Guerra tra medici al Pronto Soccorso di Sassari: interviene l’Ordine
L’ente di controllo indaga dopo una lite all’interno dello staff «Verificheremo che i conflitti non incidano sulle prestazioni»
SASSARI. La situazione del Pronto Soccorso di Sassari passa sotto la lente dell’Ordine dei Medici. Il presidente Francesco Pio Scanu ha infatti chiesto al direttore del Pronto Soccorso Mario Oppes una relazione sulle tensioni all’interno del proprio staff, sfociate nelle scorse settimane addirittura nello scontro fisico. «Quello che a noi preme accertare – spiega Francesco Pio Scano – è sostanzialmente un aspetto: se i contrasti tra i medici si ripercuotano anche sulle prestazioni erogate all’utenza. Le controversie fanno parte delle dinamiche consuete di ogni ambiente di lavoro, ma vista la delicatezza di un comparto della sanità come il Pronto Soccorso, l’Ordine non può non svolgere le dovute verifiche. Siamo ancora in attesa che il dottor Oppes ci invii la sua relazione».
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:sassari:cronaca:1.16520675:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2018/02/24/news/pronto-soccorso-e-guerra-tra-medici-1.16520675]]
Le condizioni di lavoro nel quale opera il personale sono pesantissime. Da un lato c’è un impegno di tempo e di energie che rasenta il disumano, e dall’altro c’è un risultato finale che non soddisfa minimamente la domanda dei pazienti. I tempi di attesa, dai codici gialli in giù, sono lontani ore ed ore dagli standard suggeriti dal Ministero. E nonostante questo disservizio si trascini da decenni, il trend sembra destinato a peggiorare. Infatti lo scenario è questo: il pronto soccorso rimane una porta di ingresso gratuita e alla portata di tutti per risolvere i problemi di salute.
La gente continua a rivolgersi poco alle guardie mediche: forse per scarsa fiducia, forse perché consapevoli che tali presidi territoriali sono totalmente sguarniti di strumentazione diagnostica. O il malore è chiaro e semplice da trattare, o la possibilità di venir dirottati al Santissima Annunziata è molto alta. Ed ecco l’effetto imbuto. Un sovraccarico di utenti per un inferno condiviso da 16 medici e 36 infermieri. Un organico che la direzione Aou continua a ritenere sufficiente e ancora non ha voluto potenziare. Sulla carta i vertici aziendali hanno le loro ragioni, ma nel quotidiano il meccanismo dell’emergenza si ingolfa. C’è una sola radiologia a disposizione del Pronto Soccorso, ci sono le attese per i riscontri diagnostici e gli esami di laboratorio, i protocolli per la gestione degli utenti spesso sono rigorosi e lunghi, i pazienti devono essere stabilizzati in Pronto Soccorso e non nei reparti.
Questi sono alcuni degli aspetti che cozzano con i ritmi accelerati con i quali marcia l’emergenza urgenza. Per far fronte a una simile valanga di difficoltà occorre un’equipe che lavora di squadra, precisa come un orologio. Senza una tale coesione il pronto soccorso arranca ancora di più. Ed ecco perché l’attenzione dell’Ordine dei Medici si è posata sullo staff di dottor Oppes. I contrasti si sono accesi tra i medici più anziani e i giovani medici. Il problema riguarda la velocità nella gestione dei pazienti. Accade in ogni professione che i colleghi abbiano passi differenti, ma quando dalle pratiche ci si sposta sui pazienti, la regolazione dei ritmi è più complicata. Comunque, semplificando all’osso, la diatriba interna è questa: i medici della vecchia guardia a fine mese visitano il doppio dei pazienti dei nuovi assunti. Dicono: siamo meno scrupolosi? Ci assumiamo troppi rischi? Risposta: non credo. Se dopo vent’anni siamo ancora in servizio, senza denunce, significa che il nostro lavoro si può fare anche velocemente. Anzi: si deve fare rapidamente, altrimenti in un pronto soccorso non sopravvivi. Ci sono tanti reparti in ospedale che ti consentono ritmi più blandi, non l’emergenza.
Di contro la nuova generazione dei medici si è formata con un approccio differente. Si attengono rigorosamente alla buona pratica clinica e ai protocolli di gestione del paziente. Non viene tralasciato alcun tipo di accertamento diagnostico, gli esami prescritti devono escludere qualsiasi rischio per il paziente. E gli stessi specialisti tendono ad applicare la medicina difensiva, che copre le spalle dalle frequentissime denunce legali. Ma è un approccio che comporta tempi più lunghi e un maggiore dispendio di risorse. Ed ecco da cosa nasce il conflitto generazionale al Pronto Soccorso: due mondi che gravitano nello stessa galassia, ciascuno con il proprio bagaglio professionale e indiscussa competenza, ma che non si parlano e non si ascoltano. E che ogni tanto vanno in rotta di collisione.
Soprattutto quando i vertici stentano ad affrontare la situazione e a dettare una linea. Sedici medici sono sufficienti? Allora forse è da rivedere la squadra e inserire specialisti abituati a correre nell’urgenza. La good clinical practice non consente un passo più svelto? Allora lo staff è da potenziare e bisogna investire altre risorse su tutto il sistema dell’emergenza. Perché dieci ore di attesa, per i pazienti, restano un servizio mortificante.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
