Il pronto soccorso: «Situazione difficile ma medici eccellenti»
Il primario Mario Oppes difende struttura e staff Attese insostenibili: «Abbiamo progetti per migliorare»
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SASSARI. Dei tempi di attesa al pronto soccorso si parla da vent’anni, e se la situazione non tende a migliorare, ma anzi il trend è negativo, significa che per risolvere il problema occorre una rivoluzione radicale e un investimento molto consistente in termini di soldi. «Siamo consapevoli delle difficoltà – afferma il direttore sanitario Nicolò Orrù – che si fa carico di un numero di accessi annui superiore alla 50mila unità. È chiaro che la mole enorme di persone che ogni anno accedono al pronto soccorso vuole anche dire sovraffollamento e tempi lunghi per lo smaltimento dei codici bianchi e dei codici verdi. Una soluzione a questo sovraccarico – prosegue – potrebbe arrivare da una sinergia con il territorio, dove la presenza di un ambulatorio di codici bianchi o di una casa della salute potrebbe aiutare a risolvere i casi più semplici, i quali non avrebbero necessità di avere il pronto soccorso come punto di riferimento. Avrebbero, invece, un servizio territoriale in cui la presenza del medico di famiglia, dei medici della continuità assistenziale, degli specialisti ambulatoriali, consentirebbe l'erogazione delle stesse prestazioni ma in minor tempo. Senza affollare il pronto soccorso». Le strutture però, per funzionare davvero da filtro, dovrebbero essere dotate di apparecchiature per la diagnosi, ad esempio elettrocardiogramma, o ecografo, in modo da consentire al medico di farsi un’idea chiara dell’eventuale presenza di una patologia. Altrimenti è un gatto che si morde la coda, perché il servizio territoriale non farebbe altro che dirottare i pazienti verso il più attrezzato pronto soccorso.
Mario Oppes, responsabile della struttura al piano terra del Santissima Annunziata, la pensa così: «i servizi di pronto soccorso dei grandi ospedali sono ormai da molto tempo oggetto di critiche per l'incapacità di dare risposte corrispondenti alle attese dei cittadini. I disagi ci sono e non è facile trovare soluzioni adeguate per superarli. Questo dipende dal fatto che il pronto soccorso è la spia delle difficoltà di funzionamento di un intero sistema sanitario che comprende tutte le attività territoriali e ospedaliere». Ma puntualizza: «Sostenere che la qualità del servizio possa essere condizionata da “guerre tra medici” corrisponde ad una lettura distorta e non corrispondente alla realtà. Perché se è vero che tutti gli operatori sono sottoposti a carichi di lavoro pesanti, che giustificano un elevato livello di stress lavoro-correlato è falsa l'immagine di una struttura caratterizzata da un clima incandescente dovuto a un mancato lavoro di squadra da parte dei medici». Eppure i litigi, talvolta non solo verbali, all’interno dello staff del pronto soccorso, le aperte contestazioni nei confronti dello stesso responsabile, non delineano esattamente un clima di lavoro sereno e idilliaco. «Stiamo mettendo in campo diversi progetti di miglioramento. Ma si tratta di situazioni che, in maniera fisiologica, danno vita a resistenze al cambiamento e non è escluso che chi pone a confronto, con una forte dose di estremizzazione, modelli che in realtà sono sempre convissuti, lo faccia per promuoverne uno o bocciarne un altro. Va detto con orgoglio – conclude Mario Oppes – che i medici del pronto soccorso di Sassari, tanto i giovani quanto gli anziani, non solo devono essere considerati tra i migliori in Sardegna, ma non temono il confronto con quelli delle più avanzate realtà nazionali».
Mario Oppes, responsabile della struttura al piano terra del Santissima Annunziata, la pensa così: «i servizi di pronto soccorso dei grandi ospedali sono ormai da molto tempo oggetto di critiche per l'incapacità di dare risposte corrispondenti alle attese dei cittadini. I disagi ci sono e non è facile trovare soluzioni adeguate per superarli. Questo dipende dal fatto che il pronto soccorso è la spia delle difficoltà di funzionamento di un intero sistema sanitario che comprende tutte le attività territoriali e ospedaliere». Ma puntualizza: «Sostenere che la qualità del servizio possa essere condizionata da “guerre tra medici” corrisponde ad una lettura distorta e non corrispondente alla realtà. Perché se è vero che tutti gli operatori sono sottoposti a carichi di lavoro pesanti, che giustificano un elevato livello di stress lavoro-correlato è falsa l'immagine di una struttura caratterizzata da un clima incandescente dovuto a un mancato lavoro di squadra da parte dei medici». Eppure i litigi, talvolta non solo verbali, all’interno dello staff del pronto soccorso, le aperte contestazioni nei confronti dello stesso responsabile, non delineano esattamente un clima di lavoro sereno e idilliaco. «Stiamo mettendo in campo diversi progetti di miglioramento. Ma si tratta di situazioni che, in maniera fisiologica, danno vita a resistenze al cambiamento e non è escluso che chi pone a confronto, con una forte dose di estremizzazione, modelli che in realtà sono sempre convissuti, lo faccia per promuoverne uno o bocciarne un altro. Va detto con orgoglio – conclude Mario Oppes – che i medici del pronto soccorso di Sassari, tanto i giovani quanto gli anziani, non solo devono essere considerati tra i migliori in Sardegna, ma non temono il confronto con quelli delle più avanzate realtà nazionali».
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