Sassari, cittadella giudiziaria nell'ex carcere di San Sebastiano: pronti a partire
di Giovanni Bua
Tra dieci giorni la firma dell’accordo di programma tra Comune, ministeri e demanio: entro l’anno il bando da 12 milioni
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SASSARI. Ultimo miglio di navigazione in mezzo alle secche di una burocrazia monumentale, dentro cui Comune, Demanio, enti e Ministeri vari navigano a vista da anni. Attenti a non far naufragare, tra finanziamenti da salvare, rilievi, caratterizzazioni, osservazioni degli uffici da portare a casa, e mal di pancia vari da tenere sotto controllo, uno dei più importanti progetti di riqualificazione urbana mai visti a Sassari: la trasformazione dell’ex carcere di San Sebastiano in una moderna e funzionale cittadella giudiziaria.
Un federal building da 18mila metri quadri che ospiterà la Procura, il Tribunale di sorveglianza, gli uffici del Tribunale civile e penale, il giudice di pace, l’ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti e soprattutto la sezione staccata della corte d’appello attualmente in via Budapest, oltre che una sorta di museo dedicato ai 150 anni della durissima vita dei detenuti. Con un intervento, interamente finanziato dallo Stato, da 12 milioni e un risparmio secco sugli affitti da 1,7 milioni di euro l’anno. Un’opera monumentale, a cui si lavora da quel pomeriggio di luglio del 2013 quando 143 uomini, 13 donne e un piccolo bambino in poche ore lasciarono il fatiscente carcere vecchio 150 anni per andare nella nuova e altera casa circondariale di Bancali.
Un percorso a ostacoli, fatto di decine di step. Partito con la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra i ministeri della Giustizia, dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, del Provveditorato alle opere pubbliche, del Comune e del Consiglio Forense, firmato nel 2014 dall’allora commissario straordinario del Comune, Guido Sechi, e portato avanti con tenacia dal sindaco Nicola Sanna e dal ministro della Giustizia Orlando. Con il via libera ufficiale all’opera arrivato nel febbraio del 2016. Il preliminare licenziato dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per Lazio-Abruzzo e Sardegna. E la complessa fase di controllo delle attività di vulnerabilità sismica, di rilievo architettonico e caratterizzazione del terreno necessari per le successive operazioni di bonifica e riqualificazione dell’ex carcere, conclusasi recentemente.
Ora l’ultimo passo: la sottoscrizione dell’accordo di programma tra Comune, l’Agenzia del Demanio, diretta da Roberto Reggi e i ministeri coinvolti, che avvia il procedimento per la realizzazione della Cittadella giudiziaria. L’altro ieri il Comune di Sassari ha ricevuto la bozza definitiva. Entro 10 giorni tutti gli attori coinvolti valideranno il documento, e si potrà convocare la conferenza dei servizi, aperta anche alla Soprintendenza, in cui decidere gli ultimi decisivi dettagli sia “interni” (bisogna capire ad esempio quanto del muro di cinta verrà salvato, quali parti dell’ex carcere andranno messe sotto tutela, anche come distribuire gli uffici all’interno della struttura a seconda delle esigenze rappresentate da ogni “corte”) che esterni (chiaramente bisognerà rimodulare l’intera viabilità della zona e prevedere un congruo “piano posteggi”, con alcuni posti auto che verranno ricavati negli ex cortili per le ore d’aria). Poi il via libera alla progettazione definitiva e, si spera entro l’anno, il bando dei lavori.
«È un iter complesso e articolato – spiega il sindaco Nicola Sanna – che bene dà conto della difficoltà che si incontrano per portare a casa un certo tipo di progetti. Fortunatamente abbiamo tutti remato dalla stessa parte. E il documento che ci apprestiamo a firmare mette per l’ennesima volta nero su bianco che i finanziamenti ci sono e che sono tutti a carico dello Stato. Oltre a predisporre un sistema di controllo stringente affidato a Comune e Prefettura. Siano contenti, perché rispondiamo alla richiesta della città di destinare a nuova funzione una struttura così importante come l’ex carcere di San Sebastiano. Sul versante della cittadella poi – chiude il sindaco – da un lato potremo realizzare ingenti risparmi di spesa, e dall’altro daremo ai cittadini un servizio pubblico migliore. La grande collaborazione tra Stato e territorio ci permetterà di inaugurare nel 2020 il nuovo federal building a servizio della città».
Un federal building da 18mila metri quadri che ospiterà la Procura, il Tribunale di sorveglianza, gli uffici del Tribunale civile e penale, il giudice di pace, l’ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti e soprattutto la sezione staccata della corte d’appello attualmente in via Budapest, oltre che una sorta di museo dedicato ai 150 anni della durissima vita dei detenuti. Con un intervento, interamente finanziato dallo Stato, da 12 milioni e un risparmio secco sugli affitti da 1,7 milioni di euro l’anno. Un’opera monumentale, a cui si lavora da quel pomeriggio di luglio del 2013 quando 143 uomini, 13 donne e un piccolo bambino in poche ore lasciarono il fatiscente carcere vecchio 150 anni per andare nella nuova e altera casa circondariale di Bancali.
Un percorso a ostacoli, fatto di decine di step. Partito con la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra i ministeri della Giustizia, dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, del Provveditorato alle opere pubbliche, del Comune e del Consiglio Forense, firmato nel 2014 dall’allora commissario straordinario del Comune, Guido Sechi, e portato avanti con tenacia dal sindaco Nicola Sanna e dal ministro della Giustizia Orlando. Con il via libera ufficiale all’opera arrivato nel febbraio del 2016. Il preliminare licenziato dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per Lazio-Abruzzo e Sardegna. E la complessa fase di controllo delle attività di vulnerabilità sismica, di rilievo architettonico e caratterizzazione del terreno necessari per le successive operazioni di bonifica e riqualificazione dell’ex carcere, conclusasi recentemente.
Ora l’ultimo passo: la sottoscrizione dell’accordo di programma tra Comune, l’Agenzia del Demanio, diretta da Roberto Reggi e i ministeri coinvolti, che avvia il procedimento per la realizzazione della Cittadella giudiziaria. L’altro ieri il Comune di Sassari ha ricevuto la bozza definitiva. Entro 10 giorni tutti gli attori coinvolti valideranno il documento, e si potrà convocare la conferenza dei servizi, aperta anche alla Soprintendenza, in cui decidere gli ultimi decisivi dettagli sia “interni” (bisogna capire ad esempio quanto del muro di cinta verrà salvato, quali parti dell’ex carcere andranno messe sotto tutela, anche come distribuire gli uffici all’interno della struttura a seconda delle esigenze rappresentate da ogni “corte”) che esterni (chiaramente bisognerà rimodulare l’intera viabilità della zona e prevedere un congruo “piano posteggi”, con alcuni posti auto che verranno ricavati negli ex cortili per le ore d’aria). Poi il via libera alla progettazione definitiva e, si spera entro l’anno, il bando dei lavori.
«È un iter complesso e articolato – spiega il sindaco Nicola Sanna – che bene dà conto della difficoltà che si incontrano per portare a casa un certo tipo di progetti. Fortunatamente abbiamo tutti remato dalla stessa parte. E il documento che ci apprestiamo a firmare mette per l’ennesima volta nero su bianco che i finanziamenti ci sono e che sono tutti a carico dello Stato. Oltre a predisporre un sistema di controllo stringente affidato a Comune e Prefettura. Siano contenti, perché rispondiamo alla richiesta della città di destinare a nuova funzione una struttura così importante come l’ex carcere di San Sebastiano. Sul versante della cittadella poi – chiude il sindaco – da un lato potremo realizzare ingenti risparmi di spesa, e dall’altro daremo ai cittadini un servizio pubblico migliore. La grande collaborazione tra Stato e territorio ci permetterà di inaugurare nel 2020 il nuovo federal building a servizio della città».
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