Muore bambino di 17 mesi, due inchieste
di Barbara Mastino
Mercoledì il piccolo era stato portato dai genitori al pronto soccorso del Segni. Rimandato a casa, è spirato poche ore dopo
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OZIERI. Non stava bene da giorni, così i genitori hanno deciso di portare il loro bambino di 17 mesi al pronto soccorso. All’ospedale Segni di Ozieri i medici, compreso un pediatra, hanno visitato il piccolo e tranquillizzato i familiari: potevano ritornare a casa e proseguire la terapia antibiotica che il bambino stava già facendo. Poche ore dopo, nell’abitazione della famiglia ad Alà dei Sardi, il bambino si è sentito male ed è morto durante una disperata corsa contro il tempo. Saranno due inchieste, una ancora conoscitiva e senza indagati aperta dalla Procura della Repubblica, l’altra interna avviata dall’Azienda territoriale della Salute, a fare chiarezza sulle circostanze del decesso del piccolo.
La morte risale a mercoledì sera, poche ore dopo la visita cui il piccolo paziente era stato sottoposto al Pronto Soccorso dell’ospedale civile. Qui era stato visitato anche dallo specialista dell’ambulatorio di Pediatria, per poi essere rimandato a casa con l’indicazione di proseguire la terapia antibiotica e antipiretica che stava già assumendo da qualche giorno. Dopo qualche ora, però, il bambino ha avuto una crisi per insufficienza respiratoria. Immediato l’intervento del personale del 118 (che era già fuori sede per un’altra chiamata ma che è stato dirottato subito su quell’emergenza, data la gravità del caso) è purtroppo deceduto.
Inutili i tentativi di rianimarlo fatti dal personale operante: il bimbo stava troppo male e per lui non c’è stato nulla da fare.
Una tragedia che ha colpito una giovane coppia, una famiglia e un’intera comunità e che rischia di avere ripercussioni giudiziarie. Immediatamente e d’ufficio è partita un’inchiesta che ieri mattina ha portato nell’ospedale di Ozieri il nucleo Nas dei Carabinieri per i dovuti controlli preliminari all’indagine. L’azienda sanitaria Ats, dal canto suo, ha aperto a sua volta un’inchiesta interna «per ricostruire quanto accaduto». In una nota diffusa ieri sera, l’Ats ha espresso «il proprio cordoglio ai genitori del piccolo» assicurando la propria totale disponibilità verso «le autorità competenti per fare la massima chiarezza su quanto avvenuto».
Oltre alla verifica delle procedure seguite dal personale che ha visitato il bambino, ulteriori elementi li fornirà la perizia autoptica disposta sul corpicino del piccolo, L’autopsia sarà effettuata presumibilmente oggi e potrà chiarire con certezza le cause del decesso e appurare o escludere eventuali responsabilità in capo al personale sanitario che ha avuto in cura il bambino. Sulla vicenda c’è il massimo riserbo. Dalle pochissime notizie trapelate, si sa solo che il bimbo è stato visitato prima dal personale del pronto soccorso, che tra le altre cose ha controllato il livello di saturazione del sangue, trovato nella norma, e poi dal pediatra di turno. Dopo i controlli, i sanitari hanno confermato la terapia già prescritta al bimbo.
Poco o nient’altro oltre la visita, del resto, si sarebbe potuto fare nell’ospedale di Ozieri. Il bimbo non poteva essere trattenuto in ospedale in osservazione: una misura che in passato nell’ospedale Segni è stata spesso adottata in via precauzionale trattandosi di pazienti così piccoli, ma che ora non può più essere presa in considerazione perché nel Segni da tempo non esiste più il reparto di Pediatria, smantellato e ridotto al rango di un ambulatorio dove le uniche attrezzature sono costituite dal personale operante e dove quindi non possono essere effettuati ricoveri.
Un progressivo decadimento del servizio avvenuto non senza polemiche, iniziato qualche anno fa con l’eliminazione della guardia notturna dei medici pediatri e proseguita a poco a poco, di pari passo con la chiusura del punto nascite che forse aveva fatto considerare non più necessaria la presenza di pediatri nell’ospedale. I bimbi sui quali vengono riscontrate criticità vengono quindi dirottati su altre strutture, a cominciare da quelle di Sassari. Una circostanza che mercoledì non si è verificata, perché a quanto pare non è stata ritenuta necessaria: ma anche su questo faranno luce le indagini in corso.
La morte risale a mercoledì sera, poche ore dopo la visita cui il piccolo paziente era stato sottoposto al Pronto Soccorso dell’ospedale civile. Qui era stato visitato anche dallo specialista dell’ambulatorio di Pediatria, per poi essere rimandato a casa con l’indicazione di proseguire la terapia antibiotica e antipiretica che stava già assumendo da qualche giorno. Dopo qualche ora, però, il bambino ha avuto una crisi per insufficienza respiratoria. Immediato l’intervento del personale del 118 (che era già fuori sede per un’altra chiamata ma che è stato dirottato subito su quell’emergenza, data la gravità del caso) è purtroppo deceduto.
Inutili i tentativi di rianimarlo fatti dal personale operante: il bimbo stava troppo male e per lui non c’è stato nulla da fare.
Una tragedia che ha colpito una giovane coppia, una famiglia e un’intera comunità e che rischia di avere ripercussioni giudiziarie. Immediatamente e d’ufficio è partita un’inchiesta che ieri mattina ha portato nell’ospedale di Ozieri il nucleo Nas dei Carabinieri per i dovuti controlli preliminari all’indagine. L’azienda sanitaria Ats, dal canto suo, ha aperto a sua volta un’inchiesta interna «per ricostruire quanto accaduto». In una nota diffusa ieri sera, l’Ats ha espresso «il proprio cordoglio ai genitori del piccolo» assicurando la propria totale disponibilità verso «le autorità competenti per fare la massima chiarezza su quanto avvenuto».
Oltre alla verifica delle procedure seguite dal personale che ha visitato il bambino, ulteriori elementi li fornirà la perizia autoptica disposta sul corpicino del piccolo, L’autopsia sarà effettuata presumibilmente oggi e potrà chiarire con certezza le cause del decesso e appurare o escludere eventuali responsabilità in capo al personale sanitario che ha avuto in cura il bambino. Sulla vicenda c’è il massimo riserbo. Dalle pochissime notizie trapelate, si sa solo che il bimbo è stato visitato prima dal personale del pronto soccorso, che tra le altre cose ha controllato il livello di saturazione del sangue, trovato nella norma, e poi dal pediatra di turno. Dopo i controlli, i sanitari hanno confermato la terapia già prescritta al bimbo.
Poco o nient’altro oltre la visita, del resto, si sarebbe potuto fare nell’ospedale di Ozieri. Il bimbo non poteva essere trattenuto in ospedale in osservazione: una misura che in passato nell’ospedale Segni è stata spesso adottata in via precauzionale trattandosi di pazienti così piccoli, ma che ora non può più essere presa in considerazione perché nel Segni da tempo non esiste più il reparto di Pediatria, smantellato e ridotto al rango di un ambulatorio dove le uniche attrezzature sono costituite dal personale operante e dove quindi non possono essere effettuati ricoveri.
Un progressivo decadimento del servizio avvenuto non senza polemiche, iniziato qualche anno fa con l’eliminazione della guardia notturna dei medici pediatri e proseguita a poco a poco, di pari passo con la chiusura del punto nascite che forse aveva fatto considerare non più necessaria la presenza di pediatri nell’ospedale. I bimbi sui quali vengono riscontrate criticità vengono quindi dirottati su altre strutture, a cominciare da quelle di Sassari. Una circostanza che mercoledì non si è verificata, perché a quanto pare non è stata ritenuta necessaria: ma anche su questo faranno luce le indagini in corso.
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