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cronaca

«Solidarietà e unione, ripartiamo da qui»

Monsignor Saba alle autorità cittadine: «Sediamoci a un tavolo per leggere insieme la realtà che ci circonda e intervenire»


15 febbraio 2018 di Antonio Meloni


SASSARI. I temi di fondo li aveva affrontati in Duomo il giorno di San Nicola, altri li ha accennati ieri in occasione della consegna ufficiale della lettera pastorale a tutti i rappresentanti delle istituzioni in riunione plenaria nella sala Isgrò dell’Episcopio. Il cuore della riflessione proposta dall’arcivescovo Gian Franco Saba, nella missiva rivolta alla città e al territorio, è l’invito a essere promotori di un nuovo umanesimo come risposta alle sfide cruciali imposte da un’epoca attraversata da mille tensioni e scossa da profonde trasformazioni.

E se c’è un carattere peculiare nella lettera del presule è il coraggio che si respira fin dalle prime battute: «Indirizzo questo scritto non soltanto alla Chiesa turritana, ma anche a tutti coloro che, nella città di Sassari e nel territorio, a vario titolo, operano nella società civile e a quanti si riconoscono in credi e filosofie della vita differenti». La proposta di costruire un tavolo congiunto che possa essere un laboratorio per una comune lettura della realtà è solo il punto d’arrivo di un ragionamento che parte dall’esempio offerto dalla vicenda di San Nicola, protagonista, a Mira, della salvezza di un padre e di due giovani donne destinate alla prostituzione. Traendo spunto da un episodio storico, Gian Franco Saba parla chiaramente di accoglienza e solidarietà, dialogo e confronto, in un invito che dà il titolo alla lettera: “Lasciarsi interpellare da chi abita nella porta accanto”.

Un appello che chiama tutti a «prestare sempre maggiore attenzione a quanti si trovano in difficoltà, impegnandoci sempre di più a offrire a tutti, in modo speciale agli ultimi, le condizioni per risalire verso una vita dignitosa e serena». Non è un caso che la consegna della lettera sia avvenuta ieri, mercoledì delle ceneri, ma anche giorno in cui il calendario liturgico ricorda Cirillo e Metodio, patroni d’Europa. «La cultura della solidarietà va promossa e vissuta insieme – ha detto l’arcivescovo – in un percorso di reciproca collaborazione in cui ognuno deve fare la sua parte».

Diversi i tratti salienti della lettera in cui monsignor Saba invita tutti all’impegno e alla militanza cristiana in un momento storico decisamente difficile: «Siamo chiamati ad affrontare un impegno di tipo interculturale, interreligioso e interdisciplinare: la riflessione, lo studio, l’incontro e, per chi crede, la preghiera, saranno una piattaforma sulla quale costruire con umiltà la futura casa comune dell’umanità».

Ma l’invito si fa ancora più esplicito quando Gian Franco Saba, citando San Giovanni Crisostomo, esorta: «Offri sia al fratello che allo straniero, al fratello non voltare la schiena e lo straniero rendilo tuo fratello». Diversi e importanti anche i passaggi sulla necessità di accogliere e comprendere ripudiando l’idolatria, matrice di ogni fondamentalismo, che induce nell’errore tanto il religioso quanto lo scienziato. «Invito la nostra Chiesa diocesana ad aprirsi sempre più a un clima di dialogo sociale e spirituale a cui partecipino tutte le realtà che la animano perché possiamo compiere insieme azioni concrete per il bene comune». Per fare questo occorre creare spazi di dialogo e di elaborazione del pensiero «superando la tentazione di vivere chiusi nella cerchia dei piccoli interessi domestici».

Importante e delicato il passaggio sul ruolo della donna titolare di «una missione e un servizio di amore capace di trasformare la realtà» e se pure la Chiesa ha lodato le donne che, con eroismo, hanno affrontato situazioni di sofferenza: «Il Vangelo di Cristo – conclude l’arcivescovo – non incita al martirio come frutto di violenza perché la violenza è sempre un male da sconfiggere». Come prima pietra per avviare questo percorso, Gian Franco Saba ha deciso di devolvere quanto ricevuto in occasione della sua consacrazione episcopale, per la costituzione della fondazione “Accademia casa di popoli, culture e religioni” la cui missione è la realizzazione di quel nuovo umanesimo dell’incontro da cui partirà, questo l’auspicio, la rinascita culturale, spirituale e anche materiale di un territorio in profonda crisi.

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