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Sassari

I detenuti studiano e l'università di Sassari riceve un premio

di Gabriella Grimaldi
I detenuti studiano e l'università di Sassari riceve un premio

Il Miur ha trasferito 220mila euro per le attività didattiche. Sono 35 gli iscritti ai corsi di laurea in quattro penitenziari

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SASSARI. Da Roma arriva un fondo speciale (220mila euro) destinato alla didattica in carcere. Il ministero dell’Istruzione premia così l’università di Sassari, unico caso in Italia di attribuzione specifica, per l’attività all’avanguardia svolta da anni nei penitenziari del Nord Sardegna a beneficio degli studenti detenuti. Ci sono tante persone, infatti, che stanno scontando una pena e che hanno deciso di intraprendere un corso di studi a livello universitario. Una forma rilevante di riabilitazione sociale che viene promossa e incoraggiata nelle prigioni che hanno adottato un progetto sperimentale di questo tipo.

Sono 35 - nel 2018 - gli iscritti a vari corsi di laurea che si trovano detenuti nelle carceri di Bancali (Sassari), Alghero, Tempio-Nuchis e Nuoro. Proprio per questo l’ateneo sassarese ha approvato lo scorso maggio un regolamento per l’istituzione e il funzionamento del Polo Universitario Penitenziario (che opera in collaborazione con l’Amministrazione penitenziaria e l’Ersu) e ora il ministero riconosce questa attività con un corposo finanziamento che andrà a implementare la didattica fra i detenuti-studenti.

Il Pup Uniss è uno dei 17 poli italiani che coinvolgono complessivamente venti atenei. Poco meno della metà della popolazione carceraria italiana risiede in istituti penitenziari inseriti in un Polo Universitario Penitenziario. La rete dei Pup nazionali vede iscritti alle università italiane oltre 450 studenti nel 2017. «Tra le realtà nazionali, quella di Sassari è l’unica insulare e l’unica in cui una università eroga servizi didattici a studenti detenuti in quattro diversi istituti penitenziari - dichiara il delegato rettorale al Polo Universitario Penitenziario Emmanuele Farris, docente del Dipartimento di Chimica e Farmacia -. Sassari è la quarta realtà italiana sia per numero di iscritti (38 nel 2017, 35 nel 2018), sia per incidenza sulla popolazione carceraria locale: 4 per cento contro una media nazionale dell’1,9 per cento».

Gli studenti in regime di detenzione iscritti all’università di Sassari studiano in 14 corsi di laurea differenti, ripartiti nei dipartimenti di Agraria, Giurisprudenza, Scienze economiche e aziendali, Storia, scienze dell’uomo e della formazione, Scienze umanistiche e sociali. Alcuni di loro vantano un profitto talmente elevato, da risultare vincitori di borse di studio erogate da Ersu Sassari.

Inoltre, il regolamento messo a punto nel 2017, considerato dall’ateneo molto inclusivo, oltre agli studenti in regime di detenzione comune, a quelli in alta sicurezza e addirittura ad alcuni in regime di 41bis (carcere duro), tutela anche tutte le persone con qualunque limitazione alla libertà personale (arresti domiciliari, libertà vigilata) e per tutta la durata del corso di studi, anche qualora fosse conclusa la pena. Infine, per meglio radicare la presenza nelle quattro carceri in cui opera, il Pup dell’ateneo turritano, dal 2017-18 è la prima realtà italiana ad avere istituzionalizzato un’attività di “terza missione” in carcere, in particolare con un ciclo seminariale annuale tematico, concepito con i detenuti e la direzione carceraria, avviato in via sperimentale nel carcere di Alghero sul tema della “Ruralità: criticità e opportunità”. Dall’estate 2017 è on line una pagina web dedicata www.uniss.it/polo-penitenziario che viene aggiornata continuamente.

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