinelli, Vittoria Bogo Deledda, Mario Perantoni. E lanciato dal capolista per al Senato Ettore Licheri: «Eccovi quello che è criticato perché è giovane e che dovrebbe lasciar guidare la primavera d’Italia a un condannato di 83 anni».

E Di Maio, con il solito stile informale dei 5 Stelle (e senza l’ombra di servizio d’ordine di alcun tipo), dopo alcune concessioni alla Sardegna: «Con indici di disoccupazione clamorosi, livelli di povertà preoccupanti, e potenzialità inespresse incredibili», ha calato i suoi cavalli di battaglia: il costo della Casta, la credibilità assente di chi propone cose meravigliose ma non le ha realizzate in 20 anni di governo, il sistema che si autoalimenta proprio grazie agli sprechi, che quindi non ha nessuna intenzione di tagliare.

Poi la replica alle accuse di far promesse senza avere i fondi per mantenerle: «Trenta miliardi arrivano dal taglio della spesa pubblica. Tutti sanno come farli, ma gli altri hanno preferito tagliare i commissari per la spending review che li proponevano». E con quelli si possono finanziare: «Pensioni minime a 780 euro e reddito di cittadinanza per chi perde il lavoro, con l’obbligo di formarsi e accettare un’occupazione entro tre anni». E ancora: «Bisogna obbligare le nazioni dell'Est Europa ad accogliere i migranti che arrivano in Italia e avviare progetti di cooperazione con i Paesi africani da dove provengono i migranti economici, che vanno rimpatriati». E riparare a quanto hanno fatto: «I precedenti governi italiani, che hanno messo a rischio il made in Italy nel mondo in tutti i settori, dall'artigianato all'agroalimentare, accettando trattati internazionali con paesi come la Cina, gli Stati Uniti, il Marocco». Ma soprattutto: «Essere onesti, credibili e disciplinati. Noi non siamo dei super uomini, ma ci siamo dati delle regole e le rispetteremo».

Tanto basta per uscire tra applausi e strette di mano: «Siamo pronti a governare, a riprenderci il futuro che ci hanno rubato. Ora sta alla gente crederci insieme a noi».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative