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Sassari

La Corsa rosa a Sassari contro gli stereotipi di genere

Manolo Cattari
La Corsa rosa a Sassari contro gli stereotipi di genere

Cresce la partecipazione per la manifestazione organizzata da Luca Sanna di Currichisimagna

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SASSARI Uisp: lo sport è per tutti, lo sport è di tutti. Corsa in Rosa: il rosa è per tutti, il rosa è di tutti. Oltre le camerette rosa per le bambine e quelle celesti per i bambini in arrivo. Oltre le bamboline che aspettano nella culla la padroncina e le macchinette parcheggiate che attendono il padroncino. Tutti i giocattoli sono di tutti.I ruoli sessuali precedono e anticipano di molto la scelta sportiva, la stessa preparazione dell'ambiente dove vivrà il neonato delinea le aspettative di quello che domani diventerà poi un ruolo. Il celeste e il rosa e gli stereotipi ad essi collegati; il maschio forte e la femmina che accudisce e da proteggere; il maschio aggressivo e la femmina dolce e docile.

Così nel percorso di crescita, sarà poi il gioco organizzato dei maschi e delle femmine a diventare precursore delle differenze di genere nello sport in età adulta. Finché si continua a ragionare nei termini di giochi per bambini e giochi per bambine, non ci si può stupire se esistano sport da maschi e sport da femmine.

In psicologia la differenza nel modo di giocare dei due sessi è stato oggetto di studio scientifico fin dagli anni 70. Dall'osservazione di momenti di gioco organizzato di bambini e bambine, la maggior parte delle ricerche concorda nel riconoscere 4 aspetti centrali, che sembrano definire il gioco a partire dagli 11 anni di età: 1) i maschi giocano all'aperto più delle femmine; 2) i giochi delle femmine si svolgono in gruppetti più intimi, mentre quelli dei maschi in gruppi tendenzialmente medio grandi; 3) i maschi giocano in gruppi di età più eterogenea; 4) è più facile che le femminucce facciano "giochi da maschio", piuttosto che il contrario. Da qui la domanda: quanto la scelta dell'attività da praticare è realmente libera e orientata in base alle proprie inclinazioni o quanto condizionata da standards sociali?E soprattutto, cosa succede nel momento in cui le scelte non rispettano questi standards? Ad esempio, delle ragazze che giocano a calcio.

"Si può vincere una guerra in due e forse anche da solo, ma è più difficile cambiare un'idea" cantavano i Litfiba. Ciò che non conferma le proprie idee è messo fuori, escluso e attaccato. Se non si rientra nella categoria di "maschio" o di "femmina" una qualche etichetta bisogna pur metterla.

Così Alessia della Torres Femminile racconta: «Quando ero più piccola ho dovuto affrontare varie prese in giro perché giocavo al pallone, una in particolare era quella di sentirmi dire più volte che ero un maschiaccio solo perché giocavo al calcio»; e Paola ricorda: «Da piccola venivo presa in giro perché mi dicevano che noi ragazze non potevamo giocare al calcio, che non era uno sport per noi. Che non saremo mai state al livello dei ragazzi, sia sul piano fisico, che di prestazione e risultati». E infine Claudia, il capitano: «Quando sei una ragazza a cui piace il calcio devi partire già con l'idea che inseguire quella passione non sarà facile. Non tanto per colpa tua, ma per come ti possono "etichettare" gli altri. Io volevo giocare al calcio e l'unico modo per farlo, da piccola, era allenarmi coi maschietti. Quando mi hanno visto arrivare al campo hanno iniziato a ridacchiare e mentre facevo gli esercizi sentivo: "Corri Lelly Kelly, forse fai meglio se vai a fare ginnastica artistica!". Mi sentivo diversa, dentro e fuori dal campo, mi cambiavo anche da sola in un altro spogliatoio. Avevo voglia di dimostrare che ero uguale a loro. Un giorno ci fu una partita, arrivò una palla lunga. Ho tirato e ho fatto goal. Istintivamente un mio compagno di squadra mi ha abbracciato. Per la prima volta mi sono sentita parte della squadra. Non si può etichettare una persona, perché preferisce dare due calci ad un pallone piuttosto che rifarsi le unghie!».

Con la regia di Luca Sanna Currichisimagna nei prossimi giorni dunque non ci saranno maschi contro femmine o femmine contro maschi, ma maschi e femmine che cooperano nel colorare le strade di Sassari. Ci sarà il rosso-blu, ci sarà il celeste e tanti colori quante saranno le persone che parteciperanno. Per una volta il risultato della somma di tutti questi colori non sarà il bianco, ma il rosa. D'altronde lo sport è di tutti e la Corsa Rosa è di tutti.

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