Pigliaru: "Dibattito aperto pronti a modificare la legge urbanistica"

Il governatore della Sardegna: sì a un dialogo in Consiglio e con i detrattori del testo

CAGLIARI. Sulla legge urbanistica «il dibattito è ancora aperto e mai è stato chiuso». Poi: «Mai siamo andati alla ricerca di contrapposizioni, tutt’altro. Abbiamo cercato sempre il confronto e continueremo a farlo fino all’ultimo». Con queste parole anche il governatore Francesco Pigliaru, dopo l’assessore Cristiano Erriu, ha ripreso dallo scaffale, in cui erano finiti, gli oltre cento articoli che dovranno «governare il territorio» da quest’anno e chissà fino a quando. Sono parole misurate, quelle del presidente e non può che essere così, quando il percorso è tracciato su un campo minato e l’urbanistica lo è.

«Siamo alla ricerca – ha detto ancora – di una sintesi fra le varie proposte all’attenzione del Consiglio, per soddisfare le diverse sensibilità all’interno della nostra maggioranza e nella Sardegna in generale». Per aggiungere subito dopo: «Sull’urbanistica non dobbiamo dividerci ma trovare tutti il necessario e virtuoso punto d’incontro su come gestire il patrimonio più grande che abbiamo: l’ambiente».

Nessun accenno sui tempi in cui la legge potrebbe essere licenziata dal Consiglio regionale, non dipende da lui. Entro l’anno o molto prima? Azzardare una data è impossibile soprattutto perché, dopo le aspre polemiche di un anno fa, il confronto politico è stato di fatto anestetizzato. Forse anche per scelta dello stesso presidente dopo il bombardamento subito, in quei mesi, da parte delle associazioni ambientaliste e non solo. Ma le acque non si sono calmate e il tiro al bersaglio è continuato. Si è fatto di nuovo tambureggiante con la nuova richiesta pressante arrivata dalla Consulta ambientalista per aprire «davvero un confronto reale, non solo a distanza, sulla legge».

Con poi un’altra avanzata, in un recente convegno, anche dagli esperti convocati dall’associazione Lamas, presieduta dall’ex assessore alla cultura Maria Antonietta Mongiu, e che può essere brutalmente riassunta così: «È una legge tutta da riscrivere». Forse questo è troppo ma su alcune istanze, meglio chiamarle possibili correzioni, sia il governatore che l’assessore Erriu, nell’intervista di ieri a La Nuova, non hanno sollevato un muro. Anzi, Pigliaru lo ha proprio detto: «Il dibattito è ancora apertissimo».

Anche se la stessa Regione ha fatto capire che «lo vorrebbe meno ideologico di quello che c’è stato finora». Dunque, non solo sugli articoli già contestati e che poi sono quelli più insidiosi. Dal bonus del 25 per cento, in metri cubi, concesso agli alberghi, compresi quelli nell’inviolabile fascia dei 300 metri dal mare, al futuro dei «grandi progetti di rilevanza economica sociale». Che dagli ambientalisti sono considerati un grimaldello per aggirare il Piano paesaggistico e quindi «ridurre al minino la tutela e aumentare di conseguenza l’uso del suolo sulle coste».

Sono accuse che la Regione ha respinto sempre, ma allo stesso tempo ci sono state delle aperture seppure ancora ufficiose. Come ad esempio quella che prevederebbe comunque un tetto massimo di cubatura per gli alberghi destinatari del bonus, oppure sarebbe possibile il ridimensionamento se non la cancellazione dell’iter previsto, ora troppo accentrato sulla giunta secondo gli ambientalisti, del via libera alle cosiddette grandi opere.

Dopo che il confronto si è riaperto, nelle prossime settimane anche la commissione urbanistica del Consiglio dovrà tirar giù dallo scaffale la legge insieme al testo delle altre tre proposte più o meno alternative. Sono quelle depositate da Mdp, scritta dall’architetto Alan Batzella, è anche uno dei più duri oppositori alla bozza della giunta, dai consiglieri regionali pd Salvatore Demontis, ormai un ex, e Alessandro Collu, che fanno parte della corrente di Renato Soru, anche lui contrario in gran parte alla legge Pigliaru-Erriu, e da Antonello Peru di Forza Italia. La sintesi, auspicata dal governatore, dovrà essere cercata in quelle quattro bozze, perché «sull’urbanistica il centrosinistra non può e non dovrà dividersi».
 

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