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«Le guardie mediche, ruolo chiave nell’emergenza»

«Le guardie mediche, ruolo chiave nell’emergenza»

SASSARI. Il Pronto Soccorso è un cardine così cruciale della sanità da coinvolgere una fetta larghissima di professionisti. Ad esempio i medici di medicina generale (mmg) che operano in Continuità...

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SASSARI. Il Pronto Soccorso è un cardine così cruciale della sanità da coinvolgere una fetta larghissima di professionisti. Ad esempio i medici di medicina generale (mmg) che operano in Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica). Una delle critiche mosse nei confronti dei servizi territoriali, è quella di non funzionare da filtro nei confronti del Ps, ma di rimbalzare un numero troppo elevato di pazienti che invece potrebbero essere gestiti in ambulatorio. I motivi sarebbero questi: mancanza di macchinari diagnostici, impossibilità di prescrivere ricoveri, e talvolta l’applicazione della medicina difensiva e nessuna assunzione di rischi, anche su patologie apparentemente banali. Tonino Satta, referente dei medici della continuità assistenziale, ribadisce invece il ruolo incisivo svolto dalla sua categoria: «Innanzitutto vorremo sottolineare che oltre il 90% dei medici della Continuità Assistenziale sono titolari a tempo indeterminato, possiedono un’esperienza pluriennale sul campo, hanno alle spalle una o più specializzazioni o un corso triennale di Medicina Generale. I medici specializzandi, raramente vengono impiegati nella Continuità Assistenziale, se non per sostituire i medici titolari per singoli turni».

Quanto alle guardie mediche additate come rampa di lancio verso il Ps, i dati sono questi: «Nel mese di gennaio, le statistiche che riguardano le sedi di Continuità Assistenziale di Sassari, Usini, Ossi e Porto Torres, che coprono una larga fetta dell’utenza che afferisce al Pronto Soccorso di Sassari sono queste: a Usini solo 5 su 268 pazienti visitati sono stati inviati al Pronto Soccorso (ovvero l’1,9%); presso la sede di Porto Torres 30 su 750 (4%); a Sassari 34 su 1507 (2,2%); infine ad Ossi 11 su 351 (3,1%)». E conclude: «La Continuità Assistenziale è un servizio estremamente radicato nel territorio, spesso svolto in condizioni difficili, in locali inadatti e sguarniti delle più elementari dotazioni di sicurezza, senza gli strumenti diagnostici dei quali usufruiscono i medici che lavorano in ambiente ospedaliero.

Infine quella di indirizzare il paziente presso un’altra struttura è una scelta che solo il medico può prendere in scienza e coscienza col fine ultimo di tutelare il benessere e la vita dello stesso».

Se i dati sono questi, allora il problema potrebbe essere un altro: le guardie mediche intercettano perlopiù i pazienti per le ricette, per dolori muscolari o piccoli traumi. Altri codici bianchi, (ad esempio dalle coliti ai generici dolori addominali), per troppa paura o per scarsa fiducia nei mezzi delle guardie mediche, spesso si riversano direttamente in pronto soccorso, ingolfando le liste di attesa. Solo così si giustifica lo spropositato sovraccarico di utenti del Santissima Annunziata, lamentato dallo staff medico e dalla stessa direzione Aou. (lu.so.)

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