Protetti dai raggi grazie ai fisici medici
Diagnostica e radioterapia: Ats e Aou prevedono di incrementare queste figure sanitarie
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Entro pochi mesi anche i pazienti sassaresi potranno conoscere la quantità di radiazioni ricevute in seguito a un esame diagnostico o in conseguenza di una terapia oncologica. Si tratta di una direttiva europea che doveva essere recepita dall’Italia entro il 6 febbraio ma che è slittata per via dello scioglimento delle Camere. A mettere nero su bianco, in ogni referto, il dosaggio di radiazioni ricevute saranno i fisici medici dell’ospedale Santissima Annunziata che affiancano i radiologi nella delicata messa a punto di un percorso di diagnosi e cura che protegga il più possibile i pazienti dal rischio di effetti collaterali anche gravi determinati dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti.
A spiegare il funzionamento della normativa è Franco Pinna, fisico medico responsabile regionale dell’Aifm (Associazione italiana di Fisica medica) e componente della struttura dell’Ats che opera all’interno dell’ospedale civile a stretto contatto con i medici radiologi. «La figura sanitaria del fisico medico è poco conosciuta - dice Pinna - forse perché, pur esaminando caso per caso la storia del paziente per mettere a punto un percorso ad hoc soprattutto in caso di radioterapia o di assunzione di radiofarmaci, non incontriamo direttamente le persone che invece hanno a che fare con i radiologi». Si tratta però di una professionalità strategica in virtù delle cure sempre più avanzate in oncologia e che proprio due mesi fa ha ricevuto dal Miur l’autorizzazione alla creazione di un albo professionale: il riconoscimento di una categoria destinata a incidere in maniera determinante nella sanità pubblica. I due atti aziendali appena varati delle aziende Ats e Aou di Sassari, prevedono infatti l’incremento delle strutture: quella dell’Asl sassarese che opererà negli ospedali e nei poliambulatori e quella dell’Aou per il Santissima Annunziata e per le cliniche di San Pietro. Oggi la struttura esistente conta su cinque fisici medici e tre tecnici più un amministrativo. Si spera dunque in un incremento dell’organico per garantire ai pazienti una corretta esposizione alle radiazioni, cioè quella minima che consenta i massimi risultati nelle cure.
La legge italiana stabilisce il limite di sicurezza annuo in un millesimo di Sievert (l’unità di misura degli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti) che va a sommarsi ai tre millisievert assunti da ogni persona per la radioattività naturale nello stesso arco temporale. Per avere un’idea delle proporzioni, una radiografia al torace comporta l’assunzione di 20 µSv (µ corrisponde a un milionesimo di Sievert), una mammografia 3 milliSievert, una tac total body 4 mSv, una radioterapia per il tumore alla prostata 70 Sievert. «Dovrebbe spettare a noi fisici medici - aggiunge Piergiorgio Marini, responsabile della struttura - spiegare ai pazienti che cosa significano per la salute le assunzioni dei raggi e quali sono vantaggi e svantaggi nelle diagnosi e nelle cure».
«L’obiettivo - conclude Rossana Bona che, come i suoi colleghi è laureata in Fisica e specializzata in Fisica medica - è creare un percorso individuale per ogni paziente che, con i macchinari che abbiamo a disposizione, possa portare a cure adeguate preservando da conseguenze che vanno dagli eritemi cutanei alle infiammazioni dei tessuti fino alla necrosi».
Uno studio in continua evoluzione che apre scenari nuovi nella cura delle patologie oncologiche. (g.g.)
A spiegare il funzionamento della normativa è Franco Pinna, fisico medico responsabile regionale dell’Aifm (Associazione italiana di Fisica medica) e componente della struttura dell’Ats che opera all’interno dell’ospedale civile a stretto contatto con i medici radiologi. «La figura sanitaria del fisico medico è poco conosciuta - dice Pinna - forse perché, pur esaminando caso per caso la storia del paziente per mettere a punto un percorso ad hoc soprattutto in caso di radioterapia o di assunzione di radiofarmaci, non incontriamo direttamente le persone che invece hanno a che fare con i radiologi». Si tratta però di una professionalità strategica in virtù delle cure sempre più avanzate in oncologia e che proprio due mesi fa ha ricevuto dal Miur l’autorizzazione alla creazione di un albo professionale: il riconoscimento di una categoria destinata a incidere in maniera determinante nella sanità pubblica. I due atti aziendali appena varati delle aziende Ats e Aou di Sassari, prevedono infatti l’incremento delle strutture: quella dell’Asl sassarese che opererà negli ospedali e nei poliambulatori e quella dell’Aou per il Santissima Annunziata e per le cliniche di San Pietro. Oggi la struttura esistente conta su cinque fisici medici e tre tecnici più un amministrativo. Si spera dunque in un incremento dell’organico per garantire ai pazienti una corretta esposizione alle radiazioni, cioè quella minima che consenta i massimi risultati nelle cure.
La legge italiana stabilisce il limite di sicurezza annuo in un millesimo di Sievert (l’unità di misura degli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti) che va a sommarsi ai tre millisievert assunti da ogni persona per la radioattività naturale nello stesso arco temporale. Per avere un’idea delle proporzioni, una radiografia al torace comporta l’assunzione di 20 µSv (µ corrisponde a un milionesimo di Sievert), una mammografia 3 milliSievert, una tac total body 4 mSv, una radioterapia per il tumore alla prostata 70 Sievert. «Dovrebbe spettare a noi fisici medici - aggiunge Piergiorgio Marini, responsabile della struttura - spiegare ai pazienti che cosa significano per la salute le assunzioni dei raggi e quali sono vantaggi e svantaggi nelle diagnosi e nelle cure».
«L’obiettivo - conclude Rossana Bona che, come i suoi colleghi è laureata in Fisica e specializzata in Fisica medica - è creare un percorso individuale per ogni paziente che, con i macchinari che abbiamo a disposizione, possa portare a cure adeguate preservando da conseguenze che vanno dagli eritemi cutanei alle infiammazioni dei tessuti fino alla necrosi».
Uno studio in continua evoluzione che apre scenari nuovi nella cura delle patologie oncologiche. (g.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
