Sassari, morto per aneurisma: l’Azienda ospedaliera apre un’inchiesta
I chirurghi vascolari: «Eravamo in attesa di una protesi su misura per il paziente». Carlo Dessole doveva sostituire uno stent, ma si è aggravato improvvisamente
SASSARI. Le cartelle cliniche sono già sulla scrivania del sostituto procuratore Paolo Piras e a giorni sarà disposta l’autopsia. Dopodiché, sulla base degli elementi a disposizione, il magistrato stabilirà se iscrivere o meno sul registro degli indagati i medici che hanno preso in cura e successivamente operato Carlo Dessole, il pensionato di 73 anni morto a seguito di un aneurisma.
I familiari, tramite gli avvocati Mario Pittalis e Andrea Russo, si sono rivolti alla Procura per un decesso che non li convince: il padre infatti era arrivato al Pronto Soccorso con una tac che sottolineava il rischio aneurisma. L’anziano era stato ricoverato lunedì 5 marzo. « Si trattava di un paziente già operato in passato per la stessa patologia vascolare che è stato prontamente assunto in carico dall'equipe di Chirurgia vascolare – spiegano i vertici dell’Aou dopo aver esaminato i primi riscontri dell’istruttoria interna – I chirurghi quindi lo hanno ricoverato in via precauzionale in ambiente protetto, in attesa dell'intervento. I medici curanti in considerazione delle condizioni cliniche del paziente, hanno deciso di utilizzare per il trattamento chirurgico una protesi vascolare “su misura” e che, dovendo essere realizzata ad hoc in funzione delle caratteristiche del paziente, è stata richiesta al fornitore». Un intervento mininvasivo programmato quindi che, nelle valutazioni dei chirurghi, avrebbe esposto il paziente a un minore rischio operatorio. L’operazione viene fissata per il 13 marzo.
«Negli interventi programmati di questo tipo, infatti, – prosegue l’Aou – la protesi viene ordinata "su misura" in quanto deve essere realizzata in base alle caratteristiche anatomiche del vaso da sostituire e del paziente. Purtroppo però domenica 11 marzo le condizioni del paziente si sono aggravate, il paziente è stato sottoposto ad un accertamento diagnostico (Angio TC) e a un intervento chirurgico ad “addome aperto” per via tradizionale, con la protesi disponibile utilizzata di solito per questo tipo di interventi». E ancora: «Il paziente è stato quindi ricoverato in Rianimazione in considerazione delle condizioni cliniche assai gravi. Mercoledì, purtroppo, è deceduto. La Direzione aziendale esprime ai familiari del paziente il cordoglio per la scomparsa del loro caro e resta a disposizione delle autorità competenti per fare la massima chiarezza su quanto avvenuto».
Le perplessità dei figli di Carlo Dessole in effetti sono diverse. È stata sottovalutata la situazione clinica del genitore? Se l’intervento fosse stato svolto dopo un paio di giorni dal ricovero, il padre sarebbe ancora vivo? Per uno stent personalizzato, anche in situazione di emergenza, è davvero necessaria una settimana di preparazione? E il quadro per i genitori si fa ancora più incerto alla luce della delibera del 7 marzo pubblicata dall’Aou. La direzione dichiara di non avere professionalità interne tali da poter sostituire il primario Martelli e per colmare questa carenza stipula una convenzione con l’Asl di Nuoro. Gli viene concessa la consulenza del primario Fadda. Ma (considerata la distanza chilometrica) si tratta pur sempre di un supporto che può funzionare per gli interventi programmati, e difficilmente per le emergenze. Quindi il dubbio che resta ai familiari è anche questo: chi c’era domenica sera in sala operatoria?Dottor Martelli? Fadda? Nessuno dei due? E chi ha operato Carlo Dessole, così come detto in delibera, aveva la professionalità per farlo? (lu.so.)
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